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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale a rischio Consulta
Pubblicato il 13-04-2015


Legge elettrale_consultaMeglio evitare le bocciatore. Come scrive il costituzionalista Michele Ainis, sul Corriere della Sera in riferimento all’Italicum, la legge elettorale che il 27 aprile inizierà il suo, molto probabilmente ultimo, passaggio al Senato, potrebbe non essere coerente con il dettato costituzionale.

E Ainis spiega a quale bocciature l’Italicum potrebbe andare incontro e aggiunge le sue proposte per evitare tal esito: “Italicum – scrive Ainis – premia il partito vittorioso, determina l’investitura diretta del premier, però con una soglia d’accesso al 3% spegne l’opposizione, la frantuma, le impedisce ogni funzione di controllo. Il voto diventa un plebiscito, il plebiscito muta i parlamentari in plebe. E perché in secondo luogo la legge è viziata anche nel metodo, dato che s’applica a una Camera, quando il Parlamento ne ospita ancora due. La clausola di salvaguardia – che posticipa i suoi effetti al 19 luglio 2016 – è un ombrello bucato: nessuno può garantirci che a quella data la riforma del Senato sarà approdata in porto. E allora avremmo un sistema stralunato, con due Camere armate l’una contro l’altra, un maggioritario di qua, un proporzionale di là. La via d’uscita? Non certo un voto di fiducia, per blindare l’Italicum zittendo le opposizioni in Parlamento. C’è un precedente, è vero: De Gasperi nel 1953, rispetto alla ‘legge truffa’. Pessimo precedente, dato che la materia elettorale si coniuga alla materia costituzionale, secondo l’articolo 72 della nostra stessa Carta. E poi sarebbe come ammettere che la truffa si ripete, quando basterebbero un paio di correzioni per disarmare il truffatore”.

A questo punto il costituzionalista suggerisce delle soluzioni: “In primo luogo mettendo nero su bianco che la nuova legge elettorale entrerà in vigore soltanto dopo la cancellazione del Senato elettivo. E in secondo luogo alzando la soglia al 5%, come in Germania. O anche, perché no?, battezzando un premio di minoranza, per il partito che arrivi secondo in campionato. Così il potere incontrerà un contropotere. Renzi ha in gran sospetto ogni modifica, perché teme il riesame del Senato. Ma all’esame di Stato troverà comunque Mattarella, e dopo di lui pure la Consulta. Meglio evitare bocciature”.

Sulla legge elettorale è intervenuto anche ’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; interpellato dai giornalisti, ha detto che “non si può tornare indietro, disfare quello che è stato faticosamente costruito, elaborato, discusso in questi mesi. Guai se si piomba in un ricominciamo da capo”. Per Napolitano è stato “un gravissimo errore liquidare il Mattarellum. La legge Mattarella – ha spiegato – fu in pochi mesi elaborata e discussa perché cui fu un clima di collaborazione e ci fu la consapevolezza del fatto elementare che la legge elettorale non può che essere che una legge di compromesso. Così fu la legge Mattarella, che ha funzionato in maniera eccellente”.

Sul piede di guerra l’opposizione interna al Pd che chiede l’inserimento nel testo di due cambiamenti. “Area riformista – ha detto domenica scorsa il senatore del Pd Miguel Gotor – mantiene ferma la sua richiesta di due modifiche alla legge elettorale: la riduzione dei nominati e la possibilità dell’apparentamento in caso di ballottaggio, come elemento di flessibilità utile per una democrazia dell’alternanza e per evitare listoni incoerenti che, come l’esperienza insegna, possono esplodere”.

I deputati di Area riformista si riuniranno in vista dell’assemblea del gruppo convocata per mercoledì. Per il Senatore Federico Fornaro, sempre della minoranza del Pd “L’ostinazione della maggioranza renziana nel rifiutare un confronto nel merito delle due proposte di modifica della minoranza Pd diventa ogni giorno che passa sempre più sospetta. Come è stato giustamente notato l’Italicum diverrà operativo solamente dopo il 1 luglio 2016 e il maggior contraente di opposizione dell’accordo sulla legge elettorale, Forza Italia, ha annunciato che non voterà più a favore del testo approvato al Senato, anche con i loro voti. Perché allora – si domanda – tutta questa fretta e questa indisponibilità al confronto e alla ragionevole richiesta di ricercare un nuovo punto di equilibrio, a partire dall’unità del Pd?. Viene, dunque, il dubbio che il vero sponsor dei capilista bloccati, non fosse Berlusconi – come sempre sostenuto da Palazzo Chigi per respingere le proposte di cambiamento della minoranza – ma il presidente del Consiglio-segretario del Pd in prima persona”.

Al Senato i numeri sono meno favorevoli alla maggioranza rispetto a quelli della Camera. E dopo lo sfilarsi di Forza Italia, il sostegno alla legge elettorale non è granitico come lo era prima. Quindi la minoranza del Pd sommata all’Ncd, ora più in fermento che mai, diventa l’ago della bilancia. Non resta che aspettare.

Ginevra Matiz

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