lunedì, 23 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Il futuro con l’Italicum  
Pubblicato il 17-04-2015


L’Italicum, senza correzioni e nel combinato disposto della ‘riforma’ del Senato, apre una porta su un futuro che può essere fonte di guai. Bersani ha ripetuto ancora una volta i suoi dubbi sui rischi che corre la democrazia. Non si riferiva naturalmente al segretario del PD, di cui nessuno mette in dubbio l’autentica vocazione liberale e democratica, ma ciò che potrebbe avvenire in futuro perché le regole, come la legge elettorale, valgono per l’oggi e per il domani.

Facciamo allora un esercizio di pessimismo e disegniamo un futuro a breve con alcuni guai possibili.

Mare-Nostrum-immigratiImmigrati. Il caos libico, in concomitanza con la perdurante e grave crisi degli altri Paesi dell’area, dalla Siria all’Iraq, provoca una rapida e violenta accelerazione del fenomeno degli ‘sbarchi’. L’Italia si trova a fronteggiare una marea di oltre cinquecentomila migranti. Nessuna struttura pubblica sopporta lo shock e la disorganizzazione aggiunge complicazioni ulteriori a una situazione che ben presto diviene esplosiva. Il fiume di migranti travolge tutti gli argini, civili e politici, con i primi incidenti tra cittadini e immigrati, abbozzi di pogrom, scontri a sfondo razzista e religioso. L’Europa non sa che pesci prendere, dà risposte parziali e insufficienti. La ‘caccia’ all’immigrato diventa popolare.

Economia. La Grexit si verifica. Default del debito pubblico di Atene. L’euro comincia a ballare. Sull’Italia ricadono i problemi connessi direttamente ai crediti inesigibili, una quarantina di miliardi, e quelli legati alla tempesta che si abbatte sulle borse. Lo spread tra bund e btp schizza in alto. Da quota cento torna oltre 500 e l’enorme debito pubblico italiano diventa un problema estremamente serio. Archiviato il ‘tesoretto’ – la bufala prelettorale – tra settembre e marzo il governo Renzi si trova a fronteggiare una durissima crisi economica e finanziaria. Mette mano alle tasse, all’Iva, alle accise sui carburanti, taglia le pensioni e scatena un’ondata di proteste che coinvolge tutti: lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati. Anche nel PD cresce il fronte di quanti chiedono di rivedere l’adesione alla moneta unica. Il ‘nemico’ popolare diventa l’euro.

Corruzione. Dai Lavori pubblici alla Sanità, si susseguono a ripetizione una serie di scMafia-capitale-arresti-Pignatoneandali, più o meno grandi, che scoprono una fitta ragnatela di corruttela che coinvolge dalla polizia locale fino ai dirigenti dei ministeri. Consiglieri e assessori, sindaci e presidenti di Regione, alti burocrati e parlamentari, non si salva nessuno. Gli arresti diventano retate. Emergono inquietanti rapporti con pezzi di magistratura, la criminalità organizzata e con settori deviati delle forze di sicurezza. Il discredito delle Istituzioni raggiunge livelli inauditi.

Il governo. L’Italicum è passato alla Camera ed è definitivamente legge. La maggioranza di governo, cioè il PD, traballa e Renzi decide un’ulteriore accelerazione delle sue ‘riforme’ ottenendo anche il sì a quella del Senato. Tenta il tutto per tutto e, al primo inciampo, va dal Capo dello Stato che scioglie le Camere e convoca le elezioni.

Un breve passo indietro. Gli italiani vanno a votare con una legge che è stata votata a forza di spintoni ed è espressione di una minoranza assoluta di elettori. Grazie all’esorbitante premio di maggioranza del Porcellum infatti, il sì alla riforma elettorale, nella migliore delle ipotesi ha il sostegno (su 50 milioni e mezzo di aventi diritto nel 2013 ha votato il 75%) di non più di un quarto dei votanti (10 milioni per la coalizione guidata da Bersani e 3 milioni e mezzo per quella di Monti). Un sostegno a cui bisognerebbe fare una bella tara visto che, oggi, nel PD la minoranza conta alla Camera all’incirca su un terzo dei deputati.

Si aprono le urne dopo una campagna elettorale contrassegnata da due temi forti: l’uscita dall’euro e il contrasto all’immigrazione. L’isteria collettiva non viene governata dal PD, che anzi tenta di inseguire La Lega e Grillo sul terreno scivoloso del populismo. Nel clima di sfiducia generalizzato, l’astensionismo va alle stelle e votano poco più della metà degli aventi diritto. Ciononostante il PD ottiene il primo posto seguito a un’incollatura dalla Lega e da Grillo. Quarto Berlusconi e in coda SEL. Siccome Renzi non ha raggiunto il 40%, si va al ballottaggio. I votanti non superano il 40% e si ripete il caso Livorno, solo che questa volta non è Grillo a raccogliere tutto il voto contrario al PD, bensì la Lega perché l’Italia, e forse qualcuno l’ha dimenticato, è storicamente un Paese che vota più a destra che a sinistra.

Al secondo turno passa, anche se per poco, la Lega di Salvini e grazie all’Italicum, con il voto di meno di un quinto degli elettori, vince tutto. Senza contrappesi. Con la maggioranza che si ritrova potrà governare la Rai-Tv, eleggere la Consulta, il successore di Mattarella e emendare anche la Costituzione. Auguri.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Carlo Correr
    Facciamo gli scongiuri sui foschi accadimenti che precedono le ultime quattro righe e soffermiamoci su queste ultime collegandole alle prime cinque del tuo articolo.
    Su questa Legge elettorale la maggioranza dei lettori dell’Avanti concorda con le critiche del Direttore Del Bue e abbiamo un membro della Direzione del PSI che deve chiedere il soccorso dell’Avanti per fare giungere il suo appello di NON votarla ai nostri parlamentari. Questi ultimi è opportuno che non dimentichino che sono stati eletti con Bersani grazie al patto concordato in Europa tra il PSI e il PSE.
    Invito nuovamente il Segretario Nencini a spiegarci sull’Avanti in base a quale nobile calcolo ha deciso di immolare il voto socialista a questa Legge elettorale. Un parlamentare non deve avere vincoli di mandato né nei confronti del Partito né rispetto alla maggioranza di appartenenza quando sono in discussione i principi e gli equilibri democratici e costituzionali.
    Carissimo Carlo: in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica l’Avanti organizzò assieme al sito del PSI un’indicazione a sostegno della Bonino. Che ne dici della proposta di affidare all’Avanti un sondaggio tra i suoi lettori e tra i socialisti sul consenso o meno alla Legge elettorale?? Spero che non sia l’ultima possibilità che abbiamo per scongiurare il voto favorevole dei socialisti.
    Una risposta sarebbe gradita. Fraterni saluti
    Je suis socialiste

    • Quando si cercava di dare anima e corpo alla Rosa nel Pugno, venne anche preparata un bozza di statuto che tra l’altro comprendeva l’uso dei referendum tra gli iscritti per sondare l’opinione del partito su temi di particolare interesse (Grillo ci è arrivato qualche anno dopo). L’Avanti!, ma la decisione è del Direttore, può certamente fare questi sondaggi, ma riguarderebbero solo i lettori e comunque dovrebbero essere effettuati in accordo con la linea del partito, il nostro editore.
      Carlo Correr

      • Carissimo Carlo Correr
        Ti ringrazio per la risposta.
        Non conoscendo i meccanismi che regolano i rapporti fra l’Avanti e la Direzione del PSI, la proposta di un sondaggio mi è venuta spontanea osservando quanto in proposito avviene normalmente sui Quotidiani nazionali. La distinzione tra lettori e iscritti è importante ma nel caso dell’indicazione sulla Bonino non è stato messo il vincolo di fornire il numero della tessera del PSI per essere autorizzati a dare un’indicazione. In proposito non abbiamo avuto pubblicato dalla Direzione l’esito del numero di adesioni mentre è apparsa ufficialmente sui quotidiani la non dignitosa ritirata finale dal voto di bandiera del PSI a favore della Bonino per la Presidenza della Repubblica. Forse quell’iniziativa era semplice propaganda o fumo negli occhi, dal momento che quella ritirata non è stata e non sarà certo incoraggiante per un Partito che nella forma vuole sperimentare nuovamente la Rosa nel pugno per tentare di raggiungere quella fascia di elettorato per ottenere il 3%.
        Oggi apprendo che ai cittadini svizzeri, agli aderenti ai 5 Stelle e ai lettori dei quotidiani sono concessi i referendum o i sondaggi mentre ai socialisti, paladini politici della libertà di espressione, sono negati su un foglio che dovrebbe dar loro voce quando occorre pronunciarsi su temi esiziali come quelli istituzionali. Speriamo che la Direzione ci conservi l’accesso agli appelli visto che un suo membro, come Sollazzo, è dovuto ricorrere all’Avanti per esprimerlo.
        Carissimo Carlo. Ci sono delle regole a cui comprendo che ti devi attenere e con te i socialisti della Redazione fra cui anche il Direttore. Vi sono comunque sempre debitore della vostra attenzione e del vostro prezioso lavoro al servizio del nostro Avanti.
        Da Nicola Olanda un fraterno abbraccio a tutti.
        Je suis socialiste

  2. E’ del tutto realistico lo scenario indicato dal Compagno Correr, che in parte avevo messo su un Comunicato Stampa girato nel territorio del X° Municipio di Roma (Ostia). Purtroppo si prevede assurdamente anche il voto dei Socialisti a questi scempi dell’Italicum e del Senato. Mi sembra un suicidio politico per il PSI, che non avrà margini per rilanciare il suo ruolo politico nel paese.

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