martedì, 20 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’antidivo russo
Grigory Sokolov ritorna
ad incantare l’Auditorium
Pubblicato il 30-04-2015


Grigory SokolovE’ sicuramente buon costume estendere nuovamente un invito a coloro che si sono dimostrati ospiti particolarmente graditi. Allo stesso modo, sulla scia delle esperienze passate, torna a farci visita Grigory Sokolov, memore di una graditissima accoglienza all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Nato a Leningrado nel 1950, Grigory Lipmanovič Sokolov ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di cinque anni. A soli sette, è stato ammesso al Conservatorio musicale di Leningrado, dove ha studiato inizialmente con Lea Zelikhman e, in seguito, con Moisey Khalfin.

Vincitore a sedici anni del premio Ciaikoskij nel 1966, Grigorij Sokolov si dimostrerà un antidivo, un musicista che ha percorso la sua lunga carriera in maniera molto concentrata e schiva. Il suo repertorio, sin dagli esordi, è stato molto ampio e diversificato anche se sono di assoluto rilievo le sue interpretazioni di Bach e Chopin. Le caratteristiche che lo rendono inconfondibile dagli altri sono la varietà timbrica, che gli consente una tavolozza di colori ricchissima, e la lucidità interpretativa che rende ogni sua esecuzione unica. Dotato di un enorme dominio tecnico dello strumento ed un eloquio ampio e di impressionante potenza. Le sue interpretazioni sono molto originali e sempre sorrette dalla notevole lucidità e profondità del pensiero musicale.

Quello che incanta maggiormente di questo grande pianista russo è il gesto asciutto, il controllo totale del fraseggio e delle dinamiche, che dal rigore vengono esaltate in maniera sublime. Molto arduo il repertorio presentato: Partita n. 1 BWV 825 di Bach, Sonata op. 143 D 784 e Sei Momenti Musicali op. 94 D 780 si Schubert e Sonata n. 7, op. 10 n. 3 di Beethoven. Ascoltarlo in concerto è un’esperienza indimenticabile, un sentire dell’anima. Le note si materializzano sotto le sue dita con una limpidezza cristallina e nella mente dell’ascoltatore tutto si dipana con chiarezza estrema.

Non potrebbe essere che così. Difatti ogni brano è stilisticamente centrato, sia che si tratti di un autore come Bach, e nello specifico della Partita n. 1 o di un figlio del romanticismo come Schubert, pienamente rappresentato nella Sonata op. 143, opera della maturità artistica in cui il compositore espresse il cambiamento avvenuto nella sua poetica pianistica, ormai lontana dalla leggerezza delle sonate giovanili. Tra i due compositori è stata eseguita la Sonata n. 7 op. 10 di Beethoven, con cui il compositore si fece notare e apprezzare per l’originalità con cui si rapportava ai tradizionali schemi della forma Sonata. Dopo la particolare magia regalataci ieri sera, attendiamo con ansia che Sokolov accetti un nostro nuovo invito per il prossimo anno.

Alessandro Munelli

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