venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

IL DEF DEL MISTERO
Pubblicato il 09-04-2015


DEF-Renzi-Padoan

In attesa dei numeri e di capire un po’ meglio cosa ci sia dentro la scatola, per ora vuota, del Def, il presidente del Consiglio ha incontrato i comuni. Piero Fassino, presidente dell’Anci, dopo le tensioni di ieri sembra accettare le rassicurazioni elargite a piene mani dal governo e ora sembra più tranquillo. Venerdì il documento verrà approvato dal Consiglio dei Ministri e dal 23 aprile sarà all’esame dell’Aula.

Anci e Governo hanno superato “i fraintendimenti e le incomprensioni dei giorni scorsi”, fa sapere Fassino. “I punti oggetto di chiarimento necessitano ora naturalmente di trovare una traduzione operativa. Alcuni richiedono una normativa di legge, altri strumenti di natura amministrativa”. L’incontro, ha aggiunto, è stato “approfondito, franco e molto costruttivo e ha permesso di acquisire elementi di chiarimento. L’Anci ha confermato la volontà di continuare, come è stato in questi mesi, una relazione positiva con il governo per affrontare i temi aperti con l’obiettivo di cercare soluzioni condivise”.

Ma poi Fassino aggiunge che “il Presidente del Consiglio ci ha detto con molta chiarezza che allo stato attuale un testo finale del Def non esiste, esistono bozze di lavoro che non vanno assunte come decisioni adottate”. E ancora: “Il presidente del Consiglio ci ha detto che il Def non prevede nuovi tagli a carico dei Comuni e che in ogni caso il governo intende discutere con l’Anci a partire da settembre quando sulla base del Def bisognerà redigere la legge di stabilità. Abbiamo preso atto di questo chiarimento importante”. In sostanza sembra che per ora si stia parlando solo di buone intenzioni e che si sta ragionando su cose che non esistono se non nella testa di Renzi.

Rimane l’incognita su dove trovare i soldi per coprire i 10 miliardi di euro che ancora mancano all’appello.  Intanto, c’è da notare che l’antica formula politica dell'”incontro franco e costruttivo”, una volta significava botte da orbi. L’incontro è durato circa un’ora e mezza a. Al fianco del presidente del Consiglio Matteo Renzi erano presenti i ministri Graziano Delrio e Maria Elena Boschi e i sottosegretari Gianclaudio Bressa e Pierpaolo Baretta. La delegazione Anci era guidata dal presidente Piero Fassino. Con lui i sindaci Paolo Perrone (Lecce), Enzo Bianco (Catania), Dario Nardella (Firenze), Ignazio Marino (Roma), Luigi De Magistris (Napoli), Matteo Biffoni (Prato), Guido Castelli (Ascoli).

“Il Def – è il commento di Matteo Renzi da Malta – non produce alcuna novità per i Comuni Italiani. Sono rimato molto sorpreso dalle dichiarazioni dei comuni dei giorni scorsi. Oggi mi pare che siano state di tenore diverso”.

Dal fronte sindacale i commenti non sono molto lusinghieri. “Come accade ormai da un po’ di anni a questa parte – afferma il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo – il DEF è l’occasione per fare chiacchiere o propaganda: cosa in esso ci sia scritto realmente non è ancora dato sapere. Ciò che e’ stato detto, comunque, non ci tranquillizza – prosegue Barbagallo -: si continua con i tagli lineari, niente riduzione delle tasse, investimenti neanche a parlarne e l’occupazione – secondo loro – dovrebbe crescere per decreto. Non ci siamo”. Secondo il segretario della Cgil, Susanna Camusso, il Documento di economia e finanza “si limita a proseguire una politica di tagli che non determinerà nessun cambiamento”.

Preoccupazione arriva dall’Upi, l’Unione delle Province Italiane secondo la quale il Governo conferma 5 miliardi di tagli sulle Province per il 2016-17. “Dopo il 2015 – dichiara il presidente Alessandro Pastacci – non c’è più margine. Ad un anno esatto dal varo della riforma, si ferma tutto. Con la Legge di stabilità 2015, 23 Province su 76 si vedranno ridotti i bilanci in una percentuale che va dal 20 al 30% della spesa corrente in meno. La media nazionale è di oltre il 15%, che in valori assoluti significa quasi 9 milioni in meno a Provincia, con picchi che arrivano a quasi meno 35 milioni.  E’ evidente che parlare di margini ulteriori di riduzioni per il prossimo biennio è impossibile. Vuol dire affossare la prima grande riforma istituzionale del Paese ad un anno dal suo varo. Questi tagli arrivano quando l’attuazione della riforma delle Province, approvata esattamente un anno fa, l’8 aprile 2014, non è ancora neanche lontanamente iniziata. Nel frattempo, con la legge finanziaria i nuovi enti sono stati messi nella condizione di non avere neanche le risorse sufficienti a coprire le funzioni fondamentali che la legge ha loro assegnato”.

Per i grillini infine sotto il sorriso di Renzi si nasconde la fregatura, quindi per i comuni non è ancora tempo di far festa. “Vedremo il testo definitivo, ma intanto nel documento in circolazione – sottolineano – il governo ammette che la correzione dei conti a carico degli enti locali sarà pari a 14 miliardi da qui al 2019. Per fare un esempio, la riduzione della spesa corrente in capo alle Province (ma non le avevano abolite?) e alle città metropolitane (capito Fassino e compagnia?) sarà pari, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, a 12  miliardi. Sono questi i presupposti – evidenziano i deputati grillini – con i quali il presidente del Consiglio fa finta di discutere e confrontarsi con i suoi ex colleghi?”

Ginevra Matiz

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