sabato, 21 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Inps. Indennità antitubercolari 2015
Pubblicato il 24-04-2015


Sono tutele previdenziali di natura economica corrisposte dall’Inps ai lavoratori ed ai loro familiari (coniuge, figli, fratelli, sorelle, genitori ed assimilati) affetti da tubercolosi, a determinate condizioni sempre che l’assicurato possa far valere almeno un anno di contribuzione nell’arco dell’intera vita lavorativa. Le prestazioni in questione comprendono: l’indennità giornaliera, erogata durante il periodo delle cure, qualora l’interessato non abbia diritto alla retribuzione completa; l’indennità post sanatoriale, pagata alla fine del ricovero o della cura ambulatoriale, che abbiano avuto una durata non inferiore a sessanta giorni, per non meno di due anni: nel caso della cura ambulatoriale, l’assicurato non deve aver prestato attività lavorativa per almeno sessanta giorni, anche non continuativi; l’assegno di cura o di sostentamento, di durata biennale, per gli assistiti la cui capacità di guadagno in occupazioni confacenti alle loro attitudini, sia ridotta a meno della metà per effetto o in relazione alla malattia tubercolare e che non percepiscano una normale retribuzione continuativa ed a tempo pieno; tale assegno è rinnovabile di biennio in biennio, senza limiti temporali, in presenza dei predetti requisiti; l’assegno natalizio, infine, qualora l’assistito fruisca di prestazione antitubercolare, sanitaria o economica, anche per un solo giorno, nel mese di dicembre. Dall’inizio dell’anno queste provvidenze numerarie corrisposte direttamente dall’Inps ai soggetti assistiti dal servizio sanitario nazionale sono state aumentate (come previsto dalla legge n. 419/1975) della stessa percentuale (0,3%) con la quale sono stati adeguati in via provvisoria i trattamenti previdenziali al costo della vita. Pertanto, per effetto delle variazioni percentuali determinate dagli articoli 1 e 2 del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 20/11/2014, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 280 del 2/12/2014, pari rispettivamente al 1,1% dal 1° gennaio 2014 (in luogo della misura provvisoria del 1,2% di cui al Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 20/11/2013) e allo 0,3% dal 1° gennaio 2015 (in via provvisoria), sono state stabilite, per il 2015, le nuove indennità.

Questi di seguito indicati gli importi giornalieri in vigore  dall’inizio del corrente anno: Ips/assicurati, euro 21,92 (£. 42.443), Ips/familiari (nella misura ridotta del 50%) euro 10,96 (£. 21.222); Ig/assicurati euro 13,15 (£. 25.462), Ig/familiari euro 6,58 (£. 12.741); Acs euro 88,45 (£. 171.263). Importante, nei periodi di titolarità  del trattamento economico di cui si tratta i soggetti interessati hanno diritto agli assegni familiari e ai contributi figurativi utili per la pensione. Va infine precisato che gli eventuali aggiornamenti degli appannaggi in pagamento vengono effettuati d’ufficio. E’ utile ricordare, inoltre, che in base alla disposizione di legge n. 88/1987 (il provvedimento legislativo che ha riordinato la materia), i datori di lavoro sono tenuti ad anticipare, per conto dell’Istituto assicuratore, le indennità tubercolari ai propri dipendenti, in analogia a quanto avviene per le prestazioni economiche di malattia comune.

Per la relativa procedura di conguaglio effettuata attraverso la denuncia contributiva mensile, occorre che le aziende coinvolte espongano l’importo delle indennità giornaliere erogate nel rigo appositamente prefigurato del modello Uniemens. Per ogni opportunità, giova infine rammentare che l’aggiornamento in questione viene operato, sempre a decorrere dal primo gennaio 2015, anche sulle indennità giornaliere in corso di godimento a quest’ultima data, spettanti agli assicurati contro la tubercolosi in misura pari all’indennità di malattia per i primi 180 giorni di assistenza ai sensi dell’art. 1 comma 1, della legge 14 dicembre 1970, n. 1088. In ogni caso, se la prestazione numeraria di malattia da mettere in pagamento dovesse risultare inferiore all’indennità giornaliera prevista nella misura fissa di euro 13,15, deve essere corrisposta quest’ultima.

Lavoro. Per l’attività tipica si paga a Inarcassa

L’ingegnere o l’architetto libero professionista che fa l’amministratore di condominio, deve versare i contributi previdenziali a Inarcassa. Se invece svolge l’attività tipica ma lavora anche come consulente commerciale, si deve iscrivere alla gestione separata dell’Inps. Queste sono alcune delle casistiche contenute nella circolare 72/2015 dell’Inps, con cui l’istituto di previdenza riassume le regole per l’iscrizione e gli obblighi contributivi alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti o, in alternativa, alla gestione separata. In base allo statuto di Inarcassa, architetti e ingegneri che lavorano come dipendenti non possono iscriversi alla Cassa, adempimento obbligatorio, invece, per chi esercita la libera professione con continuità ed è iscritto all’albo professionale, è titolare di partita Iva e non è iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria. Negli anni scorsi, però, l’Inps riteneva si dovessero iscrivere alla gestione separata anche professionisti iscritti all’albo e con una Cassa di previdenza di settore.

Ora, anche alla luce della norma di interpretazione autentica contenuta nel decreto legge 98/2011 e alle sentenze di Cassazione, sono state individuate le attività che ricadono sotto la “competenza” di Inarcassa o della gestione separata dell’Inps. Nella prima ipotesi si contano per esempio il consulente e programmatore informatico e il project manager nel settore Ict, nella seconda il consulente finanziario e l’orientatore professionale. «È una circolare fortemente voluta da noi – ha affermato Paola Muratorio, presidente di Inarcassa – per la quale abbiamo lavorato con Inps che è stata veramente collaborativa. È importante che ci sia chiarezza contributiva e riteniamo che la circolare risponda in modo esaustivo a questa necessità. Gli esempi riportati nascono da casi reali».

L’Inail scrive a un milione e mezzo di famiglie 

Per tutelarsi contro gli infortuni più gravi che possono derivare dal lavoro svolto in ambito domestico bastano meno di 13 euro: lo ricorda l’Inail con una lettera indirizzata a oltre un milione e mezzo di famiglie italiane nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione sull’obbligo assicurativo per chi si occupa – in via esclusiva, gratuitamente e senza subordinazione – della cura della casa e del nucleo familiare.

Allegato il bollettino postale precompilato. La lettera – firmata congiuntamente dal direttore dell’Inail, Giuseppe Lucibello, e dal presidente del comitato amministratore del Fondo autonomo speciale per l’assicurazione contro gli infortuni domestici, Federica Rossi Gasparrini – ha l’obiettivo di informare i potenziali soggetti tenuti all’obbligo assicurativo e di fornire loro ogni chiarimento necessario per adempiere a quanto previsto dalla legge 493/1999. Nella comunicazione sono contenute tutte le informazioni utili sulle prestazioni garantite in caso di infortunio, sulle modalità di pagamento del premio tramite l’allegato bollettino postale precompilato, nonché sull’esonero dal pagamento per i soggetti in possesso dei requisiti di legge.

Per l’esenzione basta una semplice autocertificazione. L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni che derivano dal lavoro svolto in ambito domestico è obbligatoria ai sensi della legge 493/1999 e il suo costo è pari a 12,91 euro. Per chi ha un reddito personale fino a 4.648,11 euro – e fa parte di un nucleo familiare il cui reddito complessivo non superi i 9.296,22 euro – è prevista l’esenzione: in tal caso basta redigere una semplice autocertificazione e il costo della polizza è interamente a carico dello Stato. A essere interessati alla sottoscrizione della polizza sono tutte le donne e gli uomini tra i 18 e 65 anni che si occupano della cura della casa e del nucleo familiare in via esclusiva, gratuitamente e senza subordinazione.

Riconosciuta una rendita mensile per invalidità permanente pari o superiori al 27%. Per i soggetti che hanno attivato l’assicurazione, in caso di infortunio grave nello svolgimento del lavoro di “casalingo/a”, è garantita una rendita mensile a vita. Tale rendita è riconosciuta anche quando l’invalidità permanente subita è pari o superiore al 27% e il suo importo mensile può oscillare dai 186,18 euro (invalidità del 27%) ai 1.292,90 euro (invalidità al 100%). In caso di infortunio mortale è prevista una rendita ai superstiti in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge.

Eternit. Il 12 maggio udienza preliminare per processo bis

A poco più di sei mesi dalla sentenza della Cassazione che ha annullato per prescrizione la condanna inflitta in primo e secondo grado all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny per il disastro ambientale provocato dagli stabilimenti italiani della Eternit, il 12 maggio a Torino si terrà l’udienza preliminare del nuovo processo per le morti provocate dalla multinazionale dell’amianto.

All’imputato contestate anche diverse aggravanti. In questo caso i pubblici ministeri Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace contestano a Schmidheiny il reato di omicidio volontario, con le aggravanti di aver commesso il fatto per ‘‘mero fine di lucro’’ e ‘‘con mezzo insidioso’’, perché avrebbe omesso l’ informazione sui rischi a lavoratori e cittadini e promosso, al contrario, una ‘‘sistematica e prolungata’’ opera di disinformazione. Il nuovo filone di indagine riguarda le morti per malattie amianto-correlate di 258 persone, tra operai e residenti, avvenute fino al 2014 nelle zone in cui sorgevano gli impianti Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli.

La documentazione di ogni singolo caso allegata agli atti. La documentazione allegata all’atto di chiusura dell’inchiesta bis sulla multinazionale dell’amianto comprende anche le consulenze fatte sulle analisi, caso per caso, dei mesoteliomi di cui si ammalarono le vittime, oltre a numerose testimonianze. La procura ha configurato l’omicidio volontario perché ritiene che l’imputato, nonostante fosse al corrente della pericolosità dell’amianto, avrebbe “somministrato” comunque fibre della sostanza.

Il capo di imputazione risponde all’obiezione della Corte Suprema. Il nuovo capo di imputazione di omicidio volontario pluriaggravato accoglie anche a una delle obiezioni formulate dai giudici della Corte Suprema, che nelle motivazioni della sentenza dello scorso 19 novembre avevano sottolineato come l’imputazione di disastro ambientale a carico di Schmidheiny non fosse la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio, dal momento che la condanna massima sarebbe stata troppo bassa: “Colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage”, si legge infatti nel documento depositato il 23 febbraio, verrebbe punito soltanto con 12 anni di carcere e questo è “insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso”.

Carlo Pareto

 

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