domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Il lavoro ‘alla rumena’
sta uccidendo l’Europa
Pubblicato il 09-04-2015


Il volantino diffuso nei giorni scorsi a Modena, con il quale si offre la possibilità di un lavoro a prezzi stralciati rappresenta un campanello d’allarme che nessuno dovrebbe sottovalutare.

Risparmia il 40%! Niente Inail, Niente Inps, niente tredicesima e quattordicesima! Vinci la crisi con i lavoratori interinali col contratto rumeno”.

Si tratta, come appare del tutto evidente, di pubblicità a sostegno di reati. Il reato più evidente è quello di violazione delle leggi e dei regolamenti in materia di salute e di infortuni sul lavoro.

Niente Inail in un Paese dove gli incidenti sul lavoro fanno oggi registrare un numero impressionante di morti e di infortuni. Niente Inps in un Paese dove l’evasione contributiva sta minando la stabilità dei conti dell’Inps, un Istituto di previdenza che, trainato al momento da Boeri, sembra interessato solo a quanto si può risparmiare sulla pelle dei pensionati. Manca una proposta che completerebbe l’annuncio di Modena e potrebbe riguardare, come trattamento concreto, i lavoratori trattati in salsa rumena “un bicchiere di nulla, senza pane, con l’aggiunta magari di uno stuzzicadenti e di un giornale di ieri.”

La mia è una battuta usata non tanto per prendere alla leggera un problema drammatico che abbiamo di fronte e che, fino ad oggi, è stato colpevolmente trascurato. Come è possibile, infatti, che l’appartenenza dei singoli Paesi alla Comunità europea venga cinicamente usata non solo per sputtanare l’idea stessa di Europa, ma per costruire una sorta di Far West dove sui diritti dei lavoratori ognuno fa quello che crede più opportuno. Tutti, dalla Banca europea al Consiglio europeo e alla Commissione, passando per il Parlamento europeo, spiegano che la lotta alla corruzione e alla criminalità sono essenziali se si vuole davvero uscire dalla crisi economica e politica che attanaglia il continente.

L’esperienza degli ultimi decenni dimostra che, quando si violano i più elementari diritti dei cittadini, in particolare dei lavoratori, non c’è nessun progresso economico e sociale possibile. In altri momenti, almeno qualche tentativo di mobilitazione ad esempio contro il lavoro minorile e le più gravi forme di sfruttamento fu tentata anche se con scarso successo. Oggi, l’Europa sembra assistere del tutto indifferente a iniziative come quella di Modena o quelle ungheresi che di fatto colpiscono al cuore le basi della convivenza civile, in quanto riducono chi ha bisogno di lavorare a puro oggetto di sfruttamento.

La Ces, Confederazione europea dei sindacati, sta cercando un faticoso rilancio in vista del Congresso che si svolgerà entro l’anno. Anche se appare abbastanza utopico ritenere che si possano facilmente recuperare decenni di inattività e di gravi omissioni, non sarebbe inutile cercare di darsi una smossa. Il sindacato europeo e almeno le forze che si dichiarano democratiche, progressiste e socialiste rappresentate a Bruxelles dovrebbero dare segnali inequivocabili. Con i diritti dei lavoratori, con la loro salute e integrità psico-fisica non si può più scherzare.

Uno dei risultati più evidenti già prodotti dalla crisi è il fatto che oggi una parte rilevantissima della popolazione europea vive in condizioni materiali sempre più precarie. Ci si cura di meno rispetto a pochi anni addietro, si mangia di meno e con cibi di minor qualità. Fare una visita fugace a una mensa della Caritas o alle iniziative di associazioni che redistribuiscono alimenti, ci dovrebbe rendere avvertiti del fatto che povertà e miseria non sono ricordi del passato. Prima che i teorici del lavoro senza Inail, Inps e tredicesima prendano campo sarà bene che tutti, per la loro quota, diano un aiuto con l’obiettivo di arrestare e poi invertire il definitivo imbarbarimento della società.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista

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