domenica, 27 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Eterologa a pagamento. Bocciata la Lombardia
Pubblicato il 10-04-2015


Eterologa a pagamentoIl Consiglio di Stato ha sospeso, in via cautelare, la delibera della Lombardia – unica Regione – secondo la quale il trattamento della fecondazione eterologa (il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta, ndr) deve essere interamente a carico del paziente, con costi che oscillano tra i 1.500 e i 4.000 euro. I giudici hanno ritenuto valida la posizione dei ricorrenti che rimarcavano la disparità di trattamento rispetto alla omologa. Soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

ACCOLTO IL RICORSO – Il ricorso contro la disparità di trattamento rispetto alla fecondazione omologa era stato presentato dalle onlus “Sos Infertilità”, una società di medici milanese che lavora nella sanità privata e dalla “Medicina democratica”. Secondo i giudici di Palazzo Spada – oltre a creare disparità di trattamento – con la delibera, la coppia che non può sostenere l’onere economico potrebbe perdere l’età potenzialmente fertile per poter avere l’accesso al trattamento.

LE REAZIONI – “Il Consiglio di Stato ha emesso l’unica sentenza possibile grazie al lavoro delle associazioni di pazienti e dei colleghi con cui in questi anni abbiamo lavorato per la tutela dei diritti delle persone che vorrebbero avere una famiglia con dei bambini” – ha commentato l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. “Già la legge 40 per anni ha discriminato le coppie rispetto all’accesso alle tecniche. Perché il Consiglio regionale – continua Gallo – avrebbe voluto continuare sulla stessa strada prevedendo disparità di trattamento tra chi chiede di accedere ad una fecondazione omologa e chi ad una eterologa? Bisogna difendere le sentenze della Corte Costituzionale, bisogna difendere i diritti delle persone”.

LA BOCCIATURA DELLA LEGGE 40 – Era il 9 aprile del 2014 quando – dopo la Corte europea dei diritti umani – a bocciare la legge italiana n.40 del 19 febbraio 2014 sulla procreazione medicalmente assistita fu la Corte costituzionale che ne definì “illegittimi” alcuni articoli, quelli relativi appunto al divieto di fecondazione eterologa. A pochi giorni dalla sentenza della Consulta si concretizzò un prevedibile e autentico boom di richieste, mentre il primo caso di fecondazione eterologa è avvenuto all’ospedale Careggi di Firenze, lo scorso 14 ottobre. 

Silvia Sequi 

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