sabato, 15 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Italicum. Boschi: fiducia se si spezza la corda
Pubblicato il 09-04-2015


Italicum-Boschi-fiduciaL’Italicum approderà in Aula alla Camera, salvo ripensamenti, lunedì 27 aprile, ma nel PD continua il muro contro muro. Durante la conferenza dei capigruppo di Montecitorio Forza italia, Sel, M5s e Lega hanno chiesto che la legge elettorale non approdi in aula il 27 aprile, anche per lasciare spazio alla discussione sul DEF, ma slitti al mese di maggio, oppure a giugno; la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha risposto che al momento la calendarizzazione dei provvedimenti non cambia, ma che la richiesta sarà valutata con molta attenzione e la vicenda seguita con adeguata flessibilità, con aggiornamenti anche sulla base dei lavori della commissione.

“Nessuna apertura al dialogo come qualcuno sperava”, ha commentato il capogruppo di Sel in commissione, Stefano Quaranta. “Il Pd, e neanche tutto, pensa di approvare una legge fatta per il Premier che toglie potere ai cittadini per darli a lui. Fra gli aspetti più grotteschi la nomina di Gennaro Migliore come relatore di maggioranza, già fieramente contrario all’Italicum e sostenitore del Mattarellum. Il messaggio è: no al dialogo sì al trasformismo”. Molto duri anche i parlamentari del M5s, che sembra pronto per un fronte comune con la minoranza dem: “Il passaggio parlamentare delle legge elettorale alla Camera si rivela sin da subito una presa in giro nella misura in cui il mandato di relatore è nelle mani dello stesso partito che ha già votato e approvato l’impossibilità di apportare modifiche al testo”. “Il nostro unico interesse è quello di migliorare una legge che ha evidenti carenze soprattutto se combinata con la riforma costituzionale (…) le preferenze, in questo senso, diventano elemento irrinunciabile”.

Per ora il Governo fa la faccia dell’arme e sbarra la porta a qualsiasi modifica. Area Riformista, la componente della minoranza che fa capo a Roberto Speranza e che ha preparato un documento sottoscritto da un’ottantina di deputati, ha lanciato l’ennesimo appello per chiedere due modifiche per non spaccare il partito. Nel documento ci sono le obiezioni rispetto all’Italicum in relazione con la riforma costituzionale, in sostanza il rischio di un presidenzialismo mascherato e senza contrappesi oltre alla deriva plebiscitaria che verrebbe da un Parlamento composto per due terzi da ‘nominati’. Le due riforme messe insieme, così come sono ora – sostiene l’appello – presentano delle “criticità”. La stroncatura oggi è arrivata nuovamente dalla ministra Maria Elena Boschi che ha chiuso la porta a qualunque ipotesi di cambiamenti alla Camera perché farebbe tornare la legge al Senato dove il Governo, quasi senza maggioranza, ballerebbe sulla corda delle opposizioni. “Nel confronto – ha detto la Boschi – si prendono le idee migliori, ma poi si decide a maggioranza e la minoranza si adegua”. “I numeri alla Camera ce li abbiamo. Abbiamo una maggioranza solida, come si è visto in questi mesi”.

Comunque le modifiche che chiedono le opposizioni da Sel alla minoranza del Pd, sostanzialmente sembrano due: la riduzione dei capilista bloccati, con conseguente crescita della quota soggetta alle preferenze, e la possibilità di apparentamento tra liste in caso di ballottaggio.

A oggi la nuova legge elettorale fortissimamente voluta dal Patto del Nazareno, e oggi dal solo Renzi, è in Commissione Affari costituzionali della Camera, con il relatore Francesco Paolo Sisto che ha illustrato i cambiamenti introdotti al Senato rispetto al testo licenziato il 13 marzo dell’anno scorso da Montecitorio. Il 17 aprile scade il termine per presentare gli emendamenti e poi fino al 24 si voterà così che il testo sbarcherà in Aula il 27. Se dunque entro il 17 aprile dentro il Pd non si sarà raggiunta un’intesa, lo scontro avverrà in Aula. L’ultima occasione utile per verificare la possibilità di un accordo, sarà nell’Assemblea del Gruppo che si terrà tra il 13 e il 15 aprile e che potrebbe imporre la posizione a cui tutti dovranno attenersi.

La minaccia estrema è quella del ricorso alle elezioni anticipate con conseguente falcidia dei parlamentari ostili alla segreteria attuale, visto che con il ‘Porcellum’, comunque modificato dalla sentenza della Consulta, il pallino della formazione delle liste resterebbe saldamente nelle mani di Renzi anche se nelle liste elettorali – ha rassicurato la ministra Boschi – verranno candidati esponenti “di tutte le anime e sensibilità del partito” e ha velenosamente aggiunto di non credere che l’opposizione della minoranza Pd all’Italicum dipenda da problemi di posti in lista.

Ma lo spauracchio del ‘tutti a casa’, fa capolino un giorno sì e l’altro pure. La richiesta di voto di fiducia sull’Italicum da parte del governo in Aula è un’“extrema ratio”, secondo la Boschi che ha sottolineato che la fiducia sulla legge elettorale è “tecnicamente possibile”. Porre la fiducia vuol dire che “con essa il governo si assume una responsabilità: significa che se non ha i numeri poi va a casa; va a casa il governo e non i deputati, anche se talvolta le due cose coincidono”. “La fiducia – ha sottolineato ancora – viene posta quando un provvedimento è per il governo fondamentale per il proprio programma, e la legge elettorale lo è. Ma prima si lavora in Parlamento per evitarla”.

Per il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Renato Brunetta, “l’atteggiamento del governo è inaccettabile”, perchè la legge elettorale “è una riforma che non riguarda solo l’esecutivo e la maggioranza, ma l’intero quadro istituzionale. “Non passerà la blindatura, non passerà la fiducia”. Contro il voto di fiducia Brunetta promette un’opposizione durissima, anche chiamando in causa il Capo dello Stato “come garante delle istituzioni democratiche”.

Gli fa eco Danilo Toninelli, deputato del M5s: “Sull’Italicum Renzi minaccia di porre la fiducia. Prima di lui solo Mussolini nel ’23. Fossi iscritto al Pd straccerei la tessera”.

Armando Marchio

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento