lunedì, 19 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Per una grande campagna sui diritti civili
Pubblicato il 23-04-2015


È possibile, anzi necessario, oggi riprendere un discorso interrotto nel 1981, col referendum vinto per confermare la legge sull’aborto. È doveroso a trent’anni dalla morte di Loris Fortuna che della legge sul divorzio e sull’aborto fu il padre. Il Parlamento ha appena approvato la legge sul divorzio breve. Sarà solo una meteora? Spero di no, ma dipende dai nostri, che della campagna per la conquista di fondamentali diritti civili sono in fondo gli eredi.

Certo i temi economici e della sicurezza sono oggi prioritari. È evidente questo, in un momento storico in cui la ricerca del minimo vitale e la lotta contro un terrorismo che la vita la vuole infrangere impongono una sorta di primum vivere. Ma anche anche queste grandi e drammatiche questioni sono legate al tema dei diritti civili. Prendiamo proprio il tema dei diritti dei disoccupati, che debbono essere considerati prioritari rispetto a quelli degli occupati, che almeno il diritto al lavoro ce l’hanno, e alla conseguente necessità di un minimo vitale assicurato per tutti. Prendiamo il tema della condizione dei lavoratori all’interno delle aziende e la questione della cogestione per decidere insieme, lavoratori e proprietari, i destini di tutti. Prendiamo il superiore valore della libertà e della tolleranza rispetto al fanatismo religioso. Sono temi nostri, da rilanciare.

Anche sulle questioni relative alla riforma elettorale e costituzionale ci sono diritti da difendere. Sono quelli degli elettori che devono avere la possibilità di scegliere i loro rappresentanti e le forze politiche che preferiscono. E magari, con apposito referendum propositivo da introdurre, la forma di stato e un’assemblea costituente che ne determini i contorni. Poi, più in generale, occorre rilanciare i diritti delle persone a scegliere in che condizione intendano proseguire a vivere con una legge europea sul testamento biologico, quello delle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali che vanno messe sullo stesso identico piano, quello delle coppie sterili e della fecondazione eterologa, sulla base delle prescrizioni della Corte.

Occorre che i socialisti in Parlamento propongano, con una apposita conferenza, nuove proposte di legge su tutto questo e che tale tematica divenga cemento di una nuova più larga concentrazione di stampo liberalsocialista. Vediamo se il Pd saprà affrontare questa sfida o se si dividerà ancora, come è probabile, anche su questi temi. Vediamo se il Nuovo centrodestra saprà separare il dissenso sui temi etici dall’azione di governo, come seppe fare la vecchia Dc. Vediamo se nel Parlamento di oggi esiste o meno una maggioranza laica. Proprio come negli anni settanta quando si votavano partiti con una chiara identità e un modo unificante di concezione della vita.

Lo dobbiamo a Loris Fortuna e a Marco Pannella ai quali sono ascritte tante conquiste di libertà. Lo dobbiamo ai nostri che ci hanno seguito e continuano a seguirci con passione e disinteresse. Lo dobbiamo a una sinistra italiana che si impoverisce se non riprende la battaglia su questi temi. Lo dobbiamo a un’Italia ancora cenerentola in Europa sul tema della laicità. Lo dobbiamo alla lotta contro il terrorismo al quale dobbiamo contrapporre non solo la nostra opposizione sul tema della difesa della vita, ma anche una visione superiore della civiltà e della libertà della persona.

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Commenti all'articolo
  1. Cari Direttore, spero che la via indicata dal Consiglio Nazionale sulla volontà di edificare un polo laico-riformista possa muovere i suoi passi a partire dai 25 voti convogliati su Emma Bonino in prima votazione presidenziale. E che le tematiche da Lei indicate (compreso il drammatico problema carceri e dell’annessa riforma della giustizia) possano essere il fisiologico collante “azionista” per rilanciare un progetto politico in grado di dare una patria alla sinistra liberale, ai liberali di sinistra e al repubblicanesimo alla Randolfo Pacciardi.

  2. Tematiche serie, importanti, tuttavia centrali negli anni 70-80, secondarie oggi.
    Ciò che a me appare come emergenza ETICA del nostro tempo, torno a ripetere, consiste in una condizione di INDIVIDUALISMO “PRIMITIVO”, portato della fine di ogni senso di APPARTENENZA.
    Un IO “IPERTROFICO”, illusoriamente autosufficiente, naufrago nell’oceano del NICHILISMO.
    Di qui il deragliamento del modello di sviluppo neocapitalistico, in una crisi STRUTTURALE, EVIDENTE ED ALLARMANTE.
    SOCIALISMO, prima ancora di ogni superfetazione ermeneutico-filosofica, è basilarmente il contrario di INDIVIDUALISMO!
    QUESTO IO VEDO!

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