giovedì, 22 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Credito Cooperativo reggiano, la banca “regista” di firme facili
Pubblicato il 13-04-2015


Credito cooperativo reggianoQuelle di cui andiamo a parlare sono poche firme facili di cui il Credito Cooperativo Reggiano si è reso attore, e anche “regista”. La BCCR è una di quelle bellissime banche locali, piccole ma immacolate, poco diffuse ma a misura d’uomo. A proposito, sull’uomo ci tornerò tra un momento. La nostra banca, se pur con pochissime filiali sul territorio fa parte del gruppo BCC, cioè le Banche del Credito Cooperativo. Un immenso agglomerato di oltre 4.000 sportelli bancari presenti su tutto il territorio nazionale, stiamo parlando di circa 2.700 Comuni italiani (di cui in più di 500 rappresentano l’unica realtà bancaria). Si direbbe, come per gli altri istituti che compongono questa importantissima galassia bancaria italiana, che anche il Credito Cooperativo Reggiano sia la classica banca del territorio che ti conosce al punto da essere sempre “al tuo fianco”. Se andate a rileggere, però, il Codice Etico che questi istituti si sono dati, tale scritto diventa un vero “spasso”. Solo che nella nostra storia la banca dice di conoscerti così bene da potersi “vantare” di sapere addirittura come funziona il tuo rapporto coniugale. Attenzione che stiamo parlando di correntisti disgiunti nel senso che, per il caso che sto raccontando, se pur sposati sono clienti individuali, senza reciproche deleghe sui rispettivi conti correnti.

L’autrice della vicenda (così come è stata raccontata dalla Gazzetta di Reggio) sembra sia stata “espropriata” dal marito dei risparmi che aveva depositato in una filiale della Banca del Credito Cooperativo Reggiano. Ma non erano in una cassetta di sicurezza dove entri, giri la chiave, estrai la scatola contenente i denari e te ne vai: quella chiave che avresti potuto prendere in casa. Invece è successo che il marito della signora, all’epoca, è entrato in banca per “prendere” i soldi della moglie, armato … di sola matita! Nessun “scasso” violento, ma certamente crudele, perché in modo dissennato e vorace costui ha “ritirato” il gruzzolo della moglie che teneva come risparmi per il futuro dei figli adolescenti. Ecco quindi, che senza avere il consenso della coniuge, ma con il solo avvallo del “psicoterapeuta bancario di coppia”, al marito viene consentito di apporre alcune firme false per permettere al compagno di recitare il ruolo della moglie, e prelevarne i contanti. “Firme a parte, come fa l’impiegato di banca a scambiare un uomo per una donna? Impossibile!” dichiara il quotidiano la Gazzetta di Reggio, che per prima ha pubblicato la notizia. E qui mi riallaccio, con palese ironia, alla “misura d’uomo” della banca locale a cui accennavo prima, una cosa grottesca per non dire drammatica. Il “misfatto”, con la compassione della BCCR, è stato commesso per ben quattro volte. Avete capito bene?!? Lo ripeto, per ben quattro volte il marito ha prelevato con la firma falsa della moglie i soldi dal suo conto corrente personale: stiamo parlando di 16.500,00 euro! Mi chiedo: ma gli istituti di credito non hanno come compito principale quello di tutelare i risparmi dei clienti?!?

Le cronache locali, pubblicate sulla Gazzetta di Reggio, hanno già descritto ampiamente e dettagliatamente tutta la vicenda. La lente di ingrandimento che oggi desidero utilizzare è per vedere con maggior chiarezza la superficialità praticata ed avallata da funzionari dalla “firma” facile.

Non è la prima volta che sono testimone dei racconti sui comportamenti di alcuni bancari “allegri” ma non ubriachi nelle operazioni di sportello. La vicenda della signora che ha denunciato il fatto descritto, è la punta di un iceberg che riguarda tantissime filiali e altrettanti istituti di credito. Perché vengono costantemente disattese quelle norme fondamentali che regolano i rapporti tra la banca e il cliente in maniera così “rozza”? La Banca d’Italia ed il TUB (Testo Unico Bancario) definiscono in modo preciso e dettagliato le procedure da seguire all’interno degli istituti nei rapporti di servizio a tutela e salvaguardia del correntista. Sono i comportamenti localizzati che “sporcano” il sistema, come i funzionari “taglioni” convinti di fare carriera con le loro riprovevoli azioni.  Arrivano persino a farti sottoscrivere con “inganno” polizze assicurative, derivati, fondi comuni di investimento approfittando della fiducia che viene riposta in loro. Questi individui si muovono con disinvoltura in mezzo alle giustificazioni più fantasiose, sarebbero addirittura capaci – pur di compiacere qualche superiore – di inventarsi “disposizioni inesistenti” o “normative appena sfornate” per strapparti una qualunque sottoscrizione. Non è infrequente che i succitati “birichini” si permettono di trasferire denaro da un conto privato ad uno aziendale, intestato sempre al medesimo cliente. Facendo “finta” di dimenticare che una cosa è un soggetto fisico (la persona in carne ed ossa) ed un altro un soggetto giuridico (la società). Travasano i tuoi risparmi a piacimento da un conto capiente ad un altro in sofferenza col l’abilità e la destrezza degna del mago Houdini.

Una testimonianza eccellente del Credito Cooperativo Reggiano mi raccontava dei comportamenti disinvolti che venivano usati per falsificare le firme dei clienti. Le sue parole sono state: “Le firme false erano all’ordine del giorno, quasi una abitudine. Per loro era la cosa più naturale di questo mondo, al punto che pensavano, perfino, di fare un favore ai clienti”.

Riprendendo dalla Gazzetta la vicenda della signora Bonini – BCCR, leggiamo che la banca ha subito negato attribuendo le firme false alla cliente. Successivamente, e dopo l’energica visita del padre di lei, nonché nonno dei ragazzi per i quali la somma era stata accantonata, i funzionari della direzione hanno ammesso lo svolgimento dei fatti a loro contestati. Ma si è dovuti ricorrere ad un legale, oltre che alla consulenza di Interessi Comuni, per poter avere parzialmente ragione. Perché solo in parte però? Perché BCCR, nonostante abbia riconosciuto il torto, ha ritenuto che almeno una firma su uno dei quattro prelievi fosse autentica, per cui si è trattenuta dal totale il valore di quell’incasso. A fronte di quanto portatole via dal marito, hanno proposto alla signora un importo di 11.500,00 euro a chiusura della lite. In quella occasione le hanno anche chiesto, cito testualmente: “di rinunciare agli articoli sui giornali”. La Bonini, nel prendere la cifra offerta, ha puntualizzato che accettava la somma solo perché aveva bisogno di soldi.

Ma se la banca è rea confessa, se ha riconosciuto la responsabilità dell’accaduto, non le succede nulla? Qualcuno di quell’istituto è stato indagato? Qualche funzionario di BCCR è stato rimosso oppure ha dato le dimissioni? Che ne so: il Presidente? Il Consiglio di Amministrazione? Il Direttore Generale? Il Vice Direttore Generale? Un funzionario? L’impiegato compiacente? Il fattorino? L’autista? La donna delle pulizie? Ma proprio nessuno?!? Ricordo male o la legge è uguale per tutti?!? Ma le denunce, oltre gli accordi, hanno avuto un seguito? Non ci è dato sapere più niente sulla vicenda!!! La superbia di queste persone li rende presuntuosi al punto di non capire che sarebbe stato opportuno, e anche utile, scusarsi pubblicamente con la loro cliente, e pensare che hanno avuto un anno di tempo!

Angelo Santoro

 

 

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Avevo già seguito questa brutta pagina scritta dalla banca in questione. Mi chiedo solo se lei è pazzo a tornarci sopra chiedendo, addirittura, l’azzeramento del Consiglio Direttivo dell’Istituto di Credito! Se l’episodio non fosse stato acclarato poteva dormire sonni tranquilli, ma siccome sono stati presi con le mani nella marmellata lo capisce da solo quanto sono irrequieti. Una mia collega in ospedale oggi mi diceva che lei è un uomo coraggioso, io invece rimango dell’idea che è pazzo!

    • Gentile Elisabetta, le rispondo come Presidente di Fondazione Area, nata a Milano nel 2003 con lo scopo di favorire l’etica nella cultura, ed incoraggiare l’interscambio di informazioni tra persone. Tutti i volontari che collaborano con Area, hanno voluto adottarmi e quindi sostenermi con ogni mezzo disponibile anche nella nuova azione sociale di Interessi Comuni. Non sono coraggioso, coraggiosi sono le migliaia di persone che sono venute nel mio studio per cercare il conforto di una parola, coraggiose sono queste donne e uomini a cui le banche hanno cambiato la vita, coraggiosi sono i figli che ne subiscono le conseguenze. Mi dispiace che la periferia degli ultimi venga sbeffeggiata solo perché abusano nel raccontare le rispettive storie con i mezzi che il web mette a disposizione. Forse qualche volta esagerano, ma chi non lo farebbe nelle stesse condizioni?!? Molti di quanti seguono i miei articoli li avevo già avvisati di frenare i commenti, oggi chiedo loro di evitare anche i “mi piace” (Like), vorrei che tutti noi, io per primo, rispettassimo le regole della casa che ci ospita! Per tornare al coraggio, adesso che ci penso, forse una volta lo sono stato anch’io coraggioso, quando sostenuto da due Presidenti della Repubblica, mi sono impegnato ad accendere i riflettori sull’infame traffico di organi umani espiantati a bambini orfani e disabili, ma anche qui, dopo aver visto negli occhi questi piccoli chi non lo sarebbe stato?!? Per quanto riguarda la pazzia invece, cara dottoressa, spesso è solo figlia del buio della mia ignoranza. Angelo Santoro

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