sabato, 24 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Erano cento, eran giovani e forti …
Pubblicato il 30-04-2015


Com’era prevedibile. La grande guerra dei cento deputati per fare saltare l’Italicum si è trasformata nella grande ritirata della maggior parte di loro. Inutile adesso far presa con la scomunica dei trasformisti che tengono famiglia e posto assicurato. Capita e questo deve essere rischio calcolato da chi affila le armi per la resa finale. Sappiamo che chi comanda usa tutte gli argomenti a sua disposizione per evitare di soggiacere a chi lo vuole sostituire. Non è una novità.

Sappiamo anche che i contrari sono diventati perplessi e poi si sono arresi alla maggioranza perché non vogliono cambiare partito. E questo pare un ragionamento anche logico. Non riesco a comprendere infatti come sia possibile rimanere in un partito se non si vota la fiducia al governo presieduto dal suo segretario e si accusa la maggioranza di volere espropriare la democrazia in Italia. Pare che nel Pd oggi siano raggruppate non solo la maggioranza e la minoranza di un partito. Ma la maggioranza e la minoranza del paese. Tutte dentro un solo partito. Il partito della nazione. Democratico e dal cuore grande.

Eppure a ben pensarci esiste una logica in questo comportamento che porta, non solo i neo convertiti, ma anche i dissidenti a escludere la scissione. E la logica la si può rintracciare nelle conseguenze dell’Italicum. Se la minoranza del Pd uscisse dal partito e ne fondasse un altro, dovrebbe poi o presentarsi con un polo, probabilmente in fucina, di sinistra estrema, o rientrare nella lista promossa dal Pd. Che con ogni probabilità non sarà solo del Pd visto che dovrà tentare di superare il 40 per cento al primo turno.

Costoro dovrebbero a quel punto o far parte di una lista che non penso conciliabile con la politica di ciascuno di loro o rientrare dalla finestra dopo essere usciti dalla porta principale. Ammesso che la finestra sia ancora aperta. E questo costituisce il vero punto interrogativo. Perché potrebbe essersi già chiusa per i dissidenti col voto, anzi il non voto, di queste ore. E i convertiti l’hanno capito, forse, in tempo. Il resto è storia nota. L’Italicum e la disponibilità a cambiare la legge costituzionale fanno parte del contorno. Tanto quel che conta oggi è fare le riforme. Quali è decisamente secondario.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore la politica degli scacchi mi appassiona piu poco. Vedo orde di disoccupati, tra cui io se fossi in italia, vedo criminalita fuori controllo e vedo anziani leader politici spompati arzigogolare in Parlamento. Il Psi era una speranza, ma anche nel Psi le sabbie mobili non consentono slanci.

  2. Caro direttore dopo questa tua costatazione in risposta al Giampaolo, mi chiedo, se tra gli opportunisti ce ne sono anche dei nostri, e se si, gli iscritti “i tesserati” che ci stanno a fare in questa dama cinese truccata? Prova a considerare la loro unica opportunità, quella di risparmiarsi il costo della tessera.

  3. Ovverosia: avanti piano, quasi indietro..
    Non hanno una vera politica, restano attaccati alla “ditta”, come se ci fosse ancora il partito della rivoluzione che pretende sacrifici fino alla morte. A ben vedere sono soltanto “piccoli borghesi”…

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