martedì, 18 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pensioni Inps.
Dal 2016 nuovi requisiti
Pubblicato il 02-04-2015


Dal primo 2016 per andare in pensione saranno necessari 66 anni e sette mesi. E’ quanto si legge in una circolare dell’Inps (che recepisce un decreto del Mef), in cui si spiega che dal prossimo anno bisognerà aspettare 4 mesi in più per poter lasciare il lavoro. In particolare i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici vengono incrementati di 4 mesi, mentre i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva sono aumentati di 0,3 unità. Per i lavoratori del pubblico e del privato, le lavoratrici del pubblico l’età per la pensione di vecchiaia sale a 66 anni e 7 mesi. Mentre per le lavoratrici del settore privato si sale a 65 anni e sette mesi, mentre le lavoratrici autonome arrivano a 66 anni e un mese. Riepilogando, quindi, Tra il 2016 e il 2018 gli uomini andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi e non più 66 anni e 3 mesi. Sempre secondo quanto riportato nel documento dell’Inps che chiarisce, come detto, quanto disposto da un decreto del ministero dell’Economia che fissava in quattro mesi l’aumento dei requisiti per l’accesso alla pensione in relazione all’incremento della speranza di vita. Per il 2019 si fisserà un nuovo adeguamento alla aspettativa media di vita. (oggi la cadenza è triennale, ma dal 2019, dopo la riforma Fornero, diventerà biennale).

Le donne del settore privato andranno in pensione di vecchiaia a 65 anni e sette mesi, dagli attuali 63 anni e nove mesi (66 anni e sette mesi nel 2018) mentre le lavoratrici autonome andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e un mese dagli attuali 64 anni e nove mesi (66 anni e sette mesi nel 2018). Le dipendenti pubbliche vanno in pensione di vecchiaia alla stessa età degli uomini (66 anni e sette mesi). La pensione anticipata dal 2016 rispetto all’età di vecchiaia si potrà percepire con 42 anni e 10 mesi se uomini e 41 anni e 10 mesi se donne. Attualmente agli uomini servono almeno 42 anni e sei mesi di contributi mentre alle donne bastano 41 anni e sei mesi. “Penso ci debba essere più flessibilità per l’accesso alla pensione ma dentro regole sostenibili”. Lo ha riferito il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso di un’intervista nella trasmissione Otto e Mezzo annunciando una proposta per giugno. E, proprio sulla delicata questione delle possibili modifiche al sistema pensionistico si registra un nuovo intervento del titolare del Welfare. “E’ un pò di tempo che abbiamo detto che va fatta una riflessione sul tema delle pensioni. Boeri ci sta lavorando e noi insieme a lui: è un tema all’ordine del giorno, siamo disponibilissimi ad affrontarlo”.

Così ha infatti commentato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti l’indicazione suggerita dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, di aprire una riflessione sulla riforma delle pensioni. Aggiungendo, ulteriormente inoltre, che ”Bisogna in primo luogo flessibilizzare in uscita il sistema pensionistico, a partire dal problema sociale più acuto delle persone più anziane che perdono il lavoro senza aver maturato i requisiti e rischiano di trovarsi in una terra di nessuno”. Questo il pensiero  espressamente esplicitato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti interpellato sulla recente proposta lanciata dal presidente dell’Inps Tito Boeri. ”Su questa questione – ha ancora dichiarato Poletti – siamo perfettamente d’accordo con Boeri, lui sta facendo le simulazioni, poi vedremo il da farsi”.

Pensionati. Uffici Inps presi d’assalto per la certificazione unica 

L’assalto quotidiano agli sportelli dell’Inps, dura ormai da qualche settimana. In genere si tratta di anziani, che, in base alla nuove disposizioni, non riescono a scaricare da internet il Cud (che adesso si chiama Cu, ossia Certificazione unica ) e quindi chiedono agli uffici dell’istituto di previdenza la consegna a mano del modulo richiesto. Il modello è indispensabile per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al 2014 che, di solito, avviene o attraverso i centri di assistenza fiscale dei sindacati, e delle associazioni o servendosi dei commercialisti privati. Per questo ogni giorno si presentano alla sedi periferiche dell’Ente assicuratore numerose persone destinate via via ad aumentare Ma è proprio necessario fare un viaggio, di solito in bus o in tram, sino alla più vicina struttura territoriale dell’Inps per poi restare in fila anche mezza mattinata solo per portarsi a casa la Cu?

Innanzitutto non tutti gli interessati sanno che a loro disposizione c’è anche un numero verde gratuito (800434320) con il quale la Cu arriva direttamente a casa con la posta. Il servizio è gratuito solo dopo i 75 anni. In più i pensionati hanno anche un’altra possibilità. Possono telefonare al centralino della propria sede di riferimento dell’ente, prendendo un appuntamento con un addetto per farsi stampare la Cu anche il pomeriggio, dalle 13 alle 15, dal lunedì al venerdì. Quelli che lo desiderano, infine, possono pure rivolgersi personalmente agli uffici dei patronati, i cui impiegati possono benissimo venire incontro alle esigenze dei pensionati-contribuenti estrapolando la Cu da internet anche nello stesso giorno in cui avviano la pratica per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai rispettivi Caf. «Al momento, quindi, la corsa al Cud non deve diventare assolutamente frenetica perché la scadenza fiscale non è ancora imminente» sottolineano dalla segreteria nazionale delle organizzazioni sindacali di categoria dei pensionati. Anche se poi i pensionati, iscritti e non iscritti ai sindacati, specialmente quest’anno in cui è stato introdotto il modello pre-compilato (che però non sarà inviato a domicilio dall’Agenzia delle Entrate, ma dovrà essere stampato via web, così come avviene per il Cud da tre anni), farebbero quindi bene a prenotarsi presso i Caf già dai prossimi giorni. Gli addetti ai lavori, infatti, prevedono che proprio il pre-compilato renderà le pratiche più complesse di prima».

Inps. Validità 90 giorni Durc rilasciato per lavori privati edili 

L’Inps con messaggio numero 1864 del 16 marzo 2015 comunica che, a seguito della nota della Direzione generale per l’attività ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 05/03/2015, anche l’Istituto Previdenziale ha adeguato la validità del Durc per lavori edili per i soggetti privati, a 90 giorni. Con D. L. 69/2013 convertito con modificazioni in L. 98/2013 la validità del Durc “per lavori edili per i soggetti privati” era stata elevata da 90 a 120 giorni. Nello stesso decreto però questa variazione era fissata fino al 31/12/2014. Pertanto senza ulteriori proroghe di questo provvedimento la durata del Durc è stata riportata ai 90 giorni iniziali. L’Inps comunica altresì che anche lo Sportello unico previdenziale è stato aggiornato per recepire tale modifica, pertanto i Durc riporteranno la dicitura “Il presente certificato è valido 90 giorni dalla data di emissione”.

L’art. 31 del Decreto Legge 21 giugno 2013 n. 69, convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98, al comma 5 ha fissato la validità del Documento Unico di Regolarità Contributiva in 120 giorni ed ha disposto, al comma 8-sexies, che fino al 31 dicembre 2014 tale validità si applichi anche ai “lavori edili per i soggetti privati”. Con l’allegata nota del 5.03.2015, la Direzione generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha precisato che, decorso il termine citato e in attesa dell’emanazione del decreto attuativo previsto dall’art. 4, c. 1, del D.L. n. 34/2014, la validità del DURC riferito ai lavori edili per i soggetti privati torna ad essere di 90 giorni con effetto dal 1° gennaio 2015. Al riguardo, si comunica che l’applicativo dello Sportello unico previdenziale è stato aggiornato al fine di riportare a 90 giorni il periodo di validità dei DURC relativi ai lavori privati in edilizia che, pertanto, recheranno in calce la dicitura “Il presente certificato è valido 90 giorni dalla data di emissione”.

Pensioni. Con il sistema contributivo l’assegno può calare anche di mille euro 

In previsione del prossimo primo check up di massa sulla situazione previdenziale, che dovrebbe scattare da maggio, viene presentata in esclusiva un’analisi dell’Inps sulle differenze di assegno (imponenti: fino a mille euro lordi al mese in meno) per lavoratori e lavoratrici dipendenti e autonomi che derivano dal calcolo con i tre sistemi (retributivo, contributivo e misto), si ipotizzano le somme da accantonare per mantenere inalterato il proprio tenore di vita, vengono illustrati i rendimenti dei fondi negoziali di settore più diffusi (quelli dei lavoratori metalmeccanici, chimici e del commercio), spiegato perché conviene devolvere il Tfr ai fondi, presentati costi e rendimenti dei piani di investimento previdenziale e analizzato l’aumento delle cause legali legate ai fondi preesistenti.

Inps a porte aperte. Focus sul fondo ex-Inpdai 

L’Inps prosegue la sua operazione trasparenza, denominata “Inps a porte aperte”. Dopo la scheda dedicata ai conti del Fondo Volo, è stata pubblicata recentemente sul sito istituzionale una scheda informativa sul Fondo speciale dirigenti ex-Inpdai (Istituto Nazionale Previdenza per i Dirigenti di Aziende Industriali), allegata al presente comunicato. L’ex-Inpdai è stato soppresso e incorporato nell’Inps nel 2003, avendo accumulato un disavanzo economico (nel 2002) di circa 600 milioni di euro. La scheda, corredata da grafici, riporta le particolarità dell’ex-Inpdai e documenta come le pensioni di vecchiaia e anzianità ex-Inpdai in pagamento nel 2015 si rapportano con le prestazioni che sarebbero erogate se si applicasse il metodo contributivo. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento. Alla sezione “Inps a porte aperte” si può accedere dall’home page del sito.

Carlo Pareto 

                                                                         

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento