lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il ritorno della fiction
‘Fuoriclasse 3’
con Luciana Littizzetto
Pubblicato il 23-04-2015


Luciana Littizetto protagonista della fiction Rai 'Fuoriclasse', giunta alla III edizione

Luciana Littizetto protagonista della fiction Rai ‘Fuoriclasse’, giunta alla III edizione

Tornata la fiction di “Fuoriclasse” con Luciana Littizetto. Tante le novità della terza serie che vede protagonista la professoressa Isa Passamaglia. Per la regia di Tiziana Aristarco, un tono più fresco giova a “Fuoriclasse 3”, che sembra almeno partire meglio nella prima puntata, rispetto alla precedente stagione. Si approfondisce soprattutto il rapporto genitori-figli, più che tra insegnanti e alunni.

Per una nuova immagine della scuola, di cui c’è bisogno. Merito (o colpa!) della neo arrivata, la piccola Anna, figlia di Enzo e Isa, che cattura tutti: coccolata, ottiene le attenzioni di amici e parenti e viene viziata a dismisura. Anche dalla new entry: la zia Bea, alias Lunetta Savino, che è l’attrice indovinata per il ruolo; ha la giusta comicità, solarità, dolcezza, delicatezza e tenerezza, che si addice al personaggio che infonde simpatia. In fin dei conti è pur sempre la sorella di Isa Passamaglia no? Non può essere da meno. Ed in effetti la verve, l’astuzia, la brillantezza e la personalità forte e accesa sono le stesse. Ed anche la Littizzetto si supera. “Fuoriclasse 3” racconta con leggerezza tematiche importanti, con la verve appunto di una comicità naturale, spontanea, genuina, con una sincerità istintiva che mostra la migliore “Lucianina”(come la chiama sempre Fabio Fazio, suo partner doc nel lavoro), il suo lato comico più piacevole, senza quella satira pungente, sarcastica, irriverente e ostile quasi, ma che fornisce un tono più sereno, rilassato, morbido, soft, vellutato, materno ed umano alla fiction.

Divertente anche il ruolo di Enzo (Fausto Sciarappa), padre sempre più premuroso, protettivo ed apprensivo. Anche Ettore Bassi (il prof Canfore Tommaso) cerca di costruire e mantenere un rapporto col figlio della ex. Una visione della paternità e della maternità: due diversi modi di voler bene ai figli. E per quanti si sono lasciati, nuovi amori nascono come quella della dott.ssa Stefania Vivaldi (Irene Ferri) che segue il neo fidanzato in Francia a Parigi. E così vengono mostrati nuovi legami di coppia: tra quelli dei giovani, più liberi, e quelli degli adulti, più vincolati dai figli e meno presi da se stessi. Un figlio, o una figlia come Anna, ti cambia la vita infatti si dice sempre. Un po’ come una zia. Ed in questo il nuovo è portato proprio dal neo personaggio di Bea, la sorella di Isa Passamaglia. Che ricadute avrà su Isa e sulla sua nipote e sulla famiglia di Passamaglia? In che modo stravolgerà le loro vite? Quanto disordine e scompiglio porterà? Ma anche: quale supporto e sostegno, le darà e quanto aiuto fornirà ad Isa? E quale sfaccettatura inedita di lei ci mostrerà? Questo il lato avvincente tutto da scoprire e da rivelare della nuova serie. Finora quella degli zii non era una parentela inserita nel cast di protagonisti.

Ma poi ci sono anche i ragazzi della scuola. Anche se il privato entra sempre più nel pubblico della scuola appunto. O forse l’inverso. Di sicuro le due realtà si vanno fondendo sempre più. In fin dei conti si vuole far vedere, in maniera non secondaria a nostro avviso, il ruolo educativo della scuola. Quest’ultima è come una famiglia, una casa e un punto di riferimento per i ragazzi, che hanno un legame confidenziale con Passamaglia in particolare. Il rapporto tra insegnanti e alunni è come quello tra genitori e figli. E gli insegnati sono, e vengono mostrati, quali persone normali, coi loro problemi, che spesso hanno anche loro bisogno di consigli. Proprio come i loro ragazzi, con cui è importante costruiscano un dialogo come in casa. Si dovrebbe parlare più a scuola coi docenti, così come in famiglia, coi professori così come coi genitori.

Tutto questo viene rappresentato in maniera più fresca, ironica, divertente, con un ritmo più rapido. E con un velo di romanticismo. Isa ed Enzo, infatti, hanno un rapporto autentico e duraturo, di amore anche senza legami formali di unione matrimoniale. Il loro amore è vero e non hanno bisogno di matrimonio per essere fedeli luna all’altro. L’arrivo di un/a figlio/a di solito toglie intimità alla coppia, minandone anche la stabilità a volte. Ma non a loro due. Un po’ come fa Isa con la sorella Bea. Che si ritrovano e sapranno essere più unite di prima, più che nell’infanzia. Il loro vaso, che le univa metaforicamente e dove da piccole rubavano le caramelle nascoste all’interno, e che sembrava quasi irraggiungibile poiché posizionato in alto, ora tronerà a casa loro. Una sorta di vaso di pandora che svelerà molti retroscena. Chissà se sarà di buon auspicio il fatto che riusciranno a riconquistarlo e farne icona del legame forte che le tiene insieme. Sicuramente l’ultima ed ulteriore trovata intelligente della regista Tiziana Aristarco, è appunto quella di introdurre questa sorta di alter ego speculare di Isa Passamaglia. Uno specchio dove riflettersi, quasi a riflettere su se stessa, su quello che è, su ciò che è diventata, per non dimenticare quello che la vita le ha donato ed apprezzarne sino in fondo la bellezza delle semplici cose, quali l’intimità della famiglia. E della scuola, della sua classe e dei suoi alunni. Questo certo toglie un po’ di protagonismo a Passamaglia, ma ne fa una fiction meno incentrata esclusivamente sul suo personaggio, come accadeva di “Fuoriclasse 2”, quasi una vicenda mono-attoriale, per lasciare spazio anche a chi è come lei e può darle quel qualcosa che le mancava arricchendo così la sua figura e persona. Il personaggio di Isa, laddove sembra sminuito, pertanto viene rivalutato, (r)innovato e reso più umano ed empatico: meno wonder woman e più donna comune alle prese coi problemi di tutti i giorni.

Una fiction che fa bene alla tv generalista, in contrasto a quella definita “spazzatura”. Spesso, di recente, c’è il montare di una critica verso la tv contenitore-pattumiera dove si ricicla il dolore, strumentalizzando la sofferenza per farne cibo per utenti che riusano e fruiscono dei prodotti forniti passivamente, senza fare la differenziata, differenziando e scegliendo, cercando di distinguere quelli di qualità tra ciò che vedono. Per fare una metafora ambientale, dato che la tv può inquinare le menti, la mentalità e la cultura, tanto quanto una discarica l’ambiente. Una tv impegnata in modo leggero invece va in scena con “Fuoriclasse”, come è nello stile della Littizzetto, a partire dalla conduzione di Sanremo lo scorso anno quando fu artefice di un bellissimo monologo contro la violenza sulle donne. Poche semplici battute e parole possono essere spesso molto efficaci, più di tanti lunghi discorsi.

Barbara Conti

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