mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pin d’accesso ai servizi
delle entrate
e certificazione unica
dell’Inps
Pubblicato il 16-04-2015


Agenzia delle Entrate e Inps con un apposito comunicato stampa emesso congiuntamente hanno di recente informato tutti i soggetti interessati sul modo migliore che hanno a disposizione per affrontare le prossime scadenze fiscali. Abilitarsi a Fisconline e ottenere la password e il Pin per utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia, incluso il 730 precompilato, è infatti semplice e gratuito. La richiesta può essere effettuata online, per telefono o in un qualsiasi ufficio territoriale delle Entrate, in modo da garantire a tutti i cittadini la possibilità di scelta sulla base delle proprie esigenze. Per quanto attiene la Certificazione Unica dei redditi, i pensionati e gli assistiti Inps possono anche loro riceverla facilmente e gratuitamente sia online, sul sito dell’Inps, se dispongono del codice Pin rilasciato dall’ente previdenziale, sia ricorrendo agli istituti di patronato. Pure presso Caf e altri intermediari specializzati la procedura è altrettanto semplice, ma in alcuni casi a pagamento.

Codice Pin dell’Agenzia delle Entrate: ecco come ottenerlo gratuitamente

I contribuenti che vogliono accedere a tutti i servizi online dell’Agenzia, compresa la dichiarazione precompilata, possono richiedere gratuitamente il Pin e la password personali sia online, attraverso il sito internet dell’Agenzia, sia recandosi presso un ufficio delle Entrate, anche tramite soggetto delegato, oppure per telefono. Se la richiesta è effettuata dal diretto interessato presso un ufficio dell’Agenzia, viene rilasciata la prima parte del codice pin e la password di primo accesso; la seconda parte del pin potrà essere subito prelevata dal contribuente direttamente via internet. A garanzia degli utenti, in caso di richiesta online, per telefono, o tramite soggetto delegato, la procedura prevede che la prima parte del pin sia rilasciata immediatamente, mentre la seconda parte, con la password di primo accesso, sia inviata per posta presso il domicilio del contribuente registrato in Anagrafe tributaria.

Certificazione unica senza costi, online

Per i pensionati, oltre che per i lavoratori che hanno ottenuto nel 2014 una prestazione di sostegno al reddito dall’Inps (cassintegrati, disoccupati, etc.) il modello di Certificazione Unica, necessario per la presentazione della dichiarazione dei redditi, è disponibile online sul sito istituzionale dell’Inps, alla voce “Servizi al cittadino”. Per questo servizio è indispensabile avere il Pin. Per chi non è dotato di Pin, la Certificazione Unica 2015 può essere richiesta a costo zero presso i patronati. E’ possibile ottenere lo stesso certificato anche presso i Caf e gli altri intermediari autorizzati, ma alcuni di questi fanno pagare il servizio. In seguito ad un incontro intercorso fra il presidente dell’Inps e la Consulta Nazionale dei Caf si è stabilito che tutti i Caf che appartengono alla Consulta Nazionale offriranno la possibilità di ottenere la Certificazione Unica a titolo non oneroso.

Previdenza. La prescrizione contributiva

La prescrizione è un evento estintivo del diritto di versare/recuperare i contributi, legato al decorso di un periodo di tempo determinato espressamente dalla norma. Entro il termine di prescrizione i contributi non corrisposti possono essere validamente: pagati con regolarizzazione da parte del datore di lavoro (lavoro dipendente), o del lavoratore stesso (lavoro autonomo); recuperati con controlli e accertamenti operati direttamente dagli uffici di vigilanza degli Enti (Inps in primis) o attraverso avvisi di pagamento o segnalazione all’esattoria (cartelle esattoriali). Importante, gli oneri assicurativi non corrisposti e prescritti possono essere recuperati solo mediante apposita richiesta di riscatto. La legge n. 335/95 (cosiddetta legge di riforma Dini) entrata in vigore il 17 agosto 1995, ha modificato a partire dal 1 gennaio 1996 il termine prescrizionale da 10 a 5 anni. Da ciò deriva che attualmente si possono configurare tre differenti situazioni per calcolare con certezza il decorso del lasso di tempo prescrittivo del credito contributivo, a seconda del momento dell’esercizio (o mancato esercizio) di un atto interruttivo della prescrizione. Per essere formalmente valido l’atto interruttivo della prescrizione, deve contenere sempre la quantificazione del credito, o l’indicazione di tutti gli elementi che consentano al debitore di poterlo quantificare con certezza. Inoltre, l’interruzione del termine prescrizionale riguarda sia la contribuzione che le sanzioni civili. Nella richiesta di pagamento deve quindi essere esattamente specificata la richiesta di sanzioni (detta anche oneri accessori). Va da se, che la decorrenza dei termini di prescrizione presuppone che il debitore abbia messo perfettamente in grado l’Inps di conoscere l’entità del debito contributivo.

Pertanto nell’ipotesi in cui ciò non avviene, la prescrizione non può decorrere poiché l’Ente previdenziale si trova nella impossibilità di esercitare il proprio diritto di credito. Per esempio, i datori di lavoro che si avvalgono di lavoro “nero”. Le sanzioni civili invece dovute su ritardati versamenti restano cristallizzate alla data del pagamento stesso e seguono il medesimo regime prescrizionale del debito assicurativo. Circa poi le eventuali contestazioni sulla ricezione di lettere interruttive dei termini di prescrizione giova precisare in proposito che la raccomandata interruttiva dei termini prescrizionali si considera utilmente esperita e dunque conosciuta: nel momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato senza sua colpa nell’impossibilità di averne notizia; all’atto del rilascio dell’avviso di giacenza del plico presso l’ufficio postale. In questo caso sulla busta non recapitata deve chiaramente risultare la dichiarazione datata dell’ufficiale postale con la quale si attesta di aver lasciato l’avviso al destinatario della raccomandata per il ritiro della stessa, non essendo stato possibile consegnare la comunicazione per intervenuta assenza al domicilio inoltrato del destinatario.

Boeri: “Abbassare pensioni più alte per favorire equità”

Ci sono “pensioni molto alte che non sono giustificate dai contributi che hanno versato durante l’intero arco della vita lavorativa”, c’è un “problema di equità che andrebbe affrontato”, ha recentemente detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha al riguardo proposto: “Si può chiedere a queste persone di poter dare qualcosa per contrastare la povertà soprattutto nella fascia 55/65 anni. Vogliamo per queste generazioni trovare un modo per contrastare la povertà e dare la possibilità di andare in quiescenza prima in modo sostenibile, quindi avendo una pensione più bassa”. Dopo aver fatto una visita di quasi due ore a Palazzo Chigi, poi Boeri ha successivamente registrato una intervista per Ballarò spiegando che “entro giugno” farà delle “proposte articolate” all’esecutivo. “La filosofia di fondo è quella dell’equità, noi faremo queste proposte per equità non per fare cassa”, ha sottolineato, indicando poi che uno “dei problemi più seri” è quello “della generazione tra i 55 e i 65 anni che si sono trovati con queste riforme in po’ spiazzati”. Ha escluso invece interventi sulla previdenza Yoram Gutgeld, consigliere del governo Renzi impegnato sul fronte della spending review: “Abbiamo affrontato questo discorso già l’anno scorso e la decisione politica è stata di non toccarla. I trattamenti pensionistici elevati sono già in qualche modo tassati e quindi c’è già un intervento di equità. Andare più in giù significherebbe entrare sui livelli di prestazioni medie, tipo da 90mila euro, e si è deciso politicamente di non farlo”, ha riferito a Radio24. Intanto Boeri ha confermato il prossimo debutto, da maggio, delle “buste arancioni”, attese da anni: simulazioni sulla rendita futura per dare “la possibilità ai lavoratori italiani di poter sapere quali saranno le loro pensioni future. Di poter valutare quali sono le implicazioni di scegliere diverse date di pensionamento, di cambiare le loro retribuzioni e i loro contributi e quanto questo avrà effetti sul loro assegno di quiescenza”. Si partirà dai “più giovani” per poi “man mano” allargare la platea, per arrivare ad informare a fine anno 18 milioni di persone. “E’ un operazione molto importante – ha rimarcato Tito Boeri – perché va incontro ad un’esigenza di informazione profonda che c’è nel nostro Paese e che i governi che si sono succeduti in questi anni non hanno mai voluto fornire ai cittadini forse perché temevano di avere delle ricadute negative dando queste informazioni”.

Cgil a Boeri, non toccare quelle da lavoro – “Siamo d’accordo con un intervento di equità sulle pensioni purché si lascino in pace quelle da lavoro i cui contributi sono stati accantonati uno per uno. Si intervenga piuttosto su quelle regalate, su quelle che sono veramente d’oro, su chi prende tre o quattro trattamenti, sui vitalizi e sui grandi privilegi. Questa sarebbe una vera equità”. Così si è espresso il Segretario generale dello Spi-Cgil Carla Cantone in riferimento a quanto dichiarato dal Presidente dell’Inps Tito Boeri. “Ho piena fiducia nell’operato di Boeri – ha continuato Cantone – ma ricordo sommessamente che l’Inps è di proprietà dei lavoratori e dei pensionati e che ogni decisione andrà discussa nel merito. Noi vogliamo confrontarci con il governo, a partire dalla necessaria revisione della legge Fornero fino al problema che nessuno ha mai voluto affrontare finora della crescente povertà degli anziani e dei pensionati”.

Il 46% degli italiani dichiara un reddito sotto i 15mila euro annii

Nella fascia di contribuenti fino a 15.000 euro si colloca il 46% degli italiani, che dichiara solo il 5% dell’Irpef. Lo comunica il Mef. Tra i 15.000 e i 50.000 euro si posiziona il 49% (il 58% dell’Irpef), mentre solo il 5% dei dichiara più di 50.000 euro (37% dell’Irpef). I ‘Paperoni’, sopra 300mila euro sono 30.000 (lo 0,1% dei contribuenti). I lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato (35.660 euro), mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (ditte individuali) è pari a 17.650 euro. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.600 euro, quello dei pensionati a 16.280 euro. Lo comunica il Dipartimento delle Finanze del Mef illustrando i dati 2013. Si sente l’effetto della riforma Monti-Fornero nelle dichiarazioni 2013: lo spiega il Mef. Si è infatti registrato un calo di 168.000 contribuenti che hanno dichiarato redditi da pensione.

Carlo Pareto 

                                                                     

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