lunedì, 17 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

GB, bipolarismo in crisi
Tory-Labour, sul filo di lana
Pubblicato il 27-04-2015


Elezioni Gran BretagnaPraticamente alla pari. Gli ultimi sondaggi, a poco più di dieci giorni dalle elezioni in Gran Bretagna, il 7 maggio, segnalano il testa a testa tra Conservatori e Laburisti. Anzi, per alcuni sondaggi il Labour di Ed Miliband sarebbe in testa con un margine oscillante tra 1 e 3 punti percentuali sul partito Tory del premier in carica David Cameron; altri rilevamenti danno un risultato rovesciato, ma si tratta sempre di uno scontro tra uguali. Nessuno dei due principali partiti sarebbe insomma in grado di conquistare i 326 seggi alla Camera dei Comuni che servono per avere la maggioranza assoluta e governare senza compromessi.

All’orizzonte si prospetterebbe un governo di coalizione e il come dipenderà quindi dagli altri piazzamenti.

A titolo di esempio, secondo l’istituto di sondaggi Populus, l’Ukip di Nigel Garage, potenziale partner di governo in un Cameron-bis, è al 14%, contro l’8% degli alleati di oggi, i liberaldemocratici. Un’alleanza Tory-Ukip, darebbe una forte sterzata alla politica britannica portandola su posizioni più antieuropeiste e più nazionaliste, certamente accentuando la deriva isolazionista dell’isola.

Ma c’è anche un’altra possibilità, ovvero che dietro a Tory e Labour si piazzi al terzo posto il Partito nazionale scozzese (SNP) che ha dato una eccellente prova elettorale nel referendum indipendentista di questo autunno. Il suo leader, Nicola Sturgeon, che ha preso il posto di Alex Salmond dimessosi da leader del partito e capo del governo scozzese, potrebbe essere il partner di Miliband e dar vita a una coalizione di segno politico diametralmente opposto a quello Cameron-Farage. Gli ultimi sondaggi dicono che l’SNP potrebbe conquistare 57 dei 59 seggi a disposizione in Parlamento.

La propaganda politica tra i due maggiori contendenti, ricalca quelle passate. Cameron attacca la politica economica del Labour e dell’SNP, schierato contro l’austerity, per lo stato sociale e per un rilancio dell’intervento pubblico, ma senza rinunciare a una totale autonomia fiscale della Scozia.

Elezioni GB-Grafico

Cameron tra l’altro ha promesso di tenere nel 2017 un referendum sulla permanenza del Regno Unito nella UE, se vincerà le elezioni e intanto preme su Bruxelles per strappare nuovi vantaggi col ricatto della ‘Brexit’, l’uscita dall’Europa. In questo quadro ha già chiesto di introdurre limiti agli ingressi di immigrati nell’isola rompendo però così gli accordi sulla libera circolazione delle persone e delle cose all’interno dell’Unione. Una linea emersa chiaramente nel vertice straordinario che si è tenuto a Bruxelles la settimana passata, dopo la strage di migranti nel Canale di Sicilia, e dove Cameron ha sì accettato di mettere a disposizione altri mezzi militari per la missione Triton, ma rifiutandosi categoricamente di accogliere nuovi immigrati.

Questa posizione però paradossalmente piace più al cittadino che teme che gli venga rubato il posto di lavoro che non alla City. Qui si teme soprattutto l’isolamento dai mercati europei che restano essenziali per l’industria come barriere troppo rigide agli immigrati, che significherebbe eliminare un apporto di forza lavoro a basso costo molto utile nel ‘dumping sociale’, per frenare le rivendicazioni della classe lavoratrice, e produrre a costi bassi per fare utile nel mercato globale delle merci.

Il sostegno maggiore a Cameron continua ad arrivare da una parte del mondo delle finanza e dell’industria, a cui ha promesso nuove agevolazioni, nuovi prestiti per avviare le start up, investimenti nella banda larga, contenimento della spesa statale, tagli e riduzione della pressione fiscale.

È l’economia il punto di forza di Cameron perché l’economia, a livello di dati macroeconomici, va bene, con un Pil stimato per il 2015 al +2,5% e una disoccupazione scesa al 5,6%.

In una lettera pubblicata dal Daily Telegraph 5 mila rappresentanti della piccola e media impresa, hanno espresso pubblicamente il loro sostegno ai Tory. È merito della coalizione tra conservatori e liberali – sostengono – se le imprese hanno continuato a lavorare in questi anni di crisi.

La campagna dei laburisti appunta invece le critiche al governo conservatore che ha portato a una ripresa economica per pochi, con un sensibile peggioramento delle condizioni di vita delle fasce meno abbienti della popolazione, senza redistribuire la ricchezza prodotta. Il Labour ha promesso di tassare le case di valore superiore a 2 milioni di sterline e di abolire i benefici fiscali per i “non-doms”, i residenti in Gran Bretagna che scelgono di avere un domicilio all’estero per ragioni fiscali. Inoltre chiede nuovi investimenti nella sanità e nell’istruzione e il ripristino dell’aliquota fiscale del 50% per i reddito più alti.

Elezioni GB

Miliband accusa il governo di essere insensibile di fronte alla nuova povertà e cita il picco nel numero di richieste di assistenza da parte di indigenti in cerca di un pasto quotidiano. Secondo un rapporto del Tussel Trust, organizzazione che gestisce una rete di cosiddette ‘banche del cibo’ nel Regno Unito, – citata dall’ANSA – in 12 mesi vi sono state più di un milione di domande di sostegno alimentare, con un’impennata rispetto al passato recente.

Di sicuro, se i pronostici si avvereranno, le prossime elezioni segneranno il tramonto definitivo del bipolarismo già duramente messo in discussione nelle ultime elezioni e così il Paese assomiglierà molto di più ad alcuni Paesi del Vecchio Continente, sancendo una frammentazione della politica alla quale gli inglesi non sono abituati.

Alvaro Steamer

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