domenica, 27 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

È QUASI ITALICUM
Pubblicato il 30-04-2015


Italicum-fiducia-renzi

“Qui o si fa l’Italia o si muore” diceva Garibalidi. Qui più modestamente si sta facendo l’Italicum, una legge elettorale fatta su misura per il PD di Matteo Renzi. Un sistema che costringe, con il premio al partito più forte, a sottostare all’azionista di maggioranza e con il doppio turno senza apparentamento, a ridurre il panorama politico a contenitori indistinti dove confluiranno partiti grandi e piccoli mettendo in soffitta simboli e storie per lasciare il posto a una sorta di sistema anglosassone nostrano.

Per il resto nessuna sorpresa sulla seconda e la terza fiducia. Tutto come previsto. Anche i numeri sono praticamente gli stessi: 350 a favore, 193 contrari, 37 i dissidenti del Pd; nel terzo voto i sì sono 342, 15 i no e un astenuto. Insomma non cambia la fotografia. Crescono, però, le assenze nei vari gruppi con la maggioranza, che si attesta a quota 342 nella terza votazione perdendo 10 voti rispetto alla prima fiducia e 8 rispetto alla seconda.

Ma anche se i voti non collimano alla perfezione il dato politico non cambia nel suo complesso. Il voto finale arriverà lunedì, tra le 22 e le 23. L’Italicum allora sarà legge. Angelino Alfano chiede un riconoscimento alla propria fedeltà e chiede di aprire una fase nuova: “Noi chiediamo al Governo e alla maggioranza di modificare la riforma costituzionale, quella del Senato, e abbiamo una proposta che ha portato avanti il nostro senatore Quagliariello”. E avverte, “secondo me la scelta giusta del Governo e del Presidente del Consiglio dovrà essere quella di aprire veramente un negoziato sulla nuova impostazione da dare al Senato della Repubblica e anche su un altro capitolo che mi pare rilevante, ossia quello dei contrappesi”.

Ma la rottura di questi giorni tra Renzi e la minoranza Pd potrebbe provocare la prima scissione nel partito. Ne parla apertamente Pippo Civati: “A qualcuno tocca farlo per primo, e se non la fa qualcuno per primo gli altri non lo faranno”. Il deputato potrebbe lasciare il Pd la prossima settimana. “Se fossimo in 100, avrebbe avuto senso impegnarsi in una battaglia dall’interno. Io ho sperato fino all’ultimo che Renzi cambiasse, ma ora tocca prendere atto una volta di più che non è così. In settimana ci vedremo, con un gruppo di ‘coraggiosi’, e discuteremo se rimanere o meno in questo Pd”.

Civati si dice pronto anche a raccogliere le firme per un referendum abrogativo: “Quello che i parlamentari non hanno potuto fare, cioè votare i necessari miglioramenti dell’Italicum, lo potranno fare i cittadini con un bel referendum. Partire anche subito per preparare i quesiti. Visto che nel Palazzo, al chiuso (in tutti i sensi) – sostiene Civati – non si può, facciamolo all’aria aperta. La sovranità appartiene al popolo”. Analoghe proposte di referendum arrivano anche da Forza Italia, Sel e Movimento 5 Stelle.

A quattro giorni dal via libera definitivo all’Italicum, perde sempre più quota l’ipotesi del voto segreto sulla votazione finale. Le opposizioni che inizialmente lo richiedevano potrebbero cambiare idea per il timore che vada a tutto vantaggio del governo e della maggioranza. Come del resto, fanno notare esponenti delle forze di minoranza, è già successo in occasione del voto sulle pregiudiziali. Il ragionamento, viene spiegato sia da fonti FI che Sel, è che la segretezza del voto compatti ancor di più la maggioranza, ‘spaventi’ quei ‘dissidenti’ del Pd che hanno sinora mantenuto il punto sul non voto alla fiducia e lasci isolate le opposizioni.

Il Psi ha votato a favore in tutte e due le votazioni. Due gli interventi in Aula. Pia Locatelli nel dibattito e Lello Di Gioia nella dichiarazione di voto finale. Pia Locatelli ha sottolineato come “i socialisti si sono appellati affinché non fosse posta la questione di fiducia sulla riforma elettorale, in quanto ritengono più corretta la soluzione del percorso ordinario”. Stesso concetto ribadito da Lello Di Gioia: “Riteniamo che sia stato inopportuno porre la fiducia su questo provvedimento, perché pensiamo che sarebbe stato più giusto discuterlo liberamente e democraticamente in quest’Aula, anche perché c’era la possibilità di migliorarne la sua complessità. Tuttavia – ha concluso Di Gioia – noi riteniamo di poter e di dover votare la fiducia per il semplice motivo che il Paese ha bisogno di riforme”.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Le argomentazioni, quì riportate.di Di Gioia e della Locatelli hanno spaventato fino a terrorizzare il primo ministro, tant’è che ha fatto come gli pareva, e i nostri dopo aver abbaiato alla luna, si sono uniformati!!! Che fuguronadi………!!!!!!!!

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