giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

I canti aulici e le fiabe
medievali del menestrello
Angelo Branduardi
Pubblicato il 16-04-2015


Fonte foto: https://it.notizie.yahoo.com/foto/camminando-camminando-con-angelo-branduardi-slideshow/

Foto: Marina Mazzoli – fonte: https://it.notizie.yahoo.com/foto/camminando-camminando-con-angelo-branduardi-slideshow/

Esordisce spiegando che la musica è composta da due dimensioni: quella del corpo e quella dell’anima – e che il significato intrinseco della musica stessa – è rappresentato dalla festa della libertà delle due dimensioni, le stesse in cui ha suddiviso il concerto. È stata un’occasione unica – quella di ieri sera nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica – per ascoltare Angelo Branduardi, uno tra i cantautori italiani maggiormente apprezzati in Italia e all’estero che da quarant’anni calca le scene danzando, suonando e cantando sentimenti e storie del passato. E ieri sera – a distanza di poco più di un anno – il menestrello è tornato ad incantare il pubblico romano alternando canzoni di repertorio imperiture – e per molte generazioni indimenticabili – come  la travolgente “Cogli la prima mela”, a brani de “Il rovo e la rosa. Ballate d’amore e di morte” l’album dello scorso anno – del quale ha curato le musiche – mentre i testi sono a cura di Luisa Zappa, sua preziosa collaboratrice, nonché moglie di sempre e madre di due figlie.

IL TOUR – “Camminando camminando 3″ – questo il nome della tournèe – sono le child ballads, presenti nella monumentale antologia che il musicologo Francis J. Child raccolse nell’Ottocento mettendo insieme il patrimonio culturale del folk inglese, scozzese e irlandese, anche se Branduardi ha deciso di concentrarsi sulle arie dell’età elisabettiana in voga a cavallo tra Cinque e Seicento. In completo nero con pantaloni alla turca – immerso in una scenografia con fondo scuro e illuminata da lampadari di cristallo – il poeta, poli-strumentista e compositore lombardo ha musicato alcuni “Fioretti di San Francesco”, raccontando che alcuni frati francescani gli hanno espressamente chiesto di mettere in musica alcuni miracolosi episodi della vita del Santo. Ad accompagnarlo Leonardo Pieri alle tastiere, Michele Ascolese alla chitarra acustica, Davide Ragazzoni alle percussioni e Stefano Olivato al contrabbasso.

Fonte foto: https://it.notizie.yahoo.com/foto/camminando-camminando-con-angelo-branduardi-slideshow/

Foto: Marina Mazzoli – fonte: https://it.notizie.yahoo.com/foto/camminando-camminando-con-angelo-branduardi-slideshow/

UNA CARRIERA LUNGA 40 ANNI – Aveva diciassette anni quando musicò – per la prima – il sonetto di Dante Alighieri “Tanto gentile e onesta pare”, contenuto ne “La Vita Nova”. Il 1974 è stato l’anno del suo debutto discografico con l’album “Angelo Branduardi”, quello successivo fu la volta del disco “La luna”, contenente la celebre canzone “Confessioni di un malandrino”, il cui testo è frutto di una traduzione e adattamento di una poesia del 1920 del poeta russo Sergej Esenin – uno dei suoi preferiti – intitolata “Confessioni di un teppista”. Nel 1976 pubblicò “Alla Fiera dell’Est”, rivisitazione di un canto pasquale ebraico che gli valse il Premio della critica discografica italiana, mentre “La serie dei numeri” è una ripresa d’un canto bretone e il testo di “Sotto il tiglio” si basa un lied (canzone/romanza, ndr) medievale tedesco. Durante la sua lunga carriera il cantautore lombardo ha infatti avuto – e ha a tutt’oggi – il merito di aver introdotto nella canzone italiana la sua propensione per il fiabesco che attinge dal repertorio delle favole popolari di tutto il mondo, soprattutto francesi, ma anche inglesi, tedesche, irlandesi ed ebraiche. Una vita interamente dedicata ad escogitare forme sempre nuove di fusione tra musica e poesia.

Silvia Sequi

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