giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Galeano, mente aperta
dell’America Latina
Pubblicato il 17-04-2015


Galeano_EduardoIl 13 aprile scorso è morto, lo stesso giorno della morte di Günter Grass, lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano. In quella data abbiamo scritto di Grass, ma non di Galeano. Rimediamo a questa mancanza con l’omaggio dello scrittore argentino Mariano Quiroga, pubblicato da Pressenza.

Omaggio a Eduardo Galeano

Le menti aperte dell’America Latina ti ringraziano per la carezza, il sussurro, il silenzio, la pausa. Ti ringraziano per aver messo una bussola ai sogni, aver dato un nome ai giorni, aver dato un volto agli appestati.

Tutte le menti aperte ti ringraziano per il canto, per aver diradato la nebbia, per aver dato voce alle gole rotte, al disprezzo dei nessuno, alle giustizie di tutti.

Siamo Galeano, siamo Eduardo, il Secolo XXI non avrebbe partorito tanti fuochi se l’uruguaiano non avesse soffiato con tanta cura le braci, se non avesse accolto, fra le sue mani, la fiamma.

La storia universale fu argilla alla quale le sue dita diedero forma, che la sua destrezza  ha rimesso dritta, dando senso a un mondo caduto verso sopra, in una pazzia schiacciante.

Ho piantato la tua lucidità tra le mie foglie, ho usato i tuoi acquarelli per dipingere passioni, per alzare bandiere, per non rinunciare ai mille colori.

Siamo in debito di un abbraccio, sarà come uno di quei caffè napoletani, i caffé che ancora ci dobbiamo prendere, un caffè sospeso*. Lo lascio scritto, lo dico all’aria, aspettare sveglio.

Ho avuto amici che hanno stretto le tue mani, che hanno pianto sulle tue spalle, che hanno tremato ascoltandoti, che si sono commossi riflessi nelle tue pupille chiare.

Sei vicino, non sei l’orizzonte che si allontana, sei molto vicino, come l’utopia che brucia i cuori e ci lancia alla ricerca del futuro, quell’ unico momento dove si riconoscono gli ieri e gli oggi.

Sapevi che uno sopravvive negli altri, nella memoria e negli atti lanciati, sapevi, come tutti i poeti, che domani è migliore, sempre domani è migliore.

Perciò, a domani, Eduardo, domani ci sentiremo meglio.

Non te ne sei andato nemmeno un po’.

Mariano Quiroga
da Pressenza

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