sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

I dodici apostoli
Pubblicato il 17-04-2015


Pare dunque confermata la terribile notizia, secondo la quale in un barcone colmo di emigrati partiti da terre anche lontane e in viaggio dalla Libia verso l’Italia, un gruppo di mussulmani avrebbe deciso una pulizia etnico-religiosa e scaraventato in mare, affogandoli, dodici cristiani provenienti da paesi del centro Africa. È terribile. Nel barcone che cercava un approdo si dovrebbe cementare un sentimento di solidarietà umana al di là delle provenienze e delle religioni. Invece è prevalso l’odio in pieno stile Isis. Il barcone aveva forse problemi di carico e allora liberiamolo degli infedeli. I cristiani devono morire.

Forse non è ancora chiaro che l’odio dell’integralismo islamico si sta dilagando e acquisendo sempre nuovi adepti, anche senza una sua specifica organizzazione. Si è seminato il rancore verso l’Occidente giudaico-cristiano, si è scoperta qualche giustificazione nel Corano, si stanno agitando vecchie e più recenti questioni, dalle crociate alle invasioni in Iraq e in Afghanistan, e noi siamo sotto attacco. Dal barcone che attraversa il vecchio Mare Nostrum, che diventa ogni giorno cimitero di corpi innocenti e solo desiderosi di approdare alla terra della pace e della libertà, è stato lanciato l’ultimo messaggio chiaro e inequivocabile di guerra e di sopraffazione.

Ma davvero non si vuole capire o si fa finta di non capire? Magari si confida che tutto si risolverà da solo come se bastasse un giusto sentimento di colpa per gli errori che l’Occidente ha compiuto, o forse si spera che sia sufficiente l’Egitto, e forse la Giordania, a fare piazza pulita degli sgozzatori e dei loro amici? Noi siamo in attesa, ancora. L’Italia attende l’Europa, che attende l’Onu, che attende i suoi mediatori, che attendono che i due governi libici si mettano d’accordo. E intanto continua il massacro e il territorio in mano allo Stato islamico, primo stato ufficialmente terrorista e che si propone di invadere l’Europa, dopo avere ricondotto ad unità il Medio oriente, è ancora baldanzosamente in piedi.

Renzi ha parlato ieri ad Obama del problema Isis, anche se Obama pare più interessato alla questione Ucraina e alla nuova politica espansionistica di Putin. Renzi chieda piuttosto ad Obama di sospendere i rapporti con gli stati che stanno appoggiando il terrorismo, a cominciare dall’Arabia saudita. La verità è che Obama non concepisce più gli Stati uniti come gendarmi del mondo. Disponibile a dare una mano, pare non più disposto a fare operazioni militari che gravino soprattutto sulle spalle degli americani. Per i pacifisti dovrebbe essere festa. E invece noi siamo ancora qui nell’incertezza assoluta su come muoverci.

Gli Usa hanno spese per la difesa e gli armamenti assai più alte rispetto alle nostre e noi, almeno in Italia, continuiamo a tagliarle e a muovere le vecchie accuse per gli le spese militari. È evidente che si pretenda dall’Europa lo sforzo maggiore per sconfiggere l’Isis e ridare stabilità alla Libia, visto che soprattutto dall’Europa, con l’eccezione della Germania, è arrivato il colpo definitivo al regime precedente. La Libia è una nazione enorme e, collegata alla nuova Tunisia ad ovest e all’Egitto all’est, potrebbe costituire una ampia regione di pace. Ma per questo, per liberarlo dai terroristi, serve un intervento di terra. Servono uomini, forse cento, qualcuno ritiene addirittura duecentomila. Chi glieli mette? Sono disponibili gli stati europei a rischiare la vita di molti loro connazionali per combattere questa guerra e vincerla? Ne dubito. E allora ecco che da più parti si rimpiange il tempo in cui l’America decideva e agiva da sola…

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro
    Io , francamente , mi sono meravigliato dello stupore e dello sdegno sollevato dai mas media , nell’apprendere che su un barcone alla deriva ,carico di disperati, dodici cristiani sono gettati in mare ad affogare..
    Certo non si può che essere stupirti e sdegnarci se noi si continua a considerare immigrati il popolo dei gommoni ,che sbarca sulle nostre coste ormai a decine di miliaia al mese, come fossero dei semplici clandestini in cerca di lavoro , ma non sono immigrati bensì profughi ,disperati che fuggono da guerre,fame ,disperazione e morte e purtroppo ne hanno ben donde.
    la sola macelleria Siriana ha creato un cimitero di 200.000 morti contornata da milioni di profughi . Si muore, ma non tanto in combattimento, ma per il solo piacere che dei criminali hanno per essersi dati il potere di vita o di morte su altra gente,che basa il suo potere non sul consenso ,ma sul terrore gratuito che sanno generare, certo cerca un motivo per giustificare i suoi crimini , ma può essere uno qualunque, perchè Cristiano, Sciita o semplicemente per l’occhio è azurro anzichè nero, per una parola di troppo ,perchè duncque meravigliarsi allora se su barconi alla deriva maturano efferati delitti, è nella logca delle cose per tutto quanto stà avvenendo tra Nord Africae Medio Oriente.
    Non c’è bisogno di 350 morti affogati presso Lampedusa o di una dozzina di persone buttate in mare come fosse zavorra , per comprendere in quale inferno ha vissuto e tuttora vive questa gente per capire che è dovere nostro e di tutta l’europa intervenire, che non possiamo più essere indifferenti.
    Permettetemi però di aggiungere un’altro motivo, oltre all’umanitario per l’intervento, ora questa massa di gente è diventata uno strumento di guerra contro di noi dal terrorismo islanico, ci madano questa gente nelle peggiori condizioni possibili per spingerci ad intervenire nei territori che controllano, per meglio colpirci e batterci.
    Questa è una sfida che più presto accettiamo , meglio potremo affrontarla e vincerla , non possiamo eluderla pensare di barricarci nei nostri confini più che impossibile è inutile , prima o poi dovremo deciderci facendo però molto tesoro degli errori, i troppi errori, fatti dall’Afganistan all’Iraq.
    Hai ragione Mauro a sostenere l’intervento come hai ragione quando ti chiedi chi manderà e in che misura le truppe, ma temo proprio, volento o nolemti che lo dovremo fare.e l’Italia in questo è la prima linea
    Fraterni saluti
    Compagno maurizio Molinari – consigliere nazionale – off.molinari@libero.it

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