venerdì, 23 febbraio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Neppure Giddens crede più
alla sua ‘Terza Via’
Pubblicato il 09-04-2015


Dopo il crollo del Muro di Berlino si disse “la storia è finita”, come nel caso del politologo nippo-americano Francis Fukuyama, quale sintesi dell’equazione tra fine del comunismo sovietico e crisi irreversibile della socialdemocrazia.

Vennero elaborate teorie per un riformismo “soft”, in primo luogo la cosiddetta “terza via” del sociologo britannico Anthony Giddens, che ispirò programmi e politiche del premier laburista Tony Blair, del cancelliere tedesco Gerhard Schroder e del presidente democratico americano Bill Clinton (ma anche le coordinate del Pd di Veltroni), per un superamento del tradizionale modello socialdemocratico basato sull’intervento pubblico in economia, sullo stato sociale, i diritti del lavoro e la redistribuzione della ricchezza attraverso il fisco, soppiantato dalle esigenze del mercato, della competitività globale, della flessibilità del lavoro.

Ma qualche giorno or sono proprio Giddens, in un’intervista, ha preso le distanze dalle sue teorie: “L’accelerazione data ai cambiamenti sociali ed economici dalle innovazioni tecnologiche ha scardinato anche la Terza via” e ha evidenziato cosa significhi essere di sinistra oggi “Significa avere determinati valori. Promuovere l’eguaglianza, o almeno limitare la diseguaglianza; attivarsi per la solidarietà, non solo dallo Stato verso i cittadini ma anche tra privati, all’interno della propria comunità; proteggere i più vulnerabili, garantendo in particolare un sistema sanitario e altri servizi pubblici essenziali ai bisognosi”.

Secondo l’ex direttore della London School of Economics e membro laburista della Camera dei Lord, la globalizzazione ha prodotto una bolla di sperequazione “pericolosa, destabilizzante”, con poche élite che si arricchiscono sempre di più, mentre è necessario fermare i processi di deindustrializzazione a livello planetario, conseguenti al prevalere dell’economia virtuale.

Tema, quello delle immense disparità sociali ed economiche generale dal capitalismo globale e finanziarizzato, analizzato lucidamente dall’economista transalpino Thomas Piketty, studioso dei problemi delle differenze di reddito e considerato il riferimento dei nuovi movimenti di sinistra come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, il quale, dopo esserne stato uno dei consiglieri, è molto critico con il presidente francese Hollande proprio sulla mancata attivazione di una profonda riforma fiscale, per contrastare le diseguaglianze.

Alle autoproclamatesi sinistre “riformiste” in Europa, a partire dall’Italia, che sembrano invero avere perso ogni elemento genetico con i valori fondativi del socialismo democratico, si deve ricordare l’affermazione di un grande leader socialista, il premier svedese Olaf Palme (ucciso in circostanze misteriose nel 1986), secondo cui si deve “tosare il capitalismo, ma non ucciderlo” e, quindi, accettare il mercato, ma per governarlo nell’interesse della collettività.

Tony Blair scrive nelle sue memorie che sinistra e destra sono concetti superati, che oggi conta essere “aperti”, a immigrazione e libero mercato, o “chiusi”, cioè anti-immigrati e protezionisti. Ma proprio il suo ex-ideologo, Giddens, gli risponde così: “Io la penso come Bobbio. Sinistra e destra esistono ancora. Anche se chi è di sinistra, oggi, non può essere per la chiusura di frontiere e mercati. Il mondo è stato aperto da globalizzazione e internet. Nessuno può più chiuderlo”.

Maurizio Ballistreri

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento