sabato, 24 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

La grande finzione
Pubblicato il 28-04-2015


Quel che penso dell’Italicum l’ho scritto più volte. Credo che rappresenti bene un modo di intendere la politica come rappresentazione. La finzione, o fiction, qui è alla massima potenza. Tutto quel che si dice non è vero. Tutti lo sanno e nessuno, nemmeno l’opposizione, lo dice. Cominciamo col sottolineare quel che vero non può essere. Non è vero, non può essere vero che bisogna convincere i parlamentari a votarlo perché in caso contrario c’è il rischio che vadano a casa. Nessuno di noi può permettersi di fare il moralista di fronte alle preoccupazioni dei parlamentari per il loro futuro, ma se il voto su uno strumento così rilevante di organizzazione della nostra democrazia deve essere determinato, non già dalla coscienza dei nostri rappresentanti, ma dal solo loro desiderio di mantenere il posto, e questo diventa l’argomento principe usato sia dal presidente del Consiglio, sia dai suoi oppositori, per indurli a un voto favorevole o contrario, saremmo davvero alla frutta. Non può essere vero, se no dovremmo dare ragione a Grillo.

Non è vero, non può essere vero, che accogliere qualche emendamento alla Camera rischia di affossare la legge che sarebbe costretta a tornare al Senato, con grave pericolo di tenuta della maggioranza. Significherebbe ammettere che la legge elettorale pensata come terreno della convergenza tra maggioranza e minoranza, non solo viene approvata solo da una parte della maggioranza (in particolare dalla maggioranza del partito di maggioranza), ma che non avrebbe neppure il consenso dell’altra Camera dalla quale non si vuole tornare per il rischio di finire sotto. Se così fosse dovremmo approvare una legge che non solo non ha la larga convergenza auspicata, ma non ha neppure il consenso della maggioranza di governo, della totalità del partito di maggioranza e forse nemmeno del Senato, se vi facesse ritorno.

Non è vero, non può essere vero che se l’Italicum non fosse approvato il governo sarebbe tenuto a dimettersi. La legge elettorale non fa parte, Renzi lo ha più volte ribadito, dei patti di governo. Tanto è vero che su questa materia egli aveva sottoscritto un altro patto, quello del Nazareno, e quest’ultimo è già caduto dopo l’elezione del presidente della Repubblica. Che c’entra il governo che dovrebbe dunque cadere su un argomento al quale il suo stesso presidente aveva esplicitamente sottratto la paternità? E non è vero, non può essere vero, che una inconsueta crisi di governo dovrebbe poi portare il paese alle elezioni. Siamo ancora una Repubblica parlamentare e lo scioglimento della Camere non è affidato al presidente del Consiglio ma al capo dello Stato, che dovrà accertarsi della indisponibilità di una maggioranza parlamentare.

Poi non sono certamente vere tutte le cose che si dicono sull’Italicum. Che cioè si eleggerebbe un governo e un presidente del Consiglio, visto che restiamo in una repubblica parlamentare e con le elezioni si eleggono dunque i parlamentari soltanto. Non è vero che le elezioni del Parlamento, anche nella nuova dimensione del monocameralismo elettivo, servano per decretare un vincitore. Questo vale solo in occasione delle elezioni dei singoli (sindaci, governatori) e nelle repubbliche presidenziali (America e Francia) dove si eleggono i capi del governo e dello stato insieme. Non è vero che in altri paesi si vinca per legge solo col 40 per cento. Nemmeno in Inghilterra dove non a caso, nonostante l’uninominale secco, dopo le ultime elezioni si è dovuto formare un governo di coalizione tra conservatori e liberali. Non è vero che esista in Francia il doppio turno previsto dall’Italicum. Esiste il doppio turno di collegio che è tutt’altra cosa. Non è vero che col premio di lista saranno superate le “maledette” coalizioni, perché le singole liste saranno obbligate a coalizzarsi formando proprio liste di coalizione, se vogliono concorrere al premio, per poi dividersi il giorno dopo le elezioni. E non è neanche vero che una legge del genere esista in altre parti del mondo. Per dirla alla Turati anch’io non conosco “leggi arabe e turche”, conosco quelle europee e la nostra che si chiama, riconoscendo la sua straordinaria originalità, non a caso solo Italicum.

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Commenti all'articolo
  1. Bene e aggiungo :
    Non può essere vero e non deve essere vero, che i nostri deputati vadano ad approvare questa legge elettorale senza radicali cambiamenti in senso proporzionalista e che votino la fiducia al governo se verrà posta dal governo per far digerire questo obbrobrio.
    Compagno Maurizio Molinari – consigliere nazionale off.molinari@libero.it

  2. Mi sintonizzo sul canale televisivo You Dem. C’è questo messaggio “compagni e compagne (cioè socialisti ed ex comunisti), amici e amiche (cioè democristiani), democratici e democratiche (cioè tutti gli altri cittadini italiani )” ; c’è in gioco la nostra dignità ….”
    Passo sul canale Il Regno. Sta parlando l’Onnipotente: “non avrai altro Dio fuori che Me ….)
    Vado sul canale La 7. Sta parlando Crozza: “credere, obbedire e combattere cioè credere alle mie ca..ate, obbedire alla Merkel e combattere tutte le minoranze …”
    Mi trasferisco sul Canale Il Parlamento italiano. “parla l’Arcangelo: a nome dell’Onnipotente: chiedo la vostra fiducia ….” Volano mazzi di crisantemi verso l’Arcangelo. Poi una voce inconfondibile proclama : trasformerò questa Camera in un bivacco di manipoli …. Cominciano a rullare i tamburi: è l’inizio della guerriglia. Improvvisamente sulla Camera cala il silenzio che viene rotto dalle note del REQUIEM. Ma non sono le note di quello di Mozart bensì quelle che celebrano la morte della Democrazia parlamentare.”
    AMEN.
    Caro Mauro
    Oggi sull’Avanti la Redazione riporta l’intervento integrale di Pertini contro la decisione del Governo De Gasperi di chiedere la “Fiducia” sulla cosiddetta “Legge Truffa del 1953”.
    Potresti mandarla come Rassegna stampa ai Segretario, Presidente, Capo Gruppo provvisorio alla Camera e Capo Gruppo al Senato del PD ?? e per sicurezza anche ai Capi Gruppo alla Camera e al Senato del PSI??
    Je suis socialiste

  3. Caro direttore se come sostieni, argomentando in alcuni passaggi del tuo articolo, che è tutta finzione, anche Mattarella è finzione, anche l’abolizione delle province è finzione, anche il senato prossimo venturo è finzione, ma se siamo in un paese dove le cose che contano non contano, chi ci osserva dall’estero come può sapere se siamo dei pulcinella o degli arlecchini?????? la classifica che ci compete in quest’elenco è al terzo posto dopo gli omini – ominicchi – quaquaraqua, nessuno escluso!!!!!.

  4. E allora, se così è, come anch’io penso che sia, perché i socialisti lo voteranno a scatola chiusa? Per qualche semplice aggiustamento che non sposta il significato generale della manovra?

  5. Caro Direttore,
    tutti i fatti possono essere interpretati come finzioni, basta mettere l’accento sull’opposto di quanto viene affermato.
    Ho molta stima per i compagni come te ed Olanda che ricordano sempre i fatti salienti e le dichiarazioni dei nostri storici rappresentanti. Tuttavia pur continuiamo a dire che il mondo attuale non è quello di 30 e nemmeno di 10 anni fa ci fermiamo a giudicare i fatti con il metro del passato.
    Renzi sta giocando una partita su tre tavoli. Aveva cominciato l’alleanza con il Cavaliere riuscendo a creare un clima più disteso e collaborativo in Parlamento e nel Paese. La sua minoranza lo attaccava ogni giorno dipingendo il patto del Nazzareno come l’anticamera del fascismo. Renzi ha mollato Berlusconi per abbonire la sua minoranza interna, con i risultati che vediamo.
    Ora tira dritto, e con ragione, cercando di portare a casa un risultato, la nuova legge, che gli permetterebbe, forse di vincere tutto il piatto.
    Sta scontentando tutti: la sua minoranza, gli eventuali alleati della sinistra e il Cavaliere. Ma se il gioco gli riesce sarà lui ad avere il premio di maggioranza e potrà governare.
    Possiamo dargli torto? Vogliamo evocare i fantasmi del fascismo. Vogliamo noi socialisti ragionare con lo schema caro alla sinistra comunista ed hai democristiani di sinistra, cioè di denigrare l’avversario e gridare ai pericoli anziché affrontarli?
    Io sono socialista non guardo al sol dell’avvenire, che in realtà era la visione dell’alba. Guardo le cose e le persone di oggi.

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