venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Hic rodhus hic saltus
Pubblicato il 18-04-2015


È evidente che le sorti del governo Renzi e delle riforme istituzionali e costituzionali si giochino in un solo partito: il Pd. Questo partito non è il solo, ma il Pd è l’una forza politica tuttora in piedi. Salvini è un protagonista politico, ma è pur sempre un uomo. Si presenta al centro sud col suo nome e magari la sua felpa. Grillo è un’infatuazione, forse in regresso, ma costituisce un grido di dolore e di protesta. Il suo Cinque stelle appare ormai come un hotel dove transitano ed escono continuamente clienti. Che dire di Berlusconi, il primo che ha inventato il non partito, fondato solo sul carisma del leader, anzi del padrone? Oggi Forza Italia è senza padrone e senza partito. Una tragedia.

Il Pd è però una forma anomala di partito. È più uno spazio, come dice Bersani. Una ditta, magari una società per azioni. È un contenitore di diverse e opposte tendenze in perenne lotta tra loro. Un partito delle differenze, ormai anche senza regole, dal quale pare vietato non già l’ingresso ma l’uscita. Un partito carcere. È la prima volta che si può tranquillamente pensare di votare in modi difformi in Parlamento senza rompere il tessuto connettivo del partito. Non su cose marginali, ma su questioni di fondo, come sono le riforme istituzionali e costituzionali. È già accaduto al Senato e si annuncia, in modo ben più consistente, la stessa differenziazione alla Camera.

Renzi, dal suo punto di vista correttamente, ha dichiarato che se la riforma elettorale non passerà, porterà le sue dimissioni al Quirinale. Dunque potrebbe essere “dimesso” proprio dal voto di un parte dei suoi. Non è la prima volta, d’altronde. Anche Letta venne fatto dimettere da una parte, sia pur maggioritaria, del suo partito. E così il Pd, in questo davvero partito della nazione, non solo pare l’unico partito esistente, ma è l’unico che concentra al suo interno la maggioranza e la minoranza del paese. La minoranza del Pd ha messo in moto un meccanismo dal quale difficilmente può arretrare pena la perdita anche della faccia.

Eppure se la minoranza non perderà la faccia rischia di perdere il partito o la ditta. Bel rompicapo. È possibile, se Renzi metterà la fiducia (la fiducia su una legge elettorale è un atto gravissimo e senza precedenti), votarla e poi votare contro il contenuto della legge? Bizantinismo allo stato puro. Se la tenuta del governo dipende da quella legge dovrebbero spiegare come è possibile separare governo e legge. E poi col voto segreto, vuoi mai che un pezzo di Forza Italia non sia pronta anche alla Camera a sostituire la parte eventualmente mancante dei voti pidini, come è accaduto al Senato, dove li ha sostituti accrescendoli col voto di tutti i senatori?

Attenzione però. La vera partita pare giocarsi su più tavoli. O meglio su più riforme. Se la minoranza del Pd voterà la legge elettorale senza emendamenti (perché il vero rischio è tornare al Senato dove non ci sono i numeri per approvarla) allora si concederebbe di cambiare il testo della riforma costituzionale. È il gioco del prestigiatore che scambia i bussolotti. La verità è che o la minoranza del Pd dà il colpo o il colpo lo subisce. Come diceva Machiavelli “le coniurazioni fallite rafforzano lo principe e mandano nella ruina li coniurati”. Non si può scagliare la pietra contro Renzi e il suo governo parlando di attentato alla democrazia e poi o raggiungere un compromesso per rendere più dolce l’attentato o piegare il capo per salvare il governo dell’attentatore. Ancora una volta il Pd rischia di essere per la sua minoranza come quel passo di Ovidio: “Nec tecum, nec sine te vivere possum”. Il problema per costoro è che rischiano di morire “sic tecum, sic sine te”…

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Commenti all'articolo
  1. La confusione politica dentro il PD è solo apparente. In verità tutto fa il gioco del “principe”, il quale non concede niente, lasciando di volta in volta aperti spiragli per il futuro, spiragli che poi non si aprono mai. La debolezza della sinistra PD deriva da confusione politica causata da mancanza di profondità dellanalisi della situazione. Da soli, sarebbero poca cosa, con Renzi però non sono niente. E’ un sinallagma che li gela dentro un partito che non è più niente di quello che avevano in mente anni fa.

  2. Le analisi del Signor Direttore, innervate da autoreferenzialità, non senza autocompiacimento, appaiono a tal punto distaccate, serene, PACIOSE, da far presupporre come per noi, per il PSI, non esistano particolari problemi, tanto da divertirsi nell’introdursi leggiadramente in quelli degli altri.
    Analisi da salotto per un partito in rianimazione.

  3. In realtà nel PD di partiti ce ne sono due: uno di centro-sinistra moderna moderata e riformista, liberal-democratico, rappresentato da Renzi e dai renziani; l’altro di ex-comunisti/post-comunisti e catto-comunisti statalisti, ancora nostalgico del vecchio PCI di stalinista memoria (anche se non lo può dire). In mezzo una morta gora di gente senza idee, che la forza propositiva e il carisma di Renzi trascinano faticosamente con se… Se Renzi riesce nel miracolo di tenerli insieme sotto la sua leadership realizzerà quello che è stato il sogno/proposta politica riformista di Craxi di modernizzazione dell’Italia, che le forze più conservatrici e reazionarie stroncarono grazie al braccio armato dei PM milanesi…

  4. Vorrei spiegare al signor Carlo che ancora una volta se la prende col Psi, anche se parlo del Pd, che io sono direttore dell’Avanti e devo fare un giornale che parli anche degli altri e non solo di noi. Chissà se prima o poi lo capirà…

  5. Rispondo al signor Del Bue non dichiarando di sperare, maleducatamente, che prima o poi capirà, ma esortandolo ad evitare, furbescamente, di far finta di non capire. Io non scrivo contro il Psi ma contro il signor Direttore, il quale, sfuggendo sistematicamente alla sostanza delle questioni poste, non assolve al compito culturale di rilancio del partito, costantemente riproponendo un linguaggio morto. In questo modo, auspicandone la ripresa, esprimo amore verso il Psi, ambito da cui non mi sono mai spostato di 1 millimetro, a differenza di qualche agile liberalsocialista che, magari, per assurdo, una volta è stato membro di un governo di destra, un’altra volta componente di una giunta di sinistra.

  6. Sono solito rispondere anche alle critiche più dure da chi si firma col suo nome e cognome. Carluber non so chi sia, di dove sia, se sia iscritto o no al Psi. Quanto alla mia coerenza e al disinteresse dimostrato sul campo, e ai risultati che l’Avanti sta ottenendo con la mia direzione e grazie alla redazione tutta, lascio a voi il giudizio.

  7. Così la finiamo qua. Ho lasciato un seggio sicuro alla Camera conquistato col Nuovo PSI per aderire, perdendolo, alla Costituente socialista. Al signor Carluber è capitata una cosa simile? Uber… alles

  8. Per caso non denunciavo la tendenza del signor Del Bue a sfuggire alla sostanza delle questioni? Detto, fatto!
    Anche ai signor nessuno è doveroso rispondere nel merito degli argomenti sollevati, è principio laico e liberalsocialista.
    Quanto a ciò che è capitato a Carlo-u, questo consiste nella ventennale iscrizione ad un unico partito, il nostro, solo per sostegno ideale, scartando ripetuti vantaggi alternativi.
    Altro che rinunciare ad una mela di fine pasto, al termine di un banchetto a base di caviale.

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