mercoledì, 17 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Le ‘campagne’ di Orban:
pena di morte e immigrati
Pubblicato il 30-04-2015


Viktor Orban-pena morteSempre più a destra. Viktor Orban, primo ministro ungherese, ha ufficialmente dato il via a una campagna per reintrodurre la pena di morte nel Paese che era stata abolita nel 1990. La decisione ha provocato immediatamente una serie di proteste, in testa quelle degli eurosocialisti e del presidente della commissione Claude Juncker.

Il Partito socialista europeo ha “fortemente condannato” la proposta di reintrodurre la pena di morte e ha invitato il Ppe “a prendere una posizione severa” nei confronti di Orban e ad espellere Fidesz. “L’Ue ha ricevuto il premio Nobel per la Pace per il suo lavoro per il mantenimento e la promozione della pace e quindi è molto triste che questa proposta regressiva, che è contraria alla sua carta dei diritti fondamentali, arrivi proprio da un suo Stato membro”, ha dichiarato il presidente del Pse, Sergei Stanishev.

“Non c’è bisogno di discutere ovvietà. Siamo – ha detto il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker – forti oppositori della pena di morte”. Orban “chiarisca subito che non è sua intenzione. Se lo fosse, ci sarebbe uno scontro”.

Sulla questione è intervenuto anche il primo vicepresidente dell’esecutivo Ue, responsabile per i diritti civili, Frans Timmermans, secondo il quale “non c’è dubbio che la reintroduzione della pena di morte sarebbe contraria ai valori fondamentali dell’Ue. La sua abolizione è stata una pietra miliare nell’evoluzione dei diritti fondamentali in Europa, conferendo al nostro continente l’autorità morale di fare campagna in tutto il mondo”.

Timmermans è poi intervenuto anche su un’altra inquietante iniziativa del premier ungherese, quella che dovrebbe portare a un’iniziativa referendaria con un questionario rivolto ai cittadini, per sostenere la politica governativa che punta a un blocco dell’immigrazione. “Una consultazione pubblica basata su pregiudizi verso gli immigrati non può essere considerata una base equa e oggettiva per la progettazione di politiche sane” ha detto Timmermans censurando una recente intervista dello stesso Orban riportata dal sito ‘Informare per resistere’. “Dobbiamo proteggere – diceva il premier ungherese – i nostri confini e anche l’Europa se ne sta rendendo conto”. “Abbiamo inoltre bisogno di portare avanti una politica che assicuri che gli immigranti possano stare dove sono nati”. Ci saranno consultazioni a livello nazionale dove sarà chiesto ai politici se sono d’accordo con la deportazione forzata nei loro Paesi d’orgine con l’immediato arresto dei clandestini, o se ritengono dovrebbero essere costretti a lavorare. Gli immigrati che arrivano in Ungheria, ha proseguito Orbán, non sempre saranno in grado di raggiungere l’Occidente, ad esempio l’Austria e la Germania, in quanto – a suo avviso – i tedeschi ne avrebbero già abbastanza. “Occorre chiedere se ci occorrono immigrati, in generale. Ed io non credo, e per questo non darei sostegno all’immigrazione”.

Ma quello di Juncker è stato comunque un intervento che è rimasto, finora, in splendido isolamento all’interno del Partito popolare, di cui Orban è membro con il suo FIDESZ, visto che il PPE continua a non esprimersi sulla vicenda. Critiche invece sono state espresse da altri gruppi politici del Parlamento europeo.

Anche il leader dei liberali Alde, Guy Verhofstadt, punta il dito contro i popolari: “Per quanto tempo continueranno a negare i propri principi continuando a sostenere Orban?”. La vicepresidente del gruppo, Sophie in ´t Veld, si chiede “come fa il Ppe a continuare a difendere Orban e pensare di avere credibilità su questioni di tipo morale?”.

Per il capogruppo dei Verdi, Philippe Lamberts, “la Commissione ha il dovere di intervenire”, e il Ppe “deve rivedere la sua strategia di alleanze”.

Intanto la Conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo ha deciso di convocare urgentemente la commissione per le libertà civili per esaminare quanto sta avvenendo in Ungheria.

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