venerdì, 21 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Parte il bonus bebè,
incentivo della natalità
Pubblicato il 27-04-2015


Il decreto presidenziale relativo alla nuova agevolazione per le neomamme che attua le disposizioni introdotte dalla legge di stabilità per il 2015 finalizzate all’incentivo della natalità ed al sostegno delle spese correlate (il cosiddetto bonus bebè). è arrivato in Gazzetta Ufficiale (la n. 83 del 10 aprile scorso). Il provvedimento, prefigurato dalla Finanziaria 2015, era atteso da fine gennaio. Nel decreto si stabilisce come l’Ente di previdenza abbia avuto 15 giorni di tempo per mettere a punto i modelli attraverso cui inviare la richiesta per ricevere la prestazione economica. “La domanda per l’assegno (le cui istruzioni ed i moduli sono stati diffusi a partire dal 25 aprile scorso) è infatti presentata all’Inps per via telematica secondo specifici modelli appositamente predisposti dall’Istituto entro il quindicesimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto”, si legge nel testo pubblicato nella G.U..

Si prevede anche che l’Inps assicuri “le modalità più idonee per facilitare l’accesso alla misura da parte dei nuclei familiari, anche mediante le proprie sedi territoriali, il contact center e procedure informatizzate assistite”. Quanto ai tempi entro cui trasmettere la relativa istanza, nel dpcm viene riportato come possa essere avanzata “dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione del figlio”. Inoltre viene opportunamente puntualizzato che “ai fini della decorrenza dell’assegno dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, la domanda deve essere inoltrata non oltre il termine di 90 giorni dal verificarsi dell’evento ovvero entro i 90 giorni successivi all’entrata in vigore del presente decreto”. Nel caso in cui la richiesta sia inviata oltre i tempi postulati, “l’assegno decorre – si chiarisce – dal mese di presentazione dell’istanza”. L’incentivo alla natalità, viene ricordato nel decreto, passa attraverso un assegno pari ad 960 euro per figlio, ovvero 80 euro mensili, per le famiglie con un Isee non superiore ai 25 mila euro. Per i nuclei sotto 7.000 euro il bonus raddoppia. Il trattamento numerario è concesso fino al terzo anno di età o d’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione. Nella decretazione viene anche segnalato l’arco temporale di validità del bonus, che opera per “per ogni figlio nato o adottato tra il 1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017”. Il provvedimento normativo che lo istituisce, un dpcm, è composto da sei articoli e porta le firme del premier Matteo Renzi, oltre che dei ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan, del Lavoro, Giuliano Poletti, e della Salute, Beatrice Lorenzin (siglato il 27 febbraio, registrato dalla Corte dei Conti il 31 marzo). Il bonus – si ribadisce nuovamente – corrisponde a 960 euro all’anno, pagati mensilmente. Ne hanno diritto le famiglie che hanno avuto un bambino (o lo hanno adottato) nell’arco di tempo che va tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017. L’incentivo non spetta a tutte le famiglie, ma solo a quelle il cui Isee non supera 25mila euro, valore determinato utilizzando il nuovo indicatore entrato in vigore proprio all’inizio di gennaio. Se l’Isee non supera i 7.000 euro, l’importo del bonus raddoppia a 1.920 euro l’anno. Il trattamento economico compete per tre anni (ossia fino al terzo anno di età del figlio o al terzo anno di entrata in famiglia per quelli adottati). Sarà sufficiente richiederlo solo il primo anno. Per il secondo e il terzo occorrerà soltanto rinnovare l’Isee.

Per ottenere il bonus, l’interessato dovrà inoltrare apposita istanza all’Inps, presentando il modulo bonus bebè Inps per via telematica direttamente se si possiede il Pin dispositivo dell’Istituto, oppure, recandosi presso intermediari abilitati (Patronati, Caf ecc.), che provvederanno a compilare il modello di richiesta e trasmetterlo online all’Ente assicuratore. La domanda andrà depositata entro massimo 90 giorni dalla nascita del figlio. In tale ipotesi non si perde alcuna mensilità, mentre se la richiesta sarà effettuata dopo i 90 giorni il bonus decorrerà da tale data. Poiché il Dpcm è arrivato successivamente al periodo di applicazione del bonus (che è valido per i nati o gli adottati dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017), in prima applicazione i 90 giorni si calcoleranno dalla data di entrata in vigore del decreto stesso e quindi non si perderà alcuna mensilità. Come già riferito, per il secondo e il terzo anno non sarà necessario rinnovare l’istanza ma si dovrà richiedere l’Isee aggiornato. Verificata la sussistenza del requisito, l’Inps continuerà a erogare il contributo, o in caso contrario lo sospenderà. Il bonus, inoltre, sarà collegato al bambino e non ai genitori. Ciò significa che, per esempio, nell’ipotesi di cambio di affidamento da un genitore all’altro, il primo perderà il diritto e il secondo dovrà fare domanda. Procedura analoga sarà adottata in caso di perdita della potestà genitoriale o di affidamento a terzi.

Inps. Nessuna penalità per assegni prima dei 62 anni

Con la circolare 74 del 10 aprile 2015, l’Inps ha diramato le modalità applicative relative alle novità introdotte dalla legge di stabilità 2015 in materia di trattamenti pensionistici. In particolare per quanto riguarda il comma 113 della legge, le pensioni anticipate decorrenti dal 1° gennaio 2015 non saranno più soggette ad alcuna penalizzazione anche se l’accesso al trattamento pensionistico avviene con meno di 62 anni di età e, limitatamente ai lavoratori che maturano il requisito contributivo entro il 31 dicembre 2017, anche se l’accesso alla pensione avviene in data successiva.

Nella circolare viene evidenziato che in applicazione del principio della cristallizzazione del diritto a pensione, volto a tutelare il legittimo affidamento e la certezza del diritto, ai lavoratori che perfezionano il titolo alla quiescenza anticipata entro il 31 dicembre 2017, ancorché abbiano alla stessa data meno di 62 anni di età, non si applicano le penalizzazioni prefigurate dalla legge 214/2011, anche se la decorrenza del trattamento pensionistico avviene successivamente al 31 dicembre 2017 e l’interessato abbia meno di 62 anni. Pertanto ora, nei confronti dei lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, che accedono alla pensione anticipata dal 1° gennaio 2015 con meno di 62 anni di età, non verranno applicate le disposizioni postulate dalla legge 214/2011 (cd. Fornero) e successive modifiche.

La legge Fornero ha stabilito che, dal 1° gennaio 2012, nei confronti di coloro che accedono alla pensione anticipata nel regime misto a un’età inferiore a 62 anni si applica, sulla quota di trattamento pensionistico calcolata secondo il sistema retributivo, una riduzione pari a un punto percentuale per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni; tale percentuale è elevata a due punti percentuali per ogni anno di ulteriore di anticipo rispetto a due anni. In base al decreto legge 216/2011 le riduzioni non si applicano, fino al 31 dicembre 2017, solo quando l’anzianità contributiva deriva esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria, nonché per la donazione di sangue e di emocomponenti. Adesso, però, interviene la legge di stabilità 2015, secondo cui i correttivi non vengono operati a prescindere dall’«anzianità contributiva derivante esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro». Le penalizzazioni, senza alcuna eccezione, saranno nuovamente applicate, salvo diverso avviso, dal 2018, nei confronti di coloro che matureranno i requisiti della pensione anticipata da tale data e andranno in pensione con meno di 62 anni di età. Non saranno invece modificati gli assegni già liquidati e quelli futuri di chi è andato in quiescenza con la penalizzazione nel periodo 2012-2014 perché la legge di stabilità non interviene sul pregresso.

Infortuni. Il vademecum, più movimento per prevenirli

Il movimento fisico come arma contro gli infortuni. Questa la sintesi della scheda Inail ‘Promozione dell’attività fisica e lavoro’, un vero e proprio vademecum che contiene suggerimenti e indicazioni, rivolti ai datori di lavoro, per la tutela della salute delle persone sia negli ambienti di vita che negli ambienti di lavoro. L’abitudine alla scarsa attività fisica può avere cause diverse, tra queste l’Inail elenca l’aumento del lavoro sedentario, la diminuzione delle attività domestiche, la carenza di spazi, l’aumento dell’uso di automobili, lo scarso tempo libero. Da qui, secondo l’Istituto “il ruolo che la promozione del benessere sul lavoro, la diffusione di buone prassi, potrebbero avere nella prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Nella produttività e nell’immagine di un’azienda”.

L’Inail elenca nel documento una serie di consigli per datori di lavoro. Sono: “offrire orari flessibili di entrata-uscita per chi fa sport prima o dopo il lavoro; stipulare convenzioni con centri fitness vicini al luogo di lavoro; favorire l’uso di docce sul posto di lavoro; incentivare l’uso delle scale, migliorandone anche l’aspetto e l’illuminazione”. L’Istituto suggerisce anche di “collocare in punti strategici aziendali cartelli, poster, totem che incoraggino l’attività fisica; fornire rastrelliere per chi va al lavoro in bicicletta”. E ancora: “organizzare giornate aziendali con personal trainer e offrire lezioni di fitness in loco; organizzare competizioni sportive fra i dipendenti dando l’opportunità e gli strumenti per l’allenamento”. Per quanto riguarda, invece, i lavoratori l’Inail consiglia di “usare le scale invece dell’ascensore; spostarsi nella propria stanza e fuori, parlare di persona con i colleghi anziché telefonare o scrivere, telefonare muovendosi; fare attività fisica nella pausa pasto (camminare, andare in palestra, nuotare, ecc.)”. I dipendenti farebbero bene anche a “recarsi al lavoro a piedi o in bicicletta, ove possibile; parcheggiare lontano dal lavoro o scendere dai mezzi pubblici qualche fermata prima; fare 10.000 passi al giorno e controllarne il numero con un contapassi; fare l’attività fisica settimanale prima di tornare a casa o prima di entrare al lavoro”.

Carlo Pareto

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento