giovedì, 20 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, ecco
perché l’Italicum divide
Pubblicato il 23-04-2015


Legge_elettorale_ItalicumIn attesa di lunedì, giorno in cui, l’Italicum arriverà in Aula alla Camera, continuano le prese di posizione sulla legge elettorale. Forza Italia, con il sempre più agguerrito capogruppo Brunetta, presenterà all’inizio della prossima settimana una pregiudiziale di costituzionalità su cui richiederà di procedere con voto segreto.
E mentre il capogruppo reggente del Pd alla Camera Ettore Rosato afferma che “l’impegno del Pd è quello di mantenere fermo il testo dell’Italicum ma tenendo aperto il dibattito: un dibattito trasparente, senza voti segreti e senza fiducia” Sel indice una conferenza stampa con Nichi Vendola che parla di “atteggiamento padronale” da parte della maggioranza e definisce “gravissimo” l’ipotesi che si possa ricorrere alla fiducia.

Riprende invece il concetto lanciato ieri da Antonio Polito sul Corriere della Sera, il Movimento 5 Stelle: “Il Governo – afferma Danilo Toninelli, vicepresidente della commissione Affari costituzionali – non cade se l’Italicum viene affossato dal voto segreto, ma, all’opposto, cade se viene approvato. E a farlo cadere sarà proprio Renzi, ormai certo di avere fatto bingo con la sua neonata legge elettorale”. Anche Massimo D’Alema riprende il tema del binomio Italicum-elezioni sostenendo che se la riforma della legge elettorale verrà approvata, Matteo Renzi “ci porta alle elezioni. Il governo ha un solo vero rischio – spiega -. Se viene approvata la legge elettorale, Renzi poi ci porta alle elezioni; è l’unica ragione per cui sta forzando i tempi. Se il governo governa, invece di mettere fiducia su cose che non gli competono – aggiunge – dura tranquillamente fino al 2018”.

In una intervista a Radio Popolare interviene anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi: ”E’ fallito – afferma – l’obiettivo dell’Ulivo di creare un sistema di alternanza con la nascita di un riformismo che unisse i riformismi del dopoguerra, quello cattolico, quello socialista e quello liberale. Il mio disegno era quello di avere un sistema politico per l’alternanza. All’inizio propendevo per un sistema elettorale come quello inglese, con i collegi uninominali; poi con la frammentazione avrebbe provocato di avere parlamentari eletti col 20% dei voti, quindi ho chiaramente espresso una preferenza per i due turni alla francese. Ho invece messo in rilievo come l’idea di un Partito della Nazione non è l’idea di alcun Paese europeo. Il PdN è il contrario di un progetto di alternanza e con il progetto di Ulivo che avevo delineato all’inizio della mia breve attività politica” ha concluso Prodi.

La principale critica della minoranza Dem all’Italicum è quella di non sanare il vulnus numero uno del Porcellum, ovvero i parlamentari scelti direttamente dai leader dei partiti. Con i capilista bloccati (ovvero comunque eletti automaticamente se scatta il seggio) e i collegi piccoli che eleggono al massimo 6 o 7 deputati, buona parte del Parlamento dovrebbe risultare ancora una volta ‘nominata’. La minoranza Dem chiede di risolvere la questione con le preferenze. Altro nodo sul quale arrivano critiche, in particolare da Forza Italia, è quello del premio di maggioranza che va alla lista che ottiene più voti. Gli azzurri preferirebbero, in chiave di ricostituzione del centrodestra e di alleanze con Lega o Ncd che il premio andasse, come inizialmente ipotizzato, invece, alla coalizione di liste. Le opposizioni criticano, poi, il metodo tenuto dal premier Matteo Renzi sul provvedimento e in particolare la scelta di sostituire dieci parlamentari dell’opposizione Dem in commissione alla Camera.

Il pregio della nuova legge secondo il governo è quello di dare un vincitore certo alle elezioni che ottiene anche una quantità di seggi di premio di maggioranza che consentono la governabilità. Si supera così il nodo del Porcellum che, prevedendo al Senato 20 premi di maggioranza regionali, ha portato in alcune delle ultime tornate elettorali a una forte incertezza dei numeri della maggioranza.

Il provvedimento è alla Camera in terza lettura dopo che è stato licenziato da Montecitorio il 14 marzo 2014 e poi di fatto congelato al Senato per mesi. Il 12 novembre è ripartito l’iter e il testo, ampiamente rimaneggiato è stato approvato da Palazzo Madama il 27 gennaio scorso. Dopo il via libera della commissione Affari Costituzionali lunedì 27 aprile torna in Aula a Montecitorio per quello che il governo vuole sia il via libera definitivo. Sulla materia elettorale il regolamento della Camera prevede la possibilità di richiesta di voto segreto ma il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha lanciato un appello perché non venga utilizzato. La riforma prevede l’elezione dei deputati in 100 collegi che eleggono in media 6 o 7 parlamentari. È previsto un premio di maggioranza alla lista che supera il 40% dei voti, o il ballottaggio tra i due partiti più votati se nessuno supera quella soglia. Lo sbarramento è al 3% e i capilista sono bloccati. L’entrata in vigore della riforma è post datata al luglio 2016 in attesa della riforma del Senato che dovrebbe prevedere la Camera Alta non più elettiva. Un punto che, però, la minoranza Dem chiede di cambiare e sul quale Renzi ha recentemente fatto delle aperture.

Qualora si dovesse andare a votare prima del luglio dell’anno prossimo la legge che verrebbe utilizzata è il cosiddetto Consultellum. Si tratta del sistema che risulta dalle modifiche chieste dalla Consulta al Porcellum nella sentenza del 4 dicembre 2013. Un sistema che è sostanzialmente un proporzionale puro con preferenze su liste lunghe e circoscrizioni grandi. Con il Consultellum è molto probabile che le maggioranze si debbano formare in Parlamento dopo le elezioni un po’ come avveniva nella Prima Repubblica. La mancanza di un vincitore certo è una delle critiche del governo a questo sistema.

Approvata il 21 dicembre 2005 la legge elettorale che ha sostituito il Mattarellum è stata definita ‘Porcellum’ dal suo stesso autore, l’ex ministro leghista Roberto Calderoli. Il sistema prevede l’elezione dei parlamentari sulla base di liste bloccate. Il premio di maggioranza che porta chi vince alla Camera a ottenere 340 seggi viene assegnato senza che ci sia una soglia minima per ottenerlo (un punto criticato dalla Consulta). Al Senato vengono assegnati 20 premi di maggioranza regionali che portano ciascun vincitore al 55% dei seggi in quella regione. Un meccanismo che ha complicato molto la vita di alcuni degli ultimi governi viste le maggioranze risicate createsi a Palazzo Madama.

Redazione Avanti!

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento