mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Nella difesa degli Armeni
la difesa di tutti i cristiani
Pubblicato il 15-04-2015


Papa Francesco-Turchia

Il Parlamento europeo ha approvato per alzata di mano una risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni, rende omaggio alle vittime, propone l’istituzione di una giornata europea del ricordo e deplora ogni tentativo di negazionismo. Passa anche un emendamento che “elogia il messaggio” di Papa Francesco, mentre continua la guerra – solo verbale – tra Turchia e Santa Sede. Dopo la definizione di ‘genocidio’ data domenica da papa Francesco al massacro organizzato e di massa della popolazione armena della Turchia allo scoppio della Prima guerra mondiale, da Ankara ha fatto seguito oggi, dopo quella del presidente Erdogan, la risposta non meno dura del premier turco Ahmet Davutoglu che ha accusato il papa di aver aderito al “fronte del male”.

Francesco aveva definito quei tragici eventi come “il primo genocidio del XX secolo” e subito il governo turco aveva convocato il nunzio apostolico, monsignor Antonio Lucibello per lamentarsi delle dichiarazioni “di parte e tutt’altro che accurate” del pontefice, spiegando come quelle parole “creino una perdita di fiducia nei rapporti bilaterali”. Nello stesso tempo mentre si annunciava il possibile ritiro dell’ambasciatore presso la Santa Sede, il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu in un tweet definiva le dichiarazioni del Papa come “lontane dalla realtà storica e legale”, non accettabili, rilevando che le autorità religiose non dovrebbero “incitare al risentimento e all’odio con affermazioni infondate”. Una svolta netta, se si pensa che appena cinque mesi fa, papa Bergoglio era stato in visita in Turchia e aveva pregato nella Moschea blu.

Papa-moschea Blu

La visita di Bergoglio a Istanbul: preghiera nella Moschea Blu

Il ‘fronte del male’ di cui parla il premier turco sarebbe composto da coloro che complottano contro la Turchia mentre Erdogan ha aggiunto una minaccia non nuova, quella di espellere per rappresaglia dalla Turchia gli oltre 100 mila lavoratori armeni che non hanno la cittadinanza turca.

Poi è tornato di nuovo sulle parole di Bergoglio per condannarle, definendole deliranti, un ‘errore’ da ‘non ripetere’. “La Turchia non può accettare di essere responsabile di un simile crimine”. “Quando dirigenti politici, religiosi, assumono il compito degli storici – riporta il quotidiano Hurriyet online – ne deriva un delirio, non fatti”. “Pensavo che fosse un politico diverso” e ha poi anticipato con parole sprezzanti al giornale Zaman online che “ignorerà” la risoluzione sul genocidio armeno che l’Europarlamento avrebbe approvato oggi pomeriggio: “Entrerà in un orecchio e uscirà dall’altro”.

La battaglia diplomatica sulla definizione del massacro di un milione e mezzo di armeni, che è davvero difficile non definire un genocidio alla luce delle tantissime testimonianze dell’epoca, coinvolge da decenni governi, intellettuali, storici ed esponenti politici dei più diversi schieramenti.

Diversi Paesi hanno già compiuto questo passo: il primo a farlo, nel 1965, è stato l’Uruguay, seguito poi da Russia (1994), Olanda (1994), Grecia (1996), Francia (2001), Italia (2001), Svizzera (2003), Canada (2004), Argentina (2005), Svezia (2010) e Bolivia (2014).

Inoltre alcuni Paesi, come la Svizzera e la Slovacchia, prevedono anche una sanzione per il reato di ‘negazionismo’ (un tribunale federale svizzero nel 2007 ha emesso una condanna in questo senso).

Papa Francesco _Erdogan

L’incontro tra papa Francesco e il presidente Erdogan

Rimane invece su una linea di cautela l’amministrazione Obama e non usa quella parola proibita. “Il presidente e altri alti esponenti dell’Amministrazione – ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato Usa Marie Harf – hanno più volte riconosciuto come un fatto storico che un milione e mezzo di armeni furono massacrati negli ultimi giorni dell’impero ottomano e che un pieno, franco e giusto riconoscimento dei fatti è nell’interesse di tutti”.

Washington considera troppo importante il ruolo della Turchia nella strategia di contrasto al terrorismo e all’islamismo radicale, anche se il governo di Ankara, con il presidente Erdogan, è su posizioni spesso ambigue rispetto a una questione cruciale come quella dell’Isis, rifiutandosi ad esempio, di intervenire nella battaglia che poche settimane fa ha duramente impegnato la popolazione curda di Kobane sul confine con la Siria minacciata di sterminio dagli uomini tagliateste del Califfato.

L’islamismo militante di Erdogan, sta riducendo sempre più gli spazi di laicità e di democrazia della Turchia nata dal rinnovamento di Kemal Ataturk e forse questo, agli occhi del Vaticano, ha indotto Bergoglio a compiere un passo così deciso. I recenti e crescenti massacri di cristiani richiederebbero infatti da tutti i governi, ma in particolare da quelli di ispirazione islamica o dichiaratamente islamici, una difesa più netta delle minoranze e della libertà di fede ed Erdogan non sembra proprio che sia impegnato in questa battaglia che invece sta, ovviamente, molto a cuore a Francesco.

Il papa, com’è noto, non dispone di ‘divisioni’, non ha un esercito, ma ha una elevata forza morale, riconosciuta a livello mondiale, ed è questa che forse ha voluto spendere prendendo di petto la Turchia di Erdogan, parlando a lui perché anche altri intendano.

Armando Marchio

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