sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Libro. Enrico Letta
parte dalla Sardegna
per ‘risalire’ in politica
Pubblicato il 27-04-2015


Enrico letta e Matteo Renzi al passaggio delle consegne a Palazzo Chigi

Enrico letta e Matteo Renzi al passaggio delle consegne a Palazzo Chigi

Poteva essere campagna elettorale. Anche in Sardegna si vota per le comunali. Non lo è stata. Poteva esser un’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Non lo è stata. Infondo, in quella sala gremita di gente venuta ad ascoltarlo, ha confermato tutte le attese di chi ieri, a Cagliari, ha avuto modo di assistere alla prima nazionale del libro di Enrico Letta -“Andare insieme, andare lontano”.

Poi leggi un trafiletto che come sottotitolo dell’opera – “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano, devi farlo insieme”. Un vecchio proverbio africano che ti riporta alla realtà e, per coloro che hanno occhio e pensiero politico certamente non può che apparire chiaro un sottile riferimento al suo successore. Ma Enrico Letta, e questo certo non si può negare, ha ancora tutto il carattere del buon politico il cui ingrediente principale è la diplomazia, dialettica pacata e rispetto per l’avversario – che in questo caso non ha nel capo condominio Pd. Dicevo, Enrico Letta, con quel suo fare signorile, ha risposto a tutte le domande anche quelle sull’attuale premier Renzi, con classe.

È tornato a dire – “ma no, con Renzi i rapporti son sereni”. Certo, tra il termine “sereni” e quel trafiletto non possiamo non pensare ai fatti degli ultimi mesi, a partire da quel famoso cambio di guardia funestato da un frettoloso, freddo passaggio di consegne dal professore, all’alunno col ghigno sotto il naso – “hai visto, ti avevo detto di star sereno!”. Presidente, come mai ha scelto la Sardegna per la prima nazionale della presentazione del suo libro – “Ho concluso i capitoli del mio libro proprio ricordando “la saggezza dei contadini della Gallura”, perché ho origini sarde e da queste voglio ripartire. Mia nonna materna era di Porto Torres. L’ex Presidente del Consiglio ed esponente del Pd è dunque tornato a dire la sua a un anno dalla fine del suo mandato, l’ha fatto, appunto, scegliendo la Sardegna e precisa: “Il senso di quei muretti non è l’elogio alla lentezza, ma alla necessità di fare le cose fatte bene”.

Letta si sofferma sui tanti temi caldi di questi giorni; il superamento del bicameralismo perfetto, la legge elettorale, mare nostrum, Jobs Act, economia, sociale, etc; la chiacchierata che vien fuori, denota tutta la sua capacità diplomatica. “Resto ancora convinto che sia necessario superare il bicameralismo era nel programma della Commissione ai tempi del mio Governo e lavoro affinché possa esserci una buona riforma in quella direzione ma – dice – non si può usare lo stesso metodo usato per usato per altri atti di Governo per fare le riforme istituzionali.” Certo, se di velocità si deve parlare ebbene usarla, seppur in maniera controllata, su temi come economia, sociale, istruzione – “a un certo punto mettere fine a ogni discussione e decidere, l’ho fatto anch’io quando ero premier, ma non su temi importanti come le riforme. Occorre soffermarsi e riflettere ricordando che quelle fatte nel 2001 e nel 2005, da centro sinistra e da centro destra poi, sono state entrambe un fallimento”.

Sulla legge elettorale e sulle sostituzioni dei 10 parlamentari della minoranza Dem sostituiti sull’evidenza che la stessa passerà con la sola maggioranza del Pd, Enrico Letta, augura che si trovi una soluzione perché si evitino spaccature preoccupanti che potrebbero lasciare strascichi difficili da ricucire. “Per me – dice – la miglior legge elettorale è il Mattarellum.” L’Italia può farcela afferma Letta, deve solo saper cogliere gli effetti del “quantitative easing” di Mario Draghi –“Con il calo del cambio euro/dollaro, tassi d’interesse al minimo, expo, giubileo, tutte occasioni da non perdere, possiamo farcela”.

Una leggera smorfia si scorge sul suo viso quando gli è posta la domanda sul Jobs Act – aiuterà la ripresa?
“Vediamo gli effetti concreti. Certo, è un primo passo, ma dobbiamo anche migliorare, aggiungere le riforme sulla contrattazione e al rappresentanza, riformare i centri per l’impiego, qualcosa di più concreto mirato a favorire l’occupazione giovanile.”

A chi gli fa notare la contraddizione a proposito della notizia diramata dalla società Manpower secondo cui 1500 giovani hanno rifiutato un posto di lavoro all’ Expo, che poteva valere uno stipendio dai 1000 ai 1200 euro, e la risposta di tanti giovani e non disoccupati che hanno risposto di aver inviato il curriculum e di non aver avuto risposte, nemmeno per un primo colloquio, Letta risponde che – “occorre creare le azioni corrette che se intersechino tra la domanda e l’offerta, quindi una riforma che passi dai CSL gestiti dalle Province, all’agenzia nazionale del lavoro”.
Si mostra concorde sul fatto che Garanzia Giovani non stia dando gli effetti sperati – “Una scelta infelice a partire dal nome – garanzia – che facesse sperare in qualcosa di sicuro, cosi non è”. Sulle polemiche seguite al naufragio sulle coste libiche – “serve un Mare Nostrum europeo, pattugliamento e salvamento a mare e per farlo serve un intervento dell’ Onu, e spero che il Consiglio europeo straordinario assuma decisioni concrete”.
Insomma Letta può esser l’anti Renzi?:
“Non mi sto candidando a niente, ho fatto una scelta di vita e credo che dopo 15 anni di parlamento sia giusto cosi. Ho voluto scrivere questo libro sotto la logica del superamento delle vicende di un anno fa, non cerco rivincite personali. Vede, è importante capire ciò che posso fare per il Paese e per lo stesso Pd. Non servono, non sono utili a nessuno i personalismi e le contrapposizioni tra i singoli. Il mio non è un addio alla politica, anzi, è una scelta compatibile con la politica”. Concludendo, abbiamo trascorso una bella serata con Letta. Letta chi? Quel signore con stile e, forse, con tanto carattere più di quanto ci si potesse aspettare.

Antonella Soddu

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