mercoledì, 19 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

IL RISCHIO GRECO
Pubblicato il 16-04-2015


Grecia-crisi economica

Cresce l’allarme per un possibile e imminente default della Grecia. Dopo il declassamento appena un gradino sopra il livello di junk-bond, titoli spazzatura per le obbligazioni emesse dalla banca centrale ellenica, deciso da Standard and Poor’s. Una situazione che si sta facendo di ora in ora più difficile perché le notizie, non necessariamente vere, peggiorano le aspettative del mercato che a sua volta fa peggiorare le previsioni e influisce sulla situazione reale del debito greco.

Atene dopo aver saldato la tranche di debito da 460 milioni di dollari con l’Fmi il 9 aprile scorso, tra una settimana, il 24 aprile, dovrà aver raggiunto almeno un accordo di massima con i partner dell’Eurozona al summit dei ministri delle Finanze che si terrà a Riga perché se non riceverà ulteriori aiuti entro la fine di aprile, da maggio non sarà più in grado di onorare i suoi impegni; in una parola sarà insolvente. Per raggiungere l’accordo di rifinanziamento dovrà presentare un piano di riforme che integra o sostituisce quello varato dal precedente governo conservatore di Samaras, ma a oggi a Bruxelles nessuno ha ricevuto ancora nulla.

L’ipotesi di un default spaventa un po’ tutti e il solo parlarne ha fatto, ad esempio, crescere lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi – nel pomeriggio era salito a 130 punti (+14%) – riducendo lo spazio di manovra del governo italiano che sul risparmio del servizio del debito conta parecchio per uscire dalla crisi. L’insolvenza della Grecia avrebbe effetti negativi diretti e indiretti su tutta l’economia dell’euro. In particolare su quei Paesi che hanno un debito pubblico molto elevato come appunto l’Italia. Il nostro Paese dovrebbe assorbire infatti non solo la cancellazione del credito, ma sopportare l’aumento dello spread con conseguente aggravamento dei conti pubblici e abbandono dei progetti legati a mitici ‘tesoretti’.

Per quanto riguarda il debito greco, il 72% è in mano a istituzioni pubbliche. Il 60% è dell’Unione europea, il 12% del Fondo monetario internazionale (FMI) mentre la Banca centrale europea (BCE) ne detiene l’8% e il 15% è sul mercato secondario. L’Italia è esposta verso la Grecia per circa 40 miliardi di euro attraverso prestiti bilaterali e quote di partecipazione nel fondo salva-Stati (Esm), nella Bce e nell’Fmi. Prima dell’Italia c’è la Francia con 46 miliardi e in testa la Germania con 60 miliardi.

Ecco dunque che i timori sono anche presenti nelle altre capitali e secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, il governo tedesco starebbe pensando a un ‘piano B’ per rendere possibile alla BCE di continuare a finanziare la Grecia anche in caso di fallimento.

Intanto il direttore generale del FMI, Christine Lagarde, si dice ‘‘preoccupata” per la “situazione di liquidità’’, sottolinea che nessuna economia avanzata ha mai chiesto al FMI di posticipare i pagamenti e precisa che per la Grecia un ritardo non sarebbe consigliabile nell’attuale situazione. Un consiglio quest’ultimo che, secondo il Financial Times, sarebbe servito ad evitare che Atene avanzasse ufficialmente la richiesta di dilazione nei pagamenti, pari a quasi un miliardo di euro, in scadenza il prossimo mese per ricevere un rifiuto ufficiale. Nello stesso tempo il direttore del FMI ammonisce sui rischi per la zona euro perché “potrebbe riemergere lo stress finanziario per via dell’incertezza sulle politiche associate alla Grecia”. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgand Schaeuble, da New York, dopo un lungo periodo di astinenza dichiaratoria sulla questione, ci ha messo del suo tornando a fare pressione su Atene affinché rispetti gli impegni, ma promettendo che comunque la Germania si darà da fare per aiutare la Grecia. “Fino al precedente governo”- ha detto – stava avendo risultati in termini di ripresa migliori delle aspettative e ha raccontato di aver detto al premier ellenico che “se avete promesso ai vostri elettori durante la campagna elettorale che avreste avuto sia la ripresa e che sareste riusciti a restare nell’Eurozona senza rispettare il programma (l’accordo da 240 miliardi con la Troika, ndr), allora voi soffrirete”.

Come conseguenza diretta di questo clima fosco, delle dichiarazioni della Lagarde e delle indiscrezioni varie, il rendimento pagato dai titoli di Stato triennali greci è salito in 24 ore di 158 punti, al 26,18%, al massimo dal 2012, portando lo spread decennale a 1.225 punti base. A questi livelli è davvero arduo immaginare come la Grecia possa continuare a rimborsare il debito, accrescendo la sensazione che il default debba essere solo dichiarato, ma nei fatti sia già avvenuto.

Nonostante tutto però il premier greco, Alexis Tsipras si dice “fortemente ottimista” sulla capacità del suo governo di raggiungere un accordo con i creditori esteri entro “la fine del mese”.

Ha creato intanto non poca sorpresa una notizia diffusa dalla Reuters secondo cui ‘dopo l’Iran, anche Atene’, nonostante faccia parte della NATO, tornerebbe a comprare armi dalla Russia con l’acquisto di missili antiaerei del sistema S-300. Un sistema molto sofisticato e moderno, in grado di inseguire circa 100 bersagli contemporaneamente, potendo ingaggiarne fino a 36, compresi missili balistici. Il sistema completamente automatizzato, può restare ‘sigillato’ senza manutenzione per lungo tempo ed entrare in funzione in appena 5 minuti. Cosa ci debba fare la Grecia di queste armi e soprattutto con quale soldi dovrebbe pagarle resta un mistero completo. “Il mese scorso – sottolinea l’agenzia di stampa – il premier Alexis Tsipras si era recato in visita a Mosca dal presidente russo Vladimir Putin, alimentando le speculazioni sull’avvicinamento dei due Paesi”. “Nei giorni scorsi, per effetto di un decreto a firma del presidente – aggiunge – il Cremlino aveva sbloccato il bando alla vendita del sistema di difesa missilistica aerea S-300 all’Iran”.

Qualcuno ricorderà anche che prima che esplodesse la crisi finanziaria greca, nel 2012, il governo conservatore di Kostas Karamanlis prevedeva di spendere il 3% del PIL per la Difesa (l’Italia lo 0,7% ndr), acquistando navi, sottomarini e aerei da guerra dalla Germania e dalla Francia per miliardi di dollari, proprio per andare incontro alle pressanti richieste di Berlino e Parigi, in cambio degli aiuti europei in euro. Quel debito è stato poi passato dalle banche greche alle casse europee e oggi è sulle spalle dei contribuenti del Vecchio Continente. A cominciare da quelli tedeschi, francesi e italiani.

Alvaro Steamer

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento