giovedì, 19 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Parlamento? Solo
un impiccio per il governo
Pubblicato il 14-04-2015


La prima, e per ora unica, volta in cui il governo pose la fiducia su di una riforma elettorale fu, nel 1953 per far passare la legge maggioritaria subito battezzata legge-truffa dalle sinistre all’epoca fieramente proporzionaliste. Legge-truffa per modo di dire: bisognava che un partito o una coalizione conquistassero il 50,1% per godere del lauto premio di maggioranza, alla Camera restavano le 4 preferenze, al Senato il collegio uninominale. Il 50,1 non il solo 40 % e coi capilista nominati come prevede l’Italicum. Così si potrà governare normalmente con decreti e leggi senza doverle “blindare” con la fiducia. Governare a colpi di fiducia è ormai normale. Le leggi approvate con questo catenaccio furono appena 9 su 100 col governo Prodi I (1996-98), scesero ancora col governo D’Alema e a zero con l’Amato n.2, per balzare fino al 45 % con Monti (alle prese però con una vera emergenza con lo spread schizzato oltre quota 500) e fissarsi al 44,78 nel solo 2014 con Renzi. Cioè un voto di fiducia ogni 12 giorni. Fra decreti legge e leggi col catenaccio della fiducia, le proposte di iniziativa parlamentare sono per contro pochissime, sempre meno. Mentre aumentano le leggi delega al governo con paletti incerti. Ne escono leggi confuse che richiedono valanghe di decreti legislativi attuativi.
Per far funzionare bene un Parlamento non si può scaricare ogni provvedimento sull’aula. Ma questo succede quando le opposizioni non si fidano della maggioranza e non fanno approvare più quasi nulla in commissione, in sede deliberante o legislativa. Nell’ultima legislatura della Prima Repubblica, il 54,7 % delle proposte di legge risultava ancora approvato in commissione e il 45,3 in aula. Nella scorsa legislatura il rapporto si è clamorosamente ribaltato: appena il 15,1 % in commissione e l’84,3 % in aula. Potete immaginare gli ingorghi. In questo clima di diffidenza “armata” fra governi e critici od oppositori parlamentari il numero degli emendamenti ingigantisce divenendo molto spesso ostruzionismo non dichiarato. Infine interrogazioni e interpellanze parlamentari. Si accusava il governo Berlusconi perché aveva risposto soltanto ad un 40 % di esse. Il governo Renzi ha risposto a meno del 25 % delle richieste di chiarimenti. “Maglie nere”, Lorenzin (3 risposte ogni cento interrogazioni), Padoan e Giannini (4 risposte). Ma che ci sta a fare anche una Camera elettiva? In fondo è un fastidio.

Vittorio Emiliani
dal blog della Fondazione Nenni

Ps: oggi l’ex presidente Napolitano ha rimpianto il Mattarellum “legge elettorale che diede risultati eccellenti”. Ma subito dopo ha detto che dall’Italicum non si può tornare indietro. Sono un po’ frastornato, lo confesso.

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Commenti all'articolo
  1. Sono considerazioni di buon senso e in effetti in Renzi prevale la volontà di superare i passaggi Parlamentari e imporre quelli del Governo. E’ uno stravolgimento della stessa Costituzione a cui dovremmo prestare molta attenzione. L’uscita di Napolitano sull’Italicum mi ha sorpreso perchè non gli può essere sfuggita la connessione con la Riforme in corso, che prevede con un Parlamento di nominati, le elezioni dei membri della Corte Costituzionale, del CSM e della RAI.

  2. da vecchio riformista ex PCI condivido in toto caro Emiliani. Purtroppo siamo arrivati lì per la pochezza della ex sinistra bersaniana che ha subito la politica del carciofo adottata (intelligentemente dal suo punto di vista) dal turbopspregiusicato anfaniamo di Rignano.
    Spero che almeno la delegazione del PéSI si faccia sentire. Io intanto (obtorto collo) ho lasciato il PD e vado a sinistra

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