mercoledì, 23 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Italicum. Al via l’epurazione dei riottosi del Pd
Pubblicato il 20-04-2015


Italicum-CommissioneTerminato l’esame sull’ammissibilità degli emendamenti, 40 quelli giudicati inammissibili, la commissione Affari costituzionali inizierà le votazioni a partire da domani alle 14,30 sull’Italicum. Insomma avanti tutta. Nessuno può intralciare la corsa verso l’obiettivo. Con Matteo Renzi pronto a tutto. Anche alla fiducia se serve. Ma dopo le polemiche dei giorni scorsi i nodi arrivano al pettine nel Pd, e tra maggioranza e minoranza si acuisce lo scontro. Il premier annuncia che non accetterà veti, ma Gianni Cuperlo replica che in caso di fiducia sarebbe a rischio la legislatura. A Montecitorio, contrariamente che al Senato dove c’è un’unica votazione, il regolamento stabilisce, infatti, che dopo il passaggio della fiducia sui provvedimenti, l’Aula proceda a votare sull’intero testo. La legge elettorale rientra in quelle materie su cui può essere chiesta, e venire concessa, la votazione a scrutinio segreto. E potrebbe essere chiesta proprio in questo secondo e ultimo passaggio in Aula.

Ma nel giorno in cui a Montecitorio giungono alla commissione Affari costituzionali 135 emendamenti alla riforma elettorale di cui 11 da parte di esponenti della maggioranza,

L’ufficio di Presidenza del gruppo Pd ha deciso di sostituire i dieci membri della minoranza Dem presenti in commissione Affari Costituzionali. Si tratta, sottolineano fonti Pd, di una sostituzione ‘ad hoc’ e non definitiva, valida quindi solo per l’esame dell’Italicum. In sostanza una sostituzione fatta appositamente pro domo premier:

Ad essere sostituiti, sono: Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini e Marco Meloni mentre i nomi dei deputati che subentreranno saranno resi  noti prima dell’inizio delle votazioni sugli emendamenti, previsto domani alle 14.30. È una decisione “presa dall’assemblea del gruppo della settimana scorsa” spiega il vicecaopgruppo Ettore Rosato. “Sostituzioni d’imperio – ha detto Andrea Giorgis – perché nessuno ha chiesto di essere sostituito. A questo punto la battaglia sarà in aula. La situazione è in movimento”.

Per il presidente del Consiglio invece “è arrivato il momento di dire che non si può consentire ai veti e ai controveti di bloccare il Paese. Non si può ripartire sempre daccapo. È una legge che elimina il potere di ricatto”. Nel difendere l’Italicum Renzi spiega: “Non ci saranno più inciuci con questa legge elettorale, né le grandi accozzaglie, come l’Ulivo di Prodi e il centrodestra di Berlusconi. È chiaro che questo sistema qualcuno non lo vuole in Parlamento, il potere di blocco viene superato”.

Difende la sostituzione il presidente del Pd Matteo Orfini per il quale  “in commissione si sta per rappresentare il proprio gruppo e quindi la linea che il gruppo ha scelto di assumere, chi non se la sente lascia la commissione e viene sostituito da qualcun altro”. “Quindi – ha aggiunto il presidente del Pd – c’è stata capacità di ascolto e di pluralismo anche su un tema cosi’ difficile. Mi piacerebbe che questo venisse riconosciuto dalla minoranza”. Orfini ha ricordato che sulla legge elettorale “abbiamo fatto tutti insieme una faticosa mediazione che ci consente di approvarla tutti insieme. Logica vorrebbe che tutti rispettassero gli impegni che abbiamo assunto”. Dal vicesegretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini arriva un invito alla responsabilità: “Dobbiamo avere la consapevolezza che se salta il Pd salta l’intero sistema politico italiano. Lo dico perché siamo un partito riformatore ma anche un’infrastruttura politica della quale il nostro Paese non può fare a meno, soprattutto in un momento dove le spinte dell’antipolitica e dei populismi sono molto forti e rischiano di mettere in crisi la società italiana”.

Non la pensa allo stesso modo il  deputato bersaniano Alfredo D’Attorre: “Penso sia il caso di spogliare il più possibile questa vicenda da connotazioni di correnti o sotto-correnti, è una materia di rango costituzionale dove non c’è una stretta disciplina di partito” e “sarebbe ridicolo se pensassimo di imporre una disciplina di corrente”. “Non è un tema interno al Pd o alla minoranza, spostiamo il confronto su questioni di merito. Ci sono singoli emendamenti presentati da singoli parlamentari e su questo ciascun deputato, interrogando la propria coscienza e la propria responsabilità, è chiamato ad esprimersi”.

Per Stefano Fassina la notizia della sostituzione dei componenti di minoranza è “un fatto grave”, “conseguenza dell’indisponibilità da parte del presidente del Consiglio a riconoscere le correzioni necessarie affinché il pacchetto” Italicum-riforma del Senato “non porti ad un presidenzialismo di fatto senza contrappesi” che porterebbe ad una “regressione” della qualità della democrazia. Mentre Gianni Cuperlo, che non intende aprire polemiche sulle sostituzioni, mette il carico da undici sull’ipotesi di fiducia: sarebbe “uno strappo serio” che “metterebbe seriamente a rischio la prosecuzione della legislatura, perché ci sarebbe da parte delle opposizioni tutte una reazione molto molto severa”. “E’ un fatto molto serio: credo che non ci siano dei precedenti di questo genere, almeno nella cronaca parlamentare più recente”. Cuperlo ha espresso poi l’auspicio che “ci sia la disponibilità e la volontà nei prossimi giorni di trovare un punto di equilibrio che non sia uno scambio”.

Anche Scelta Civica potrebbe disertare i lavori della commissione Affari Costituzionali . Secondo quanto si apprende, il gruppo guidato da Enrico Zanetti sta valutando anche questa ipotesi alla luce delle sostituzioni dei deputati appartenenti alla minoranza Pd.  Già i deputati del Movimento 5 stelle hanno deciso di abbandonare la commissione e di ritirare gli emendamenti.

A ‘difendere’ la minoranza Pd scende in campo anche il capogruppo di Fi, Renato Brunetta: “La sostituzione di 10 membri di Commissione che evidentemente non la pensano come il segretario del partito e premier, Matteo Renzi, è una cosa assolutamente mai vista”, ha detto, “è aberrante, è antidemocratico, è anti regolamenti parlamentari”. E il M5s registra: “L’unica possibilità che c’era di apportare dei miglioramenti a una legge elettorale non condivisa da nessuno sfuma. Toccherà a noi, in solitaria come sempre, lottare per migliorare”.

GLI EMENDAMENTI

Riassumiamo il punto degli emendamenti su cui potrebbe sfarinarsi la maggioranza, 20 dei grillini, 27 di Sei, 7 della minoranza Pd.
Il tema più sensibile e che abbraccia un arco trasversale davvero ampio (minoranza Pd, Forza Italia, Sel, Scelta Civica e grillini) è quello rappresentato dall’emendamento che punta a scardinare il bipartitismo con l’introduzione dell’apparentamento tra partiti al ballottaggio e, dunque, anche del premio di maggioranza alla coalizione. E si capisce bene perché Renzi non voglia assolutamente che passi.

Secondo punto il ridimensionamento dei capilista bloccati nei 100 collegi. D’Attorre (Pd) propone che ai capilista con il miglior risultato venga riservato il 25% dei seggi mentre tutti gli altri si giocano il posto con le preferenze. I grillini spingono nella stessa direzione, Scelta civica non è insensibile, Sel è d’accordo ad eliminare i nominati e Nunzia Di Girolamo (Ap) ha presentato un emendamento per “far correre tutti con le preferenze”. Tolto quest’ultimo, le correzioni appaiono dettate dal buon senso, non stravolgono lo spirito della legge, almeno quello dichiarato, e renderebbero l’Italicum più digeribile.

Terzo tema, con un occhio alla Consulta, quello delle pluricandidature. La proposta di Giorgis (Pd) mira a far scattare un automatismo: il pluricandidato dovrà optare per il collegio in cui ha riportato la più alta percentuale di voti.
Per Scelta civica, invece, il seggio scatta laddove il capolista ha riportato il minor numero di voti.
Vi è poi il meccanismo individuato da Giuseppe Lauricella (Pd) che prevede che il pluricandidato opti per il collegio in cui il secondo arrivato (con le preferenze) riporta il peggior risultato. Questo per evitare che venga escluso un candidato che ha preso 30 mila voti e venga ripescato uno che ne ha ottenuti solo 3 mila. Anche questi emendamenti sono indubbiamente migliorativi di una brutta legge.

Altri emendamenti sono: abolizione del ballottaggio (Sel in commissione, Lauricella in preparazione per l’Aula), soglia minima di partecipazione per la validità del ballottaggio (Giorgis, Pd, per l’aula), cancellazione del nome del capo del partito dalla scheda (D’Attorre), divieto di ingresso in Parlamento per gli inquisiti (M5S), allineamento della vigenza dell’Italicum e della riforma costituzionale (Lauricella), incremento della soglia dal 3% al 4,5% (Sel).

I grillíni, poi, hanno presentato emendamenti neutri. Come quelli che chiedono di installare “urne trasparenti di plexiglass” o di eliminare le tendine dalle cabine (per evitare scambi di schede) o di scegliere per sorteggio gli scrutatori.

Ginevra Matiz

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento