lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

‘La Dama Velata’. La fiction tra Shakespeare
e Pirandell
Pubblicato il 24-04-2015


'La Dama Velata'

Terminata da poco la fiction ‘La Dama Velata’, potrebbe essere il trampolino di lancio nel cinema per Miriam Leone. E c’è da scommettere che ai prossimi premi della TV qualche telegatto lo prenderà: potrebbero essere proprio quelli quali miglior fiction dell’anno e quale miglior attrice protagonista. Non si è ancora parlato di una seconda serie, ma si spera in una seconda stagione, chissà se disponibile per essere presentata al prossimo Roma Fiction Fest o al Festival Internazionale del Film di Roma 2015. Non lo si può escludere. Sicuramente potrebbe esserci la presenza di Miriam Leone con altri prodotti anche cinematografici, non solo televisivi. Quest’anno, infatti, già si è fatta notare con “1992” di Stefano Accorsi su Sky e altri impegni la vedono al lavoro.

Uno potrebbe essere proprio “La Dama Velata 2”, già a partire dal 2016. Intanto la certezza è che la potremo apprezzare in “Non uccidere”, una nuova serie per Raitre; un poliziesco in cui interpreterà una poliziotta e verrà girato quest’estate. Intanto ci sarà il tempo per ragionare sulla continuazione della fiction, che già si preannuncia una nuova “Elisa di Rivombrosa”, con un’altra abile attrice quale Vittoria Puccini. Ed anche lei potrebbe contendersi con Leone la nomina ai telegatti a personaggio femminile dell’anno, dopo il valido modo in cui ha vestito i panni di Oriana Fallaci in “L’Oriana”, seppur con qualche polemica e critica che potrebbe esserle pregiudicante. Sicuramente l’apprezzamento che ha avuto la recitazione di Miriam Leone, ex Miss Italia, fa piacere e dimostra che occorre talento e intelligenza per avere successo, profondità oltre la bellezza, e che l’avvenenza fisica non significa necessariamente superficialità o non deve essere scissa da un importante lavoro su di sé. Un altro esempio, oltre a quello di Miriam, Miss Italia nel 2008 e soli 30 anni dal 14 aprile scorso, è stato quello dell’altrettanto straordinaria Francesca Chillemi, che abbiamo visto nell’esilarante interpretazione di “Che Dio ci aiuti 3” con Elena Sofia Ricci. E quest’ultima fiction (presto la quarta serie) e quest’ultima attrice sono gettonatissime, a nostro avviso, per i premi tv.

Ma non siamo qui per fare pronostici un po’ prematuri ed avventati, ma per fare una riflessione sulla fiction “La Dama Velata”. Oltre anche alla valida qualità recitativa espressa ugualmente dallo stesso Lino Guanciale (impegnato in “Che Dio ci aiuti 3” e in “Una grande famiglia 3”), si è saputo mettere in scena un intrigo sofisticato ed avvincente; un melodramma anche tragico, ma sicuramente romantico, che ha saputo conq  uistare per la sua modernità nonostante l’ambientazione in tempi apparentemente lontani, eppure così vicini alla contemporaneità di una società dove si fa fatica a trovare la forza vincente di legami autentici e profondi. La particolarità del personaggio di Clara, la Dama Velata appunto di Miriam Leone, è che, mentre tutte le eroine in costume sono nobili o principesse dedite a godersi i fasti del lusso e l’eleganza degli abiti, senza cogliere il vero significato della parola fascino, Clara appunto non sembra ricercare tanto questo, non ostenta i vestiti per mostrarsi, ma vuole piuttosto ricercare chi è, le sue origini e difendere la sua persona, la sua dignità e le persone cui tiene, soprattutto sua figlia.

Ne nasce “un thriller psicologico”, come il regista Michele Placido aveva definito il suo film “La scelta”, con Ambra Angiolini e Raoul Bova, ispirato alla commedia di Luigi Pirandello “L’Innesto”. Un riadattamento in chiave moderna, così come potrebbe essere “La Dama velata” di quello che potremmo definire il dramma degli inganni, del teatro delle maschere pirandelliane della società. Un gioco di doppi sensi che fa nascere un thriller poliziesco che tiene col fiato sospeso sino all’ultimo, in cui non si sa chi sia la vittima chi il carnefice, chi menta e chi no, quale sia la realtà e quale la finzione. Al termine del quale, però, nonostante tutte le inside della vita, i due protagonisti (anche se per motivi diversi) sapranno trovare come quelli de “La scelta” la ricchezza della risorsa di un amore vero. Tra traditi e traditori (ma le forme di tradimento sono diverse e anche subdole), si dice “la vita non è una fotografia, ma un disegno che prende forma a poco a poco”, come il puzzle ed i pezzi uniti di un caso poliziesco.

Un doppio filone quasi seguito e tenuto in piedi sino all’ultimo (non facile per una sceneggiatura e qui abile il regista), in cui i personaggi si riveleranno nella loro vera entità solamente alla conclusione. Un’escalation di tensione ed anche di violenza che catturano l’attenzione del pubblico. Degna della migliore tragedia shakespeariana. Continui interrogativi che aggiungono pathos. Quasi lo stile ricercato per un romanzo complesso, che non è solo di formazione. La voce fuori campo di Leone, che spiega ed esegue riflessioni, dà, oltre a un senso di morale, quello di fiaba, quasi di favola uscita da un racconto, da un romanzo storico, cavalleresco di tempi passati. Una storia d’amore tragica che ricorda il Macbeth o l’Amleto di Shakespeare, dove si aggiunge il tema della pazzia e della follia a dare un ulteriore tensione emotiva alla fiction. Cercano di far impazzire Clara, come Ofelia finì folle. Rabbia, rancore, vendetta, giustizia, ricerca della verità e della libertà, soprattutto dalla spregiudicatezza della società in cui per denaro si è disposti a tutto non mancano.

Ma molti tremi vengono trattati: dall’imprenditoria artigianale (anche al femminile), quale in senso lato è la tenuta di San Leonardo, al problema delle carceri, alla situazione dei manicomi e dei malati di mente su cui non è mai inutile sensibilizzare riguardo ai loro diritti in particolare. Ed in questo una delle scene più belle del cinema, forse, in un monologo in prigione di Guido (Lino Guanciale) con Clara (Miriam leone), il primo fa un j’accuse diventando un nuovo e recente Rugantino dei tempi moderni. Riconosce le sue colpe, se ne prende le responsabilità e cerca la sua chance di riscatto. Dimostrando che, seguendo il pensiero finale di Clara: “ogni tratto, anche quello più doloroso, ha dato forma alla nostra felicità”. Vivere, amare, soffrire, gioia e dolore, vendetta e perdono, partenza e ritorno, sono due facce della stessa medaglia chiamata vita e non ogni male arriva necessariamente ed esclusivamente per nuocere. Per un “un mistery in costume con un’impostazione da feuilleton. Per la Rai è stato un esperimento, ma l’aspetto più interessante di questa fiction è la mescolanza di generi”, come definisce l’attore Lino Guanciale “La Dama Velata”.

 potrebbe essere il trampolino di lancio nel cinema per Miriam Leone. E c’è da scommettere che ai prossimi premi della TV qualche telegatto lo prenderà: potrebbero essere proprio quelli quali miglior fiction dell’anno e quale miglior attrice protagonista. Non si è ancora parlato di una seconda serie, ma si spera in una seconda stagione, chissà se disponibile per essere presentata al prossimo Roma Fiction Fest o al Festival Internazionale del Film di Roma 2015. Non lo si può escludere. Sicuramente potrebbe esserci la presenza di Miriam Leone con altri prodotti anche cinematografici, non solo televisivi.

Quest’anno, infatti, già si è fatta notare con “1992” di Stefano Accorsi su Sky e altri impegni la vedono al lavoro. Uno potrebbe essere proprio “La Dama Velata 2”, già a partire dal 2016. Intanto la certezza è che la potremo apprezzare in “Non uccidere”, una nuova serie per Raitre; un poliziesco in cui interpreterà una poliziotta e verrà girato quest’estate. Intanto ci sarà il tempo per ragionare sulla continuazione della fiction, che già si preannuncia una nuova “Elisa di Rivombrosa”, con un’altra abile attrice quale Vittoria Puccini. Ed anche lei potrebbe contendersi con Leone la nomina ai telegatti a personaggio femminile dell’anno, dopo il valido modo in cui ha vestito i panni di Oriana Fallaci in “L’Oriana”, seppur con qualche polemica e critica che potrebbe esserle pregiudicante. Sicuramente l’apprezzamento che ha avuto la recitazione di Miriam Leone, ex Miss Italia, fa piacere e dimostra che occorre talento e intelligenza per avere successo, profondità oltre la bellezza, e che l’avvenenza fisica non significa necessariamente superficialità o non deve essere scissa da un importante lavoro su di sé. Un altro esempio, oltre a quello di Miriam, Miss Italia nel 2008 e soli 30 anni dal 14 aprile scorso, è stato quello dell’altrettanto straordinaria Francesca Chillemi, che abbiamo visto nell’esilarante interpretazione di “Che Dio ci aiuti 3” con Elena Sofia Ricci. E quest’ultima fiction (presto la quarta serie) e quest’ultima attrice sono gettonatissime, a nostro avviso, per i premi tv.

Ma non siamo qui per fare pronostici un po’ prematuri ed avventati, ma per fare una riflessione sulla fiction “La Dama Velata”. Oltre anche alla valida qualità recitativa espressa ugualmente dallo stesso Lino Guanciale (impegnato in “Che Dio ci aiuti 3” e in “Una grande famiglia 3”), si è saputo mettere in scena un intrigo sofisticato ed avvincente; un melodramma anche tragico, ma sicuramente romantico, che ha saputo conq  uistare per la sua modernità nonostante l’ambientazione in tempi apparentemente lontani, eppure così vicini alla contemporaneità di una società dove si fa fatica a trovare la forza vincente di legami autentici e profondi. La particolarità del personaggio di Clara, la Dama Velata appunto di Miriam Leone, è che, mentre tutte le eroine in costume sono nobili o principesse dedite a godersi i fasti del lusso e l’eleganza degli abiti, senza cogliere il vero significato della parola fascino, Clara appunto non sembra ricercare tanto questo, non ostenta i vestiti per mostrarsi, ma vuole piuttosto ricercare chi è, le sue origini e difendere la sua persona, la sua dignità e le persone cui tiene, soprattutto sua figlia. Ne nasce “un thriller psicologico”, come il regista Michele Placido aveva definito il suo film “La scelta”, con Ambra Angiolini e Raoul Bova, ispirato alla commedia di Luigi Pirandello “L’Innesto”.

Un riadattamento in chiave moderna, così come potrebbe essere ‘La Dama velata’ di quello che potremmo definire il dramma degli inganni, del teatro delle maschere pirandelliane della società. Un gioco di doppi sensi che fa nascere un thriller poliziesco che tiene col fiato sospeso sino all’ultimo, in cui non si sa chi sia la vittima chi il carnefice, chi menta e chi no, quale sia la realtà e quale la finzione. Al termine del quale, però, nonostante tutte le inside della vita, i due protagonisti (anche se per motivi diversi) sapranno trovare come quelli de “La scelta” la ricchezza della risorsa di un amore vero. Tra traditi e traditori (ma le forme di tradimento sono diverse e anche subdole), si dice “la vita non è una fotografia, ma un disegno che prende forma a poco a poco”, come il puzzle ed i pezzi uniti di un caso poliziesco. Un doppio filone quasi seguito e tenuto in piedi sino all’ultimo (non facile per una sceneggiatura e qui abile il regista), in cui i personaggi si riveleranno nella loro vera entità solamente alla conclusione.

Un’escalation di tensione ed anche di violenza che catturano l’attenzione del pubblico. Degna della migliore tragedia shakespeariana. Continui interrogativi che aggiungono pathos. Quasi lo stile ricercato per un romanzo complesso, che non è solo di formazione. La voce fuori campo di Leone, che spiega ed esegue riflessioni, dà, oltre a un senso di morale, quello di fiaba, quasi di favola uscita da un racconto, da un romanzo storico, cavalleresco di tempi passati. Una storia d’amore tragica che ricorda il Macbeth o l’Amleto di Shakespeare, dove si aggiunge il tema della pazzia e della follia a dare un ulteriore tensione emotiva alla fiction. Cercano di far impazzire Clara, come Ofelia finì folle. Rabbia, rancore, vendetta, giustizia, ricerca della verità e della libertà, soprattutto dalla spregiudicatezza della società in cui per denaro si è disposti a tutto non mancano.

Ma molti tremi vengono trattati: dall’imprenditoria artigianale (anche al femminile), quale in senso lato è la tenuta di San Leonardo, al problema delle carceri, alla situazione dei manicomi e dei malati di mente su cui non è mai inutile sensibilizzare riguardo ai loro diritti in particolare. Ed in questo una delle scene più belle del cinema, forse, in un monologo in prigione di Guido (Lino Guanciale) con Clara (Miriam leone), il primo fa un j’accuse diventando un nuovo e recente Rugantino dei tempi moderni. Riconosce le sue colpe, se ne prende le responsabilità e cerca la sua chance di riscatto. Dimostrando che, seguendo il pensiero finale di Clara: “ogni tratto, anche quello più doloroso, ha dato forma alla nostra felicità”. Vivere, amare, soffrire, gioia e dolore, vendetta e perdono, partenza e ritorno, sono due facce della stessa medaglia chiamata vita e non ogni male arriva necessariamente ed esclusivamente per nuocere. Per “un mistery in costume con un’impostazione da feuilleton. Per la Rai è stato un esperimento, ma l’aspetto più interessante di questa fiction è la mescolanza di generi”, come definisce l’attore Lino Guanciale “La Dama Velata”.

Barbara Conti 

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