domenica, 21 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Renzi, governo legato a Italicum. Speranza si dimette
Pubblicato il 15-04-2015


Riforma-legge-elettorale

Renzi non arretra di un millimetro. Alla direzione del Pd impone l’Italicum chiudendo ogni spazio alla mediazione, e Roberto Speranza, promotore della linea del dialogo, si dimette da capogruppo. E’ quanto è successo in sintesi alla direzione del Pd. “Il governo  è legato a questa legge elettorale, nel bene e nel male: si è fatto promotore di un documento firmato dalla maggioranza convinta. In quel documento c’era lo scambio tra l’abbassamento delle soglie in cambio del premio alla lista, anziché alla coalizione”. Parla così Matteo Renzi dinanzi che ha anche annunciato la che sono possibili ulteriori modifiche alla riforma costituzionale.  Un avviso alla minoranza dem che insiste nel chiedere meno capilista nominati al fine di trovare un’intesa da portare in aula.

C’è “un profondo dissenso sull’Italicum“. Ha risposto Roberto Speranza, intervenuto all’assemblea subito dopo Renzi. Poi le dimissioni. “Sarò leale al mio gruppo e al mio partito ma voglio essere altrettanto leale alle mie convinzioni profonde. Non cambiare la legge elettorale – ha proseguito – è un errore molto grave che renderà molto più debole la sfida riformista che il Pd ha lanciato al Paese.  C’è una contraddizione evidente – ha aggiunto – tra le mie idee e la funzione che svolgo e che sarei chiamato a svolgere nelle prossime ore. Per queste ragioni rimetto il mio mandato di presidente del gruppo a questa assemblea che mi ha eletto due anni fa”.

Segnare il punto. È questo il risultato a cui può puntare la minoranza del Pd con un Renzi che minaccia di mandare tutti a casa. Una pistola scarica ovviamente, un bluff che fa parte del gioco. Ma allo stesso tempo le minacce della minoranza di votare contro l’Italicum questa sera all’assembra del Pd, sono una pistola altrettanto scarica. Ma è un modo che serve alla minoranza per dare un segno della propria esistenza. Una scissione è pura fantascienza: uscire dal Pd significherebbe la marginalizzazione e l’insignificanza politica. Criticare da dentro invece è il modo per avere una cassa di risonanza. Per non parlare poi della possibilità per gli eventuali “traditori” di tornare in Parlamento. Pari a zero, soprattutto con la nuova legge elettorale e con un mazziere evidentemente poco disponibile a dare spazio a chi si è messo di traverso.

Stasera si riunisce l’assemblea del Pd. Il clima senza dubbio è teso; c’è chi parla di resa dei conti. “Area riformista”, la corrente guidata dal capogruppo Roberto Speranza, dopo un lungo confronto in mattinata, fa sapere che non ci sta: “Non possiamo votare a favore in assemblea se la legge elettorale è blindata” ha detto Cesare Damiano. I dissidenti dovrebbero essere un’ottantina. Ognuno si regolerà se votare ‘no’ alla relazione di Renzi o semplicemente astenersi. In Aula poi si vedrà quale sarà l’atteggiamento. Ma l’alternativa non c’è vista la determinazione dimostrata del segretario di proseguire dritto respingendo ogni appello. Una determinazione che sta invece lacerando la minoranza, divisa tra duri e dialoganti. Anche per questo Roberto Speranza, stretto tra il ruolo di capogruppo e quello di leader di corrente, cercherà una mediazione fino all’ultimo. E la mediazione potrebbe essere costituita da uno scambio tra Italicum e riforme. Con la minoranza che vota  in Aula turandosi il naso in cambio di modifiche sul Senato. Ma una se la minoranza confermerà il proprio dissenso potrebbe nascere un problema forte per il capogruppo Roberto Speranza che tanto ha lavorato per trovare una sintesi. E una spaccatura sulla legge elettorale ratificata dalle dimissioni del presidente dei deputati, come da tempo si sottolinea nella minoranza dem, non farebbe bene al Pd e di riflesso al premier, che però è deciso ad andare avanti senza modificare l’Italicum interessato solo del risultato finale.

Concetto ribadito dal vice di Renzi Lorenzo Guerini: “Immaginare di cambiare ancora la legge elettorale significa riportare la discussione al punto di partenza” e questo non avverrà perché “per noi questa legge funziona e funziona bene, garantisce la governabilità, si sa chi vince e chi perde, ha il premio di maggioranza alla lista che è una spinta formidabile alla semplificazione del panorama politico”.

Resta l’incognita della fiducia che il governo potrebbe essere tentato di porre sul provvedimento. Intanto Sel, Fi; Lega e Fdi si appellano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e chiedono in quattro lettere diverse di “scongiurare la fiducia che equivarrebbe a un golpe e a un gravissimo strappo costituzionale”.

“La nostra iniziativa, e quella di altre forze di opposizione, non è un modo di tirare per la giacchetta il Capo dello Stato, ma un appello perché si garantisca un libero dibattito parlamentare senza forzature e scorciatoie dal sapore autoritario”, afferma Scotto illustrando il contenuto della missiva al capo dello Stato. “Abbiamo già vissuto momenti difficili in questa legislatura come lo strappo della seduta fiume sulle riforme costituzionali e l’abbandono dell’Aula da parte delle opposizioni. Oggi – conclude Scotto – lo diciamo preventivamente: il governo eviti strappi gratuiti che rischiano di segnare un punto di non ritorno”.

Secco il commento di Stefano Fassina “Quello di Renzi – dice – è un bluff scadente. La legge elettorale ha rango costituzionale ed è materia parlamentare. Invece, il messaggio in campo è: dopo l’approvazione della legge elettorale elezioni prima possibile, cioè a primavera 2016″. Poi spiega: “Bluff nel senso che votare con il Consultellum sarebbe lo scenario peggiore possibile per Renzi”.

Daniele Unfer

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento