giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Italicum. E Renzi asfalta anche la minoranza
Pubblicato il 16-04-2015


Renzi-ItalicumRenzi ha asfaltato anche il Pd. Questa volta è toccato alla minoranza, messa ancora una volta nell’angolo e costretta a uscire dal parlamentino del Pd al momento del voto, per non mettersi contro il segretario in modo definitivo. Una minoranza sempre sul piede di guerra ma che al momento di registrare il proprio dissenso si tira timorosamente indietro: tanto fumo e poco arrosto.

Il capogruppo Roberto Speranza, che ha tentato fino all’ultimo la strada della mediazione, ha lasciato il proprio incarico. Renzi non curante non è retrocesso di un millimetro e ha come risposta chiesto di far diventare al più presto legge l’Italicum. In cambio offre la possibilità di modifiche alla riforma costituzionale in discussione al Senato. Un sorta di mercanteggiamento sulle regole della democrazia. L’offerta però non ha prodotto effetti e così Roberto Speranza ha preso atto che sulla riforma elettorale “c’è un profondo dissenso” con le posizioni del premier e si è dimesso.

La minoranza dem aveva già annunciato che non avrebbe partecipato al voto. Ma di fronte alle dimissioni di Speranza ha chiesto di sospendere la riunione e rinviare il voto. Richiesta anch’essa respinta da Renzi. Insomma un premier sempre più muscolare che non accetta posizioni che non siano le proprie. E ora si parla di fiducia. Una ipotesi che Pier Luigi Bersani non vuole neanche considerare : “Qui – ha detto – parliamo di un problema di sistema democratico di questo Paese. E quando tutto viene derubricato a cosuccia e nessuno osserva fino in fondo cosa si sta facendo, questo mi preoccupa molto. Non siamo mica qui a parlare del 25 aprile e poi prendere alla leggera Costituzione o legge elettorale? Sono esterrefatto che in Italia si stia discutendo in questo modo delle cose che si stanno facendo”

Sulla fiducia si è espresso anche un sorprendete Gennaro Migliore, che da duro e irriducibile contestatore si è trasformato in un fedelissimo di Renzi confermando la tradizione secondo la quale quando si lascia un partito per approdare ad un altro, si aderisce in modo ferreo alla linea espressa dalla segretaria. Migliore, relatore della legge elettorale, parlando della fiducia, ha detto che “per ora non è stata evocata da nessuno. Mi aspetto che non ci sia la necessità di metterla, e che ci sia uno svolgimento ordinato dei lavori”.

Molto duro Alfredo DAttorre che in Aula, annunciando la presentazione di emendamenti, ha detto che “se la legge elettorale non subirà modifiche io non la voterò. Ieri Speranza ha compiuto un grande atto di dignità e coerenza – ha detto a Montecitorio – ha dimostrato che le idee vengono prima delle poltrone. Mi auguro che chi ha sostenuto che la legge elettorale venga cambiata sia coerente fino in fondo con questa impostazione. In aula ciascuno deciderà interpretando la propria responsabilità”.

Un allarme che non preoccupa i puri alla Orfini che rassicura: “In Aula il Pd voterà in modo compatto perché noi funzioniamo così discutiamo e poi anche chi non è daccordo rispetta il parere e la decisione che abbiamo assunto insieme”.

Altra questione per il Pd è la candidatura alla presidenza della Liguria di Raffaella Paita dopo l’arrivo dell’avviso di garanzia per l’alluvione dell’ottobre scorso. “Per me può andare avanti”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti dopo un incontro con Paita. “Per me è giusto che Raffaella vada avanti, l’avviso di garanzia è a sua tutela”. Chissà che ne pensa Lupi che l’avviso neanche lo aveva ricevuto.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Ora che l’avviso di garanzia sia una tutela, è davvero una bischerata detta alla fiorentina. Certamente lo sappiamo che Raffaella Paita è una renziana, e Lotti è obbligato a difenderla ma credo che esistono altri sistemi e modi per ingoiare il rospo, digerire la questione così è davvero vergognoso.

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