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Opinioni e commenti
 

Anomalie e memoria corta
Pubblicato il 29-04-2015


È anomalo porre la fiducia sulla legge elettorale. Lo abbiamo detto fuori dai microfoni e pubblicamente, in ultimo oggi alla Camera.
Due questioni politiche, una riguarda il Pd, l’altra Forza Italia. Compatti, entrambi votarono contro la nostra proposta di convocare un’Assemblea Costituente, la sede più opportuna per discutere assieme di riforma elettorale e di riforme istituzionali. Correva la primavera 2013 e Letta era a capo del governo. Le fondamenta della legge in discussione vengono gettate nel Comitato dei Saggi coordinato dal ministro Quagliariello. Bersani consenziente. Un anno dopo, e siamo al governo Renzi, presentiamo emendamenti, in parte accolti ( soglia del 40% per godere del premio di maggioranza, abbassamento della soglia per eleggere parlamentari) al nuovo testo. Vengono respinti quelli relativi alla parità di genere e al conflitto di interessi. Ma soprattutto c’è un no secco a conferire il premio di maggioranza alla coalizione. Bloccato dai grandi partiti. E quello è il nodo. Il nodo vero. Il resto è storia recente. Forza Italia che cambia opinione su un testo – lo stesso – già votato al Senato, il Pd che perde parte della sua minoranza interna, solo pochi mesi fa decisamente meno riottosa. Una banalità: le scelte politiche, e si vede, prescindono del tutto dal contenuto della legge. Sono tramontati sia la tregua nel partito del Presidente del Consiglio che il patto del Nazareno. Avessero seguito la strada indicata due anni fa avremmo di fronte un quadro ben diverso. Ma tant’è. I ‘se’ e i ‘ma’ non fanno la storia.

Riccardo Nencini

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Riccardo
    Sono sempre io, Nicola Olanda. Ti ho già manifestato la mia stima come dirigente politico e risorsa preziosa per la causa socialista, specialmente dopo il grande esodo di tanti compagni che dal PSI hanno avuto tutto e di più e che hanno rinunciato anche a continuare ad iscriversi al PSI. Spero quindi che avrai capito che mi confronto con te da semplice militante e non in veste di antagonista, ma su valutazioni politiche.
    Condivido con te il riferimento alla Costituente e le alterne contraddizioni che hanno e continuano a caratterizzare il PD, Forza Italia e alcuni componenti che ne fanno parte.
    Dove non concordo con te è sul concetto che siccome non hanno accolto le nostre indicazioni, ora dobbiamo accettare la Legge elettorale come proposta da Renzi, senza considerare che è per il meccanismo con cui essa si lega alla Riforma costituzionale del Senato che non può essere accettata senza le dovute correzioni proposte da Bersani. Ed è proprio nell’ottica di chi come i socialisti volevano le Riforme costituzionali inquadrate in un ottica Costituente che questo “pacchetto” non è funzionale. Come con il Porcellum, anche con questa Legge elettorale avremo che la più grande minoranza si prende la maggioranza dei seggi controllando così di fatto tutti gli istituti di garanzia e annullando di conseguenza l’equilibrio democratico dei poteri costituzionali.
    Non ci sarà sempre il PD al Governo per cui occorre preoccuparsi del Sistema democratico e non dell’interesse di una persona o di un Partito.
    Se poi, come tu affermi, eravamo contrari a far porre la fiducia, questa è una motivazione in più che avrebbe dovuto rafforzare il nostro voto contrario.
    Ho ringraziato la Redazione dell’Avanti per avere pubblicato l’intervento del 1953 di Sandro Pertini in cui a nome del PSI esprimeva la ferma opposizione sia ai contenuti della Legge elettorale di Scelba e De Gasperi che per la procedura della Fiducia che fu chiesta al Parlamento per approvarla. Sui contenuti Pertini si batteva per la tesi del proporzionale rispetto a quella del maggioritario mentre per la fiducia si appellava al dettato costituzionale.
    Se pensiamo che quella che fu dichiarata Legge Truffa assegnava il premio di maggioranza al partito che avesse raggiunto il 50% più uno del consenso da parte degli elettori, come dobbiamo definire quella che Renzi sta imponendo al Parlamento con il 40% ??
    Sono rimasto favorevolmente sorpreso che l’Art. 72 della Costituzione (che si richiama anche alla fiducia) sia stato ricordato da un giovane dei 5 Stelle, come ho apprezzato le critiche sull’Italicum espresse sull’Avanti da un giovane socialista della FGS. Ho apprezzato e condiviso che il compagno socialista Bersani si sia rifiutato di partecipare ad un voto condizionato dalla fiducia come pure che l’abbia fatto anche il compagno socialista Epifani.
    Bersani come segretario del PD, all’epoca in cui abbiamo concordato il Programma elettorale “Italia bene comune”, che ci ha consentito l’attuale presenza dei nostri 7 parlamentari, aveva dichiarato che i suoi valori di riferimento erano quelli socialisti di libertà, uguaglianza e solidarietà e che la parola Socialista è la definizione più antica e più nobile della Storia politica. Renzi vorrebbe invece eliminare la parola socialista dal PSE. Epifani come Segretario reggente del PD nell’organizzare il convegno del PSE a Roma, rivolgendosi all’Assemblea del PD ha detto che lo faceva perché nel Socialismo sono le nostre Radici. Bersani è stato epurato dalla Commissione che doveva valutare la Legge elettorale, e Renzi con la decisione della fiducia ha esautorato i Parlamentari oltre che dal loro ruolo anche dalla possibilità di conoscere e commentare l’articolazione dei contenuti della Legge.
    Da anni si stanno sovvertendo le gerarchie dei Poteri costituzionali ma mai come ora si sta annullando praticamente quello Elettivo, umiliando quello Legislativo e imponendo su di entrambi quello dell’Esecutivo.
    Come grande uomo di cultura conosci molto bene Macchiavelli. Oggi Epifani, riferendosi ad una sua celebre massima, nel dichiarare la sua contrarietà alle modalità sulla fiducia e sui contenuti della Legge, ha detto in Parlamento che il fine può giustificare i mezzi sempreché il fine sia giusto. Ebbene Riccardo, io sono d’accordo con la posizione politica assunta dai socialisti Bersani ed Epifani e in disaccordo con la decisione assunta dal socialista Nencini e dai compagni che insieme a te hanno espresso il voto favorevole sia sul metodo che sui contenuti dell’Italicum. Sebbene tra stature politiche e ruoli diversi (come nel mio caso), il confronto delle idee rappresenta il sale della democrazia. Mi fa piacere che in quest’ultimo periodo si sia incrementata la tua partecipazione nell’Agorà socialista dell’Avanti. Spero che continuerai ad alimentarne la passione che a noi ancora non è venuta meno.
    Consentimi di ricordarti ancora di assumere l’impegno per una Mostra in Parlamento su Pertini, Saragat e Nenni perché spero che concorderai con noi che le 3 settimane dedicate a Togliatti hanno bisogno di essere riequilibrate da tre Padri della Patria socialisti che hanno avuto sempre una sola morale a differenza di quella doppia del “Migliore”.
    Sempre “vergin di servo encomio e di codardo oltraggio” ti abbraccio fraternamente
    All’anagrafe Nicola Olanda, nella società Je suis socialiste.

    • Egregio compagno, mi permetto di commentare, pur condividendolo, il tuo scritto come sempre chiarificatore per i giovani e i meno giovani quale io sono. Non condivido, però, i tuoi attestati di stima nei confronti del direttore e della dirigenza che in questi tempi regge le sorti del partito e dovrebbe dell’idea socialista. Ritengo che in questo paese ci stiamo avviando verso un nuovo “fascismo” si chiamerà in un altro modo ma la sostanza è la stessa. Chi si ritiene ancora socialista deve opporsi con tutte le forze, poche o tante che siano, affinché il socialismo non muoia e con lui la democrazia. Sono del parere che bisogna fare “tutto il possibile” per togliere il partito dalle mani di questa dirigenza e coloro che si richiamano a Craxi lo leggessero così si renderebbero conto che dal 1992 questo paese è governato da massoni ex-fascisti e dai loro figli. Anche io ti saluto Je suis Socialiste.

  2. Il nocciolo duro della nuova legge elettorale è la convinzione che la sera degli scrutini si conosca chi guiderà l’Italia per i successivi cinque anni. Chi la propone lo fa avendo in cuor suo il pensiero di essere Lui il sicuro vincitore. O raggiungendo la soglia richiesta al primo turno o vincendo il ballottaggio successivo.
    Ogni giovanotto in buona salute è convinto di poter spaccare il mondo..
    Certo se al primo turno si arriva primi con la maggioranza o almeno con il quorum abbastanza alto richiesto, la vittoria è assicurata e tutto va nel verso desiderato.
    Più complicata la situazione in caso di ballottaggio.
    Qui si opera in situazioni più complicate: intanto non si è raggiunto il quorum, poi va visto il divario rispetto al secondo arrivato.
    Comunque sia la convinzione è sempre quella di potercela fare senza problemi e vincere l’Italia, quale posta elettorale.
    Questa sicurezza però pare alquanto azzardata. si può sperare nel sostegno massiccio di quelli che hanno votato al primo turno; si può far leva sulle divisioni tra le liste che si sono piazzate dietro al competitore, si può contare sulla minore partecipazione al voto di chi non è al ballottaggio.
    Tutto vero e tutto legittimo.
    Ci sono però anche altre possibilità che in linea teorica non possono essere escluse: accadde in Francia quando i socialisti, esclusi dal ballottaggio optarono di votare per Chirac, andato al ballottaggio contro Jean-Marie Le Pen. Prevalse allora lo spirito repubblicano, come dicono i francesi.
    Allora il divario tra i due era solo di tre punti e la mossa socialista era comprensibile, ma certamente questa situazione non è messa in conto da chi preme per votare la nuova legge.
    I tempi attuali non presentano, in Italia le stesse caratteristiche “ideologiche”, come si dice oggi per indicare una forte convinzione politica; da noi le appartenenze di campo non sono più fortemente politiche, si presentano piuttosto legate a personaggi dalla prorompente volontà di cambiamento.
    Tanto per capire quali sono i tempi che viviamo ed i rischi di una legge elettorale come quella tanto desiderata è forse il caso di osservare quello che è accaduto a Livorno lo scorso anno.
    Livorno, dalla fine della seconda guerra mondiale è sempre stata governata da amministrazioni fortemente ideologiche a sinistra.
    La sinistra però non vinse, come era stato fino ad allora, al primo turno. Si andò al ballottaggio, quello che decide chi è il sindaco quando non si vince subito.
    Ebbene al ballottaggio andarono il candidato democratico con il 40% e il grillino con il 19% dei voti.
    “Dé, è fatta” si disse “in livornese”.
    Ma, caso strano, ma anche preoccupante, reputo, per i fautori della nuova legge elettorale, è che al ballottaggio vinse il grillino col 53% dei voti: tutti gli oppositori, pur di non avere il democratico sindaco, lo votarono (senza dirsi niente, così; spontaneamente).
    E se alle prossime elezioni, col sistema del ballottaggio, il bello di turno, forte, audace, rapido, si trovasse un “effetto Livorno”, con chi dovrebbe prendersela poi?

  3. Nonostante questo continuo arrampicarsi sugli specchi di Nencini, la verità è un’altra, ossia che in questo Paese un Parlamento di nominati, eletti con una legge dichiarata incostituzionale, approva l’ennesima legge elettorale vergogna. Vergognosa perché disattende le prescrizioni della Consulta, vergognosa perché impone con la violenza un bipartitismo muscolare, vergognosa perché distorce i reali rapporti di forza alterando gravemente la corrispondenza tra voti e seggi. Vergognosa perché approvata a maggioranza addirittura col ricorso alla fiducia. Vergognosa perché estromette le formazioni minori, tra cui la nostra. Mi auguro che il prossimo congresso PSI faccia pulizia. Consiglio a Nencini e company di andarsene nel PD. E’ quello il vostro posto. Non meritate la nostra fiducia, no, non la meritate.

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