sabato, 18 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La straordinaria eredità
della Commedia dell’Arte
Pubblicato il 09-04-2015


Commedia dell'ArteIn epoca rinascimentale la storia del teatro fu essenzialmente la storia di una straordinaria rivoluzione scenografica e architettonica che favorì la nascita di rappresentazioni fortemente spettacolarizzate: dalle feste di corte le “mirabilie”, frutto della fantasia e dell’esperienza tecnica di abili scenografi, finirono con l’essere traferite nei teatri, sotto le sembianze di intermezzi pastorali che andavano ad intrattenere il pubblico tra un atto e l’altro della commedia erudita. Esperienze, queste, che prepararono il terreno alla nascita dell’Opera Lirica, discendente diretta della tragedia greca. In questo contesto storico e culturale la Commedia dell’Arte si pose al di fuori di questi meccanismi stilistici e commerciali: essendo incentrata sull’attore non aveva bisogno di teatri speciali, di scenografie, né del mecenatismo di ricchi principi; tutto quello che occorreva ai suoi comici era un palco sollevato da terra e una tenda in cui cambiarsi. In queste piccole compagnie professionali ciascun attore era specializzato a impersonare un solo tipo fisso: caratterizzazioni che affondano le loro radici nelle tipologie già delineate dall’antica commedia greco-romana ma che adesso vengono codificate in maschere immediatamente identificabili: “Arlecchino” tra la categoria dei servi è sicuramente il personaggio più conosciuto, ai quali si aggiungono gli altrettanto conosciuti “Brighella” e “Pulcinella”.

Da parassiti della società questa allegra brigata vive alle spalle di altri gruppi di personaggi: giovani senza esperienza (di solito innamorati) e anziani professionisti (Dottori, Mercanti e Militari). Come tipo fisso, il costume del Dottore deriva da quello dei professori della più antica città universitaria, Bologna. La maschera archetipa del mercante era quella di un veneziano residente a Rialto dal nome scenico di “Pantalone”. La vita militare era rappresentata dal “Capitano”, ironicamente dipinto tanto più codardo quanto più si atteggiava con i suoi vanti e le sue false imprese. Gli Innamorati erano convenzionali, come tutte le parti giovanili; ma avevano la libertà di adottare nomi e costumi adatti alla propria personalità. Il fatto veramente saliente della Commedia dell’Arte consisteva nel fatto che l’autore, invece di scrivere un copione, si limitava a tracciare per sommi capi una trama, detta in gergo canovaccio, che gli attori erano poi tenuti  a rispettare attraverso l’improvvisazione delle loro battute. Ne deriva quindi la posizione centrale e fondamentale dell’interprete rispetto a quella dell’autore, un contrasto che non è venuto mai meno nella storia del teatro. Recitando a soggetto gli interpreti dovevano colorire nei particolari la personalità dei loro personaggi.

Questo comportò la tendenza da parte degli attori stessi a specializzarsi nella rappresentazione di un personaggio in particolare: in pratica gli interpreti portavano in scena, ad ogni recita, lo stesso “tipo fisso”, il servo astuto, il servitore pigro, il vecchio brontolone, il soldato fanfarone. Questo permetteva anche una certa facilità di comunicazione con il pubblico popolare che si abituava a questi schemi; il tipo fisso poi variava nei dettagli nello sviluppo delle rappresentazioni e nella evoluzione storica. Per “sorreggere” le sue interpretazioni, ad un buon comico erano necessarie doti non solo mimiche, ma anche atletiche poiché salti, capriole e contorsioni erano parte integrante del repertorio di alcuni personaggi. In breve tempo questo teatro, destinato inizialmente al popolo, entusiasmò tutti, compresi i nobili, e le compagnie furono chiamate ad esibirsi presso le corti d’Europa, particolarmente in quella francese. L’eredità che la Commedia lasciò al successivo sviluppo drammaturgico e attoriale del teatro fu enorme, ma si propagò anche ad altre forme spettacolari, ivi compreso il cinema, una simbiosi questa che si instaurò sin dalle sue origini. Le cadute spettacolari, le corse a rotta di collo, schiaffi e acrobazie varie le possiamo trovare nei grandi comici del cinema degli anni ’20 (Chaplin, Keaton, Laurel & Hardy) per arrivare ad epoche più vicine a noi (Totò, Jerry Lewis, Jack Tati) e giungere infine ai contemporanei Jim Carrey e Eddie Murphy. Ma l’eredità non converge solo sui meccanismi recitativi e sullo stile decisamente extra-quotidiano di comunicare e interagire con il pubblico; si estende anche alle dinamiche che coinvolgono il genere della commedia tout-court (sia essa teatrale, cinematografica o addirittura televisiva) dove possiamo andare a ripescare situazioni e caratterizzazioni che riproducono fedelmente il percorso che parte da Aristofane e Menandro, passa per Plauto e Terenzio e si “canonizza” con la Commedia dell’arte.

Carlo Da Prato

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento