mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Le paure che non abbiamo
e che dovremmo avere
Pubblicato il 13-04-2015


Il padre di Benedetta Fiore è morto, lei rimpiange il suo profumo “un misto di Acqua di Parma e sigarette”, e regala questa chiave per spiegare tanto dolore: “Impari a perdere qualcosa, a incassare, diciamo anche… non ti stupisci più di niente, perché magari prima potevi essere la persona più felice del mondo, poi dopo magari hai perduto tutto… quindi impari a non sottovalutare, come, cosa può fare la vita, diciamo perché è una cosa imprevedibile” (dal film I bambini sanno tutto di Walter Veltroni, nelle sale dal 23 aprile e in prima tv a settembre su Sky Cinema) Siamo tutti più impauriti perché conosciamo che un fanatico religioso potrebbe prenderci in ostaggio mentre facciamo la spesa o perché il depresso ci schianta con lui sulle montagne o perché il sedicente maltrattato dalla giustizia spara.
È così, e poco possiamo fare. Soprattutto ci inquieta la follia, perché è complessa da capire, perché sappiamo che c’è, magari assopita, nel profondo di ognuno di noi. Ma di cosa dobbiamo avere paura? Di chi la cavalca  come quei magistrati che non perdono mai l’occasione per fare i moralizzatori piuttosto che bene il loro lavoro che servirebbe come il pane, dei politici tesi a raggiungere la notorietà piuttosto che a vincere le difficili sfide che gli sono state affidate, di chi non pensa prima di parlare. E paura, soprattutto, dovremmo avere dell’apatia, dell’incapacità di indignarsi, della difficoltà di immedesimarsi nei dolori degli altri. Sembrano cose molto retoriche ma, attenzione, il partito della paura – e la tentazione estremista che si porta dietro – provocano sempre una involuzione della democrazia.

Tiziana Ficacci
dal blog liberelaiche

Sillogismo = Anche l’orologio rotto per due volte al giorno ha ragione. Lo stesso per il papa pop che ha fatto benissimo incontrando la comunità armena ha ricordare che quello fu un genocidio. La Turchia ha richiamato l’ambasciatore e i media italiani sono costernati. Piacerebbe che lo stesso sconcerto lo mostrassero per la mancata nomina del rappresentante francese presso la Santa Sede (numero due con Sarkozy ed ora proposto come numero uno da Hollande) che è dichiaratamente gay. Di questo nell’aia italiana non si parla.

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