sabato, 18 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Licenziamenti collettivi ai tempi del Jobs Act
Pubblicato il 21-04-2015


licenziamenti collettiviIl Jobs Act porta i suoi primi frutti…i licenziamenti collettivi. Succede alle porte di Milano, a Cinisello Balsamo, dove l’azienda Call&Call Milano srl, manda a casa i suoi dipendenti (186 persone), per riaprire e riassumere tra il Lazio e la Calabria, usufruendo così delle agevolazioni fiscali previste dal decreto legislativo approvato il 20 febbraio. L’azienda, un call center che si occupa dei servizi di customer care per tre importanti società finanziarie e bancarie italiane Ing Direct, Agos Ducato e Fiditalia, è riuscita a raggirare l’integrazione prevista per i vecchi assunti grazie alla creazione di nuove società.
La società riuscirà a prendere giovani con contratti meno costosi e più flessibili e ottenere gli sgravi fiscali del governo, semplicemente “perché Call&Call ha costituito più società, come in un gioco di scatole cinesi: c’è Call&Call Milano srl, Call&Call La Spezia srl, Call&Call Lokroi srl”, spiega Adriano Gnani (Uilcom Uil). Quindi quella milanese può risultare effettivamente in crisi, a differenza di quella di Roma, o di Locri, o della Spezia. La perdita annuale su Cinisello sarebbe di 500mila euro: “Colpa dei costi eccessivi del lavoro, secondo l’azienda. Questo nonostante lo stipendio medio degli operatori sia sui 1.200 euro mensili, che però con i nuovi assunti possono scendere a 1.000”.
Il Paese inizia seriamente a raccogliere tutti i frutti “marci” sul sistema occupazionale, e sul lavoro che manca o che sempre più spesso inizia a mancare. A preoccupare sono soprattutto le grandi aziende che pezzo dopo pezzo smantellano e lasciano. “L’azienda deve assolutamente tornare indietro. Il suo comportamento è a dir poco vergognoso”. Così Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, parlando della vicenda Whirlpool-Indesit. ”I tagli al lavoro sono cose serie, non si viene nel nostro Paese per fare man bassa e poi decidere di licenziare”, ha aggiunto. La preoccupazione è stata manifestata non solo dal Mise ma anche da Palazzo Chigi che ha sottolineato come questa decisione sia “un fulmine a ciel sereno” attivandosi subito “per affrontare la situazione nelle prossime ore”. L’allarme è soprattutto per gli esuberi “strutturali” per la chiusura degli impianti: 815 a Carinaro, 80 a None. È netto il cambio di rotta sulla strategia per il rilancio del polo di Fabriano, il nucleo storico dell’impero degli elettrodomestici che era della famiglia Merloni: il piano Indesit puntava sul rilancio della fabbrica di Albacina, con l’avvio degli investimenti sancito lo scorso giugno alla presenza del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
Ma a chiudere non sono solo le fabbriche, anche un altro fiore all’occhiello dell’industria informatica italiana annuncia la sua inesorabile fine. Acg, la divisione di Ibm che ha fatto la storia nel nostro Paese dei software gestionali, acquistata insieme ai suoi 6.000 clienti e un fatturato di circa 24 milioni di euro il 4 dicembre 2013 da TeamSystem, che ha annunciato la procedura di un licenziamento collettivo. L’acquisizione del gioiellino di Ibm, a detta dei sindacati, nascondeva un’operazione di “cannibalizzazione” dell’azienda commerciale del prodotto Acg e la monopolizzazione del mercato con il concorrente di TeamSystem. Non a caso i primi licenziamenti vengono decisi proprio mentre Acg sta per lanciare l’ultima versione di un software che TeamSystem commercializza in concorrenza.
Dopo l’annuncio degli esuberi, l’azienda ha rifiutato qualsiasi accordo ieri al Ministero del Lavoro. “Si è arrivati al mancato accordo – scrive la Fiom in una nota – per la totale indisponibilità dell’azienda e nonostante i tentativi di mediazione del ministero per arrivare a una soluzione che evitasse i licenziamenti. Nessuna delle nostre proposte è stata mai presa in considerazione, con una assoluta indisponibilità persino a parlare di riqualificazione professionale piuttosto che di ammortizzatori sociali, e l’arroganza di ignorare completamente la proposta avanzata dalla Regione Puglia, che si era resa disponibile a finanziare e sostenere piani formativi per il consolidamento delle sedi. Il tutto senza mai presentare al tavolo alcun dato di bilancio”.

Liberato Ricciardi

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento