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Opinioni e commenti
 

“Ora Alfano punta su un esterno…” – Francesco Verderami sul Corriere della Sera
Pubblicato il 03-04-2015


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L’assedio di Renzi a Ncd è fatto di offerte politiche e di incarichi, è una manovra avvolgente che si fa sempre più asfissiante, è un’operazione che mira progressivamente a togliere ogni margine d’azione ai centristi, per impedire che si concretizzi la nascita di un rassemblement moderato e per veder realizzato il disegno: rendere prigioniero Alfano del suo stesso movimento, da conquistare un pezzo alla volta fino al suo definitivo assorbimento nel «partito della nazione». È evidente quanto sia ardua la sfida per il leader di Ncd, quali insidie nakonda la mediazione con il premier e i timori per i doni che porta. Perché non c’è dubbio che Renzi fosse venuto incontro ad Alfano l’altra sera al vertice, e sul tavolo gli avesse fatto trovare – a suo modo di vedere – un bendiddio: la possibilità di intestarsi politicamente le battaglie sulla scuola paritaria, sulla riforma delle intercettazioni e anche sull’innalzamento per l’uso del contante, tema che il leader di Ncd aveva lanciato la scorsa settimana davanti alla platea di Confcommercio a Cernobbio.

In più, in cambio dell’uscita di Lupi dal governo, erano a disposizione il dicastero per gli Affari regionali, un posto da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, la poltrona di vice presidente vicario del Senato da offrire dopo il trasferimento della Fedeli all’incarico fino ieri gestito da Delrio. Ma l’impostazione del premier – l’idea cioè di proporre una serie di candidate ministro in casa altrui e di lasciare che il giorno dopo la lista trapelasse sui giornali – ha fatto scattare l’allarme tra i centristi. Non che non fossero già avvertiti: le avances di Renzi erano iniziate molto tempo prima, e la Boschi le aveva rese pubbliche nel corso di un dibattito con Quagliaridio alla Winter school di Ncd. Allora il coordinatore centrista aveva spiegato che al termine della legislature le strade si sarebbero divise, anche perché «l’Italicum con il premio alla lista esclude che ci possa essere tra noi un’alleanza». E il titolare delle Riforme aveva replicato: «Proprio perché il premio è a una lista, non è detto che debba essere un partito». Più chiara di così… Ecco íl bivio che si avvicina per Alleanza popolare, ecco come il premier manovra per trasformarlo in un percorso senza opzioni, lavorando ai fianchi i gruppi alleati, così da arrivare – se costretto – a isolare Alfano. Perciò il leader di Ncd si è messo ieri a caccia di «un esterno», di una personalità da proporre come ministro che garantisca prestigio al suo partito e al tempo stesso esca dalla logica renziana. Un «esterno» servirebbe anche a superare le tensioni interne, le ambizioni di quante già si vedevano pronte a giurare al Quirinale, per tentare di assorbire il colpo in un partito che appare destabilizzato dalla manovra del premier, e in parte è vittima della sindrome di Stoccolma. Dopo l’affondo Renzi ha concesso il time-out ad Alfano, ecco perché ieri è salito al Colle solo con Delrio e ha temporeggiato sulla scelta del nuovo sottosegretario alla presidenza. In più, nel gioco mediatico che gli è congeniale e senza badare alle «quote rosa», ha fatto inserire un altro nome nella lista dei candidati per il ruolo di palazzo Chigi: è l’attuale viceministro all’Economia De Vincenti, sottosegretario con Monti e con Letta.

Si vedrà se il premier chiuderà la pratica con Alfano già la prossima settimana o se il leader di Ncd si prenderà altro spazio. Di sicuro la vertenza verrà chiusa prima delle Regionali. Dopo, infatti, inizierà un’altra partita: il voto accerterà la dissoluzione del vecchio centrodestra, verrà ridisegnata la geografia politica sul territorio e nel Palazzo, dove potrebbe prender corpo un embrione di rassemblement moderato. Perciò Renzi vuole arrivare a quel passaggio con la legge elettorale approvata, primo passo verso il compimento del suo disegno: quel «partito della nazione» che non contempla alleati, tutt’al più prigionieri.

Francesco Verderami

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