lunedì, 23 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Grecia. Settimane decisive per evitare il default
Pubblicato il 17-04-2015


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La Grecia è arrivata sull’orlo del precipizio finanziario. Questo fine mese darà fondo alla totalità delle risorse finanziarie dell’intero settore pubblico per pagare gli stipendi degli impiegati pubblici e le pensioni. “Sono davvero gli ultimi soldi che rimangono allo Stato” dice a Reuters un alto funzionario del ministero delle Finanze, che parla a condizione di mantenere l’anonimato. Si tratta di due miliardi di euro e dopo non resterà più nulla per rimborsare le prossime due tranche del debito contratto col Fondo Monetario Internazionale, che a maggio aspetta trasferimenti per un miliardo di euro circa. Ieri, per bocca del direttore generale Christine Lagarde, l’FMI ha fatto sapere ad Atene che non deve neppure immaginare di ottenere un rinvio perché questa ipotesi è semplicemente improponibile.

Dunque, se default sarà, comincerà da qui, ma le trattative con i rappresentanti dell’Unione Europea e del Fondo monetario internazionale, quelli che ieri venivano battezzati gli uomini della Troika e oggi sono il Gruppo di Bruxelles – continuano e questo significa che ancora ci sono possibilità di trovare un’intesa.

“Questo fine settimana, già domani pomeriggio – ha detto alla stampa la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva – si terrà una riunione del Gruppo di Bruxelles. I lavori dunque proseguono, poi l’Eurogruppo informale del 24 aprile darà modo ai ministri delle Finanze di fare il punto della situazione guardando ai progressi”.

Il problema però non è solo tecnico, ma sopratutto politico. Il premier Alexis Tsipras ha portato alla vittoria la sinistra di Syriza promettendo un allentamento dell’austerity e una rinegoziazione del debito con la Troika. Due promesse assolutamente giustificate, ma non per questo facili da concretizzare. Il governo guidato da Tsipras sta cercando di persuadere i creditori internazionali – finora senza riuscirvi – a concedere nuovo sostegno in cambio di un aggiornamento della lista delle famigerate ‘riforme strutturali’ a suo tempo contrattate dal precedente governo con la Troika.

Un fallimento del negoziato non avrà vincitori, ma tutti avranno perso più di quanto possano sperare di guadagnare. A oggi, ad esempio, la Grecia incassa in aiuti dall’UE più di quanto rimborsa per il debito e col default non avrebbe più accesso ai mercati internazionali per i prestiti di cui continuerà ad avere necessità. Per le caratteristiche strutturali della sua economia, l’uscita dall’euro non porterà neppure benefici tali da compensare i danni subiti e a pagare il conto finale saranno come al solito i ceti meno abbienti. Ma neppure l’UE guarda con tranquillità all’eventuale Grexit. L’euro, e le economie della zona euro a cominciare dalle più deboli, subirebbero contraccolpi forse esiziali. Da ieri, per esempio, si sta allargando la forbice tra i tassi di interesse sui debiti italiani e quelli tedeschi con lo spread che oggi ha raggiunto i 146 punti, per poi ridiscendere a 140, quasi il 50% in più di due settimane fa e non è davvero difficile immaginare cosa avverrebbe nella reazione a catena provocata dal default greco. Sulle borse – in discesa sopratutto i titoli bancari –  pesa lo stallo nei negoziati mentre il rendimento del BTP a 10 anni dell’Italia all’1,46%, ha segnato il massimo dal novembre scorso.

Con la Grecia piove un po’ sul bagnata, perché anche le previsioni generali non sono all’insegna dell’ottimismo. La crescita economia globale è incerta e restano rischi, avverte una nota – in bozza – del comunicato finale del G20. Fra i rischi ci sono “la volatilità dei tassi di cambio, una prolungata inflazione bassa insieme a tassi di interesse negativi e squilibri economici, e tensioni geopolitiche”.

Alvaro Steamer

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