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Opinioni e commenti
 

Partiti, debiti e casse vuote
da rifare la legge del 2‰
Pubblicato il 22-04-2015


Finanziamento partiti

Il problema c’è ed è tutt’altro che secondario. La legge del 2 per mille ai partiti che ha sostituito quella sul finanziamento pubblico, non sembra funzionare. Pochissimi italiani, al momento di compilare la dichiarazione dei redditi, hanno indicato un partito a cui destinare il 2 per mille delle loro tasse. Sarà il clima di antipolitica, la sfiducia, la crisi, la stessa propaganda di tanti partiti, a cominciare dal PD, che sottolinea la necessità di tagliare i ‘costi della politica’, ma tant’è che alla fine le casse dei partiti, di tutti i partiti, o sono vuote o sono piene solo di debiti.

Forza Italia, fino a ieri finanziata direttamente da Silvio Berlusconi, ha un passivo milionario. Ha smesso di pagare l’affitto nella sede nazionale di Piazza San Lorenzo in Lucina, ha messo in cassa integrazione decine di dipendenti e oggi pensa solo a come restare a galla. Ma il partito di Berlusconi non è un’eccezione, è la regola, nel senso che tutti i partiti sono in una situazione di ‘sofferenza’, più o meno acuta. E in questa situazione non è strano che si stia pensando di rivedere la legge e modificare il meccanismo del finanziamento.

I primi a presentare un progetto di revisione sono stati i parlamentari di Sel con una proposta di legge “per l’istituzione del Fondo per il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici” da far gestire all’Autorità anticorruzione. Sel propone di erogare 1 euro per ogni voto raccolto, sempre ché il partito abbia eletto “almeno un rappresentante nel Parlamento nazionale o europeo o in almeno tre consigli regionali”. La pdl prevede limiti al finanziamento privato stabilendo che chi ha concessioni con enti pubblici non potrà donare soldi a partiti, a fondazioni o a chi ricopra o abbia ricoperto nei dieci anni precedenti cariche elettive.

L’ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, ha depositato al Senato una pdl che prevede primarie obbligatorie per scegliere i candidati alle europee, politiche e regionali e che istituisce, contestualmente, un fondo di due milioni di euro per realizzarle. Sposetti basa la sua proposta sull’articolo 49 della Costituzione  e stabilisce che le formazioni politiche debbano essere “associazioni riconosciute aventi personalità giuridica”, con un atto costitutivo, uno statuto democratico e simboli “di esclusiva proprietà del partito”. Regole di democrazia interna che potrebbero, ad esempio, cambiare la vita a Forza Italia dove non è stato mai fatto un vero Congresso, ma anche al Partito Democratico con il riconoscimento formale delle minoranze cui deve essere assicurata “la rappresentanza proporzionale in tutti gli organi collegiali”. Le primarie saranno riservate solo gli iscritti alle liste elettorali di un determinato collegio e il comune sarà tenuto a dare i nomi degli elettori ai partiti che ne faranno richiesta in modo da poter controllare che chi va al seggio ne abbia effettivamente diritto ed evitare così i contenziosi post-voto degli ultimi mesi. Per coprire queste spese dovrebbe essere istituito un fondo di 2 milioni di euro.

E sempre nel partito di Sposetti, è in gestazione una proposta di rforma. A giorni dovrebbe essere presentata un’analoga pdl a prima firma del vicesegretario Lorenzo Guerini.

Dal 2017, in base alla legge varata durante il governo Letta, ai partiti non arriverà più nulla del vecchio finanziamento. Per il 2 per mille è stato stabilito un fondo di 7 milioni e 750 mila euro per il 2014, di 9 milioni e 600 mila per il 2015, di 27 milioni e 700 mila per il 2016 fino ad arrivare a 45 milioni e 100 mila nel 2017. sempre che però i cittadini utilizzino la possibilità offerta dal 2 per mille e invece nel 2014 dei quasi 8 milioni disponibili ne sono stati impegnati solo 300mila euro.

Abbiamo chiesto al ‘tesoriere’ del PSI, Oreste Pastorelli, come vede il problema del finanziamento.

“La questione del sostegno all’attività politica è un problema vero. A parte le riserve dei socialisti sul contenuto della legge, che non hanno votato, impedimento principale è che i cittadini ignorano sostanzialmente la possibilità di destinare il 2 per mille della loro dichiarazione dei redditi in favore dei partiti. Non c’è stata nessuna adeguata pubblicità. Ecco dunque spiegato il risultato così deludente delle dichiarazioni del 2013. Aspettiamo ora di vedere come andrà il 2014 perché altrimenti sarà inevitabile rimettere mano alla legge.

È arrivato molto poco da quel 2 per mille?
Dal fondo disponibile ai partiti, tutti insieme, sono andati circa 300 mila euro. Al Psi ne sono arrivati poco più di diecimila. Anche se il nostro partito non ha un bilancio in rosso, grazie a una gestione attenta e accurata, è evidente che è difficile se non impossibile fare politica senza un livello minimo di disponibilità economica ; vorrei ricordare che i partiti, restano un pilastro essenziale per la democrazia liberale parlamentare.

Fa politica, direttamente o indirettamente, solo chi ha soldi.
Così restando la legge, è molto importante che venga adeguatamente regolamentato il lavoro delle lobby in Parlamento. I socialisti se ne sono occupati presentando un progetto di legge al Senato, primo firmatario il nostro segretario Nencini. Non possiamo pensare che la politica sia appannaggio solo di chi ha risorse proprie da investire e neppure che possa dipendere dalle risorse di qualche magnate della finanza o dell’industria capace di influenzare in questo modo, direttamente, l’attività politica e legislativa del Parlamento.

Armando Marchio

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