domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Expo, finora pubblicità
e tanto camouflage
Pubblicato il 08-04-2015


EXPO-MilanoPer iniziare, un po’ di dati. Per la promozione di EXPO sono stati finanziati giornali e altri media senza badare a spese, come testimoniano i 5 milioni di euro donati alla Rai. Ma ce n’è per tutti: Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Secolo XIX, Il Foglio, Libero, Sole 24 Ore, Il Giornale, Wired e altri ancora.

Se è vero che l’Esposizione Universale, che si terrà a Milano dal primo maggio al 31 ottobre 2015, è un evento importante, che ci espone allo sguardo del mondo e pertanto è giusto che riceva le dovute attenzioni, ma viene d’altro canto da chiedersi se per fornirgli una corretta visibilità debbano necessariamente mettersi in moto milioni di euro, giochi di corruzione e potere.

Se è vero, come ci dicono d’ogni dove, che ospitare e organizzare EXPO sta accendendo l’orgoglio nazionale di un’Italia dal lustro ritrovato (almeno secondo la loquace narrazione dell’ottimismo renziano), come è possibile che questa fierezza patriottica sia così costosa? Così sfacciata nel suo volgare intento propagandistico fine a se stesso? Si discute molto di libertà di stampa ma, al solito, si tratta evidentemente di parole abbozzate e slogan di facciata. E l’Italia, stando al rapporto 2015 sulla libertà di stampa realizzata come ogni anno da RSF, scivola al 73esimo posto nella classifica mondiale, ben più in basso rispetto alle altre potenze europee: Olanda (#4), Germania (#12), Spagna (#33), Regno Unito (#34) e Francia (#38).

Appoggiare senza un filo di obiettività e di critica costruttiva un evento della portata di EXPO, che con i suoi ritardi, le situazioni poco chiare e varie scelte di basso livello, altro non sta facendo se non confermare lo stato di mediocrità in cui versa attualmente la nostra Italia, equivale a sostentare consapevolmente questa situazione. Ci sarebbe invece da riflettere sul fatto che, ad oggi, la percentuale del lavoro terminato in vista dell’Esposizione Universale equivale ad un misero 9%. Intanto un’altra bufera si sta abbattendo sul progetto EXPO, che ha da poco indetto un bando di gara riguardante gli “allestimenti delle quinte di camouflage”, con base d’asta di 2 milioni e 658mila euro. Di cosa si tratta concretamente? Di paratie, allestimenti scenografici “con funzione di schermatura visiva e di ombreggiatura”, atti a coprire eventuali sezioni del sito rimaste incomplete. Probabilmente delle vere e proprie toppe da inserire qua e là, laddove ve ne sia bisogno. Camouflage è infatti un francesismo che sta per camuffamento, mascheramento. Certo è che in francese suona più delicato e professionale, così da essere più ingannevole alle orecchie del malcapitato popolo italiano.

Ma anche il francese ha un prezzo. Il costo dei pannelli per le zone non finite è stimato in 100 euro per metro quadrato per un’area che in totale misurerebbe 11mila metri quadrati.

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Al di là di quello che accadrà tra meno di un mese, quando il sito dell’Esposizione verrà ufficialmente aperto al pubblico, sembra che anche questo camouflage altro non sia che l’ennesimo tassello di una degenerazione verso un’autarchia propagandistica fatta di tante parole volte a nascondere sempre qualche magagna, così come le paratie nascondono le zone incompiute dell’EXPO.

Proviamo a ricapitolare: media pagati profumatamente per dare vita a un battage positivo nei confronti dell’EXPO e camouflage pagati altrettanto profumatamente per celare gli evidenti ritardi costruttivi. Con tutti questi soldi spesi per la qualsiasi non si è stati, però, capaci di realizzare un sito web all’altezza. Basta andare su http://www.expo2015.org/it per accorgersi di quanto il sito sia caotico. Ma il vero scandalo è che la versione inglese del sito è pieno di strafalcioni, proposizioni impostate a caso, quasi come se qualcuno l’avesse fatto di proposito. Una beffa. E invece no, frasi totalmente sgrammaticate come “Not only is it an exhibition but also a process” sono state lette da chissà quanti possibili fruitori stranieri della kermesse. E con la versione francese del sito non sembra sia andata meglio.

Non finisce qua. Nel mese di febbraio l’account Facebook ufficiale di EXPO 2015 ha postato alcune immagini del “Parco della Biodiversità” che hanno fatto il giro del web. Il perché è presto detto: così come le traduzioni del sito sembravano scritte da studenti burloni in vena di scherzi, allo stesso modo queste immagini sembrano realizzate da chi non è mai andato oltre Paint. Persone scontornate frettolosamente, figure trasparenti e altre fluttuanti a mezz’aria, nessuna profondità, assenza di ombre, nessun dettaglio, immagini a bassa risoluzione. Un lavoro fatto così male da risultare ridicolo anche ai non addetti ai lavori. E infatti le innumerevoli parodie del web non si sono fatte attendere.

Giulia Quaranta

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