lunedì, 23 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Segnali di distensione
tra Israele e Palestina
Pubblicato il 02-04-2015


Gerusalemme est-alloggiTira aria di distensione nei rapporti israelo-palestinesi. È stato infatti annunciato un piano per la possibile costruzione di 2.200 unità abitative per palestinesi a Gerusalemme Est, precisamente nel quartiere arabo di Al-Sawahra, e approvato dalla Commissione per l’edilizia urbanistica israeliana e dal Ministero dell’Interno.

Secondo le autorità municipali di Gerusalemme il piano di costruzione era già stato proposto dal Sindaco Nir Barkat nel 2009, ma non era stato portato avanti a causa dell’opposizione dei rappresentanti ortodossi. La politica di Barkat mirava all’unificazione di Gerusalemme attraverso la riduzione delle differenze tra la parte orientale della città e l’aumento degli standard di vita nei quartieri arabi. Ma il piano serviva soprattutto a evitare il continuo smantellamento e la costruzione abusiva. “La mancanza di pianificazione ha portato ad un fenomeno diffuso di abusivismo edilizio che si stima includa ad oggi almeno 20.000 case”, ha affermato in una nota il Sindaco di Gerusalemme.

La ONG israeliana Ir Amin ha definito il progetto come il più grande mai visto dal 1967 per le famiglie palestinesi a Gerusalemme, anno in cui iniziò l’occupazione. Nonostante la buona prospettiva per il Progetto, restano comunque dei nodi da sciogliere perché gli abitanti della zona anche se autorizzati a costruire sui loro terreni devono comunque presentare dei progetti che potrebbero richiedere anni per l’approvazione e quindi per tradursi in realtà. Ma secondo il quotidiano israeliano, Haaretz, oltre alle 2.200 nuove case, è stato dato il consenso retro-attivo a 300 abitazioni costruite senza permesso.

Segnali comunque distensivi visto che appena una settimana fa Israele ha deciso anche di sospendere la costruzione di circa 1500 case ad Har Homa un sobborgo ebraico di Gerusalemme est oltre la Linea Verde del 1967. Il sobborgo ha alimentato l’astio tra israeliani e palestinesi, ma mentre Israele considera il complesso come un sobborgo de facto della sua capitale, Gerusalemme, per gran parte del mondo è un insediamento illegale costruito sul territorio annesso dalla Giordania durante la guerra del 1967.
Tanto che per Hagit Ofran, presidente della ONG israeliana che promuove una soluzione tra i due Stati, Peace Now, Har Homa, che si trova tra Betlemme e i quartieri palestinesi di Gerusalemme Est, rappresenta uno dei “maggiori ostacoli” per un soluzione pacifica tra le due popolazioni.

Segnali distensivi sono arrivati però anche da parte palestinese, L’Anp infatti, il giorno prima dell’entrata nella Corte Penale internazionale ha annunciato che eviterà azioni contro Israele riguardanti la costruzione di colonie illegali. La decisione è arrivata subito dopo che l’ufficio del primo ministro israeliano ha dichiarato che Israele avrebbe rilasciato i fondi raccolti a nome dell’Anp e sequestrati come punizione contro la decisione palestinese di aderire alla Corte Penale dell’Aja. Tutti i mesi, Israele trasferisce all’Anp circa 127 milioni di dollari in tasse doganali riscosse su beni destinati ai mercati palestinesi che transitano attraverso i porti israeliani. Esclusi gli aiuti esterni, questi entrate ammontano a quasi due terzi del budget annuale dell’Autorità palestinese.

Si tratta di segnali positivi da entrambe le parti, ma sono in molti a sospettare di Bibi stia facendo delle concessioni in vista di altri probabili insediamenti oppure semplicemente visto che Israele di fatto non ha ancora un Governo, Netanyahu, sta approfittando del momento per uscire dall’isolamento internazionale senza inimicarsi la destra israeliana e il suo stesso partito, il Likud.

Maria Teresa Olivieri

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