giovedì, 22 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

La Puglia e il Sud
in “Le Frise Ignoranti”
di De Leo e Loprieno
Pubblicato il 30-04-2015


Una scena del film "Le frise ignoranti"

Una scena del film “Le frise ignoranti”

Dal 23 aprile è arrivata al cinema la prima commedia DOP, Di Origine Pugliese: “Le Frise Ignoranti”. Con attori pugliesi, girata tra Puglia e Basilicata, sulla Puglia, alla regia ci sono Antonello De Leo e Pietro Loprieno, che è nato a Bari, per rimanere in questa terra che diventa emblema ed icona di tutto il Sud, omaggiato in un’opera semiseria. Si passa continuamente dalla comicità ai momenti seri di riflessione con la stessa facilità con cui le situazioni si complicano e si ribaltano, oppure con la medesima semplicità con cui nascono equivoci divertenti.

Una sorta di “Basilicata coast to coast” (diretto da Rocco Papaleo) più fresco, più allegro, più vivace e dal ritmo più veloce, in cui la fa sempre da padrona la musica. Si punta, poi, sull’ironia tipicamente pugliese per fare di questo film un affresco divertente, gioioso e colorito, sulla ribalta della gente e dei giovani del Sud, ma per affrontare temi importanti, con una storia che sembra un avvicendarsi di eventi, un universo di persone e conoscenze che si svela a poco a poco, in modo quasi labirintico. Ma non è un semplice racconto di formazione. Di certo è centrale il tema del viaggio, ma affianco ad esso compaiono: il rapporto padre-figlio, il senso vero e più profondo dell’amicizia, la ricerca del padre che è ricerca di se stesso anche per il figlio medesimo, il significato della famiglia e della relazione di coppia, unitamente a quello del sogno dei giovani del successo con la musica emergente.

Una band o un gruppo è un po’ come una famiglia: occorre essere uniti per superare i problemi. Qui ce ne sono molti, ma il bello è proprio cercare una soluzione ad essi. Per scoprire che, a volte, anche gli imprevisti danno colore alla vita. Spesso tutto cambia quando meno ce lo aspettiamo e sono le persone più inaspettate a sorprenderci e rivelarci a noi stessi. Opera volutamente citazionista, “Le Frise ignoranti” comprende sin dal titolo la volontà di omaggiare Ferzan Ozpetek e le sue “Fate ignoranti” (ma un po’ tutto il miglior cinema) e la Puglia, rimandando alle friselle, un prodotto tipico locale, un pane buonissimo considerato il cibo della povera gente. Ma “frise” racchiude in sé anche l’allitterazione del suono della parola risate, che non mancheranno. Che nasceranno dagli equivoci appunto e sarà anche attraverso esse che il gruppo delle Frise Ignoranti, in cui suona il protagonista Luca (William Volpicella), diventerà più consapevole: all’inizio erano ignoranti nel senso di ignorare e non conoscere molte cose della vita e delle persone che avevano vicino, al termine del film e del viaggio saranno consapevoli di un universo intimo più profondo.

Una sorta di viaggio introspettivo e formativo, soprattutto per Luca appunto. Lui con il suo gruppo sognano di suonare come Vasco nei grandi stadi, tipo quello di San Nicola. Ma si ritroveranno ad andare in tournée su un camion di Pappa Pig perché il loro si è rotto. Troveranno comunque la forza di gridare uno spensierato e rilassato: “State sereni!”. Questa l’atmosfera che si respira. Per tutto il film. Ed avranno la forza di restare uniti nonostante tutti gli incidenti di percorso e gli equivoci che mineranno la loro amicizia, pronti ad aiutarsi l’un l’altro in nome “della causa….o della casa”. Doppio senso poiché un membro del gruppo è stato sfrattato e loro hanno deciso di aiutarlo donandogli il ricavato delle serate. Ma per tutto il film si giocherà su questi doppi sensi e ambiguità dei termini, portando un pizzico di ironia e comicità in più.

Il motto del film è: “bleffa pure con gli altri, ma non bleffare mai con te stesso”. Un proverbio coreano della tatuatrice giamaicana Maggie (Rosanna Sparapano), che insegna a Luca a vedere i tatuaggi invisibili che ognuno di noi porta dentro sé. A capire l’altro senza parole. Coma fanno gli amici della band delle Frise Ignoranti. Le Frise IgnorantiUn amico è sempre presente anche se lontano. Come un padre apparentemente assente, ma che rimarrà il genitore del figlio comunque: come Mimmo (Francesco Pannofino). Così si imparerà a vedere le cose con uno sguardo diverso per cui, suonare in un banale e comune locale, è come suonare allo stadio San Nicola. E può bastare poco per essere felici. Per cui da una sfortuna, la premessa tragica del film di un padre gravemente malato che sparisce (e di cui partiranno alla ricerca Luca e la sua band), può nascere un bene.

Le incomprensioni che sorgono nella vita forse servono proprio a mostrarci questo. Nel film c’è la partecipazione straordinaria di Lino Banfi e, in conferenza stampa, ha raccontato un aneddoto capitatogli prima dell’incontro coi giornalisti: “Andando in taxi per venire al cinema l’autista mi ha detto ‘ho dimenticato di prendere bandiera’. ‘Io, che bandiera?’”. Un equivoco nato da un diverso riferimento attribuito, un misunderstanding sorto da un fatto di omonimia tra Dario Bandiera (che intrepreta Salvatore, manager delle Frise, uno degli attori protagonisti), e la bandiera della scena tra borbonici e garibaldini del film cui pensava Banfi. “Questo mi fa capire – ha concluso Nonno Libero – a quanti disguidi nascono nella vita. Quando si parla di Puglia – ha aggiunto scherzosamente – è come giocare ad…asso Puglia tutto. Vale sempre la pena fare film che ne parlano. La Puglia – aggiunge mentre ride per un’altra delle sue battute che sta per dire – è una ‘Grande Bellezza’ (citazione del film vincitore dell’Oscar di Paolo Sorrentino per rimanere in linea con l’opera volutamente citazionista di De Leo e Loprieno). Tutta da vedere. A Gaeta ancora fanno festa ai Borbone”.

Attinenza massima, dunque, alla realtà e alla vita vera. Così come, spiegano i registi, anche l’idea del gruppo delle Frise è nata vedendo infatti una band simile realmente esistente. La scena della riproduzione di un conflitto tra borbonici e garibaldini è stata pensata “contro certa retorica del patriottismo. Riteniamo – hanno spiegato i registi – che la comicità debba irridere tutto; spesso ne sono vittima anche gli illustri eroi, ma occorre massimo rispetto per quelli veri del 25 aprile”, hanno concluso volendo ricordare quest’importante commemorazione per l’Italia. E questo è un ulteriore valore aggiunto del film: niente retorica e memoria per i luoghi tempio di vicende storiche su cui sono state poste le basi del nostro Paese.

Barbara Conti

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