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Opinioni e commenti
 

PRIMA FIDUCIA
Pubblicato il 29-04-2015


Italicum-Bersani-Renzi

L’Aula della Camera conferma la fiducia al governo sul primo articolo della legge elettorale con 352 sì, 207 no e un astenuto. La maggioranza regge, ma ne esce logorata. Segnata delle defezioni che dando il segno di quanto sia stato forte lo strappo imposto da Renzi che ha voluto usare la mano pesante sulla sua stessa maggioranza. Anzi sul suo stesso partito. Subito arriva il tweet di rito di Renzi: “Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga, ma questa è la volta buona”.

Con questo voto il risultato finale per Renzi si fa più vicino e il Partito Democratico più debole. Soprattutto in termini di autonomia e di libertà di scelta dopo il rientro nei ranghi di Alternativa democratica che all’ultimo momento si è scoperta “responsabile” mentre fino a ieri prometteva fuoco e fiamme. La ragion d’essere delle loro battaglie parlamentari contro l’Italicum si è sciolta davanti il rischio di mandare a casa il governo. In ogni caso il pallottoliere si ferma a 352 voti su 630 deputati. La legge che regola la composizione della Camera, si avvia a diventare così una legge di parte, contrariamente alla più volte proclamata necessità di trovare sintesi condivise e ‘ampie maggioranze’ nella stesura delle regole. In tutto sono 38 i deputati del Partito democratico che non hanno votato la fiducia al governo. Un numero consistente che segna il forte malumore nel partito. Tra i non votanti Bersani, Bindi, Civati, Cuperlo, D’Attorre, Fassina, Letta, Epifani e Speranza. Questi due ultimi risultano in missione, ma hanno espresso pubblicamente la dichiarazione di non voto.

La maggioranza sulla carta si aggira attorno ai 396 voti, 310 sono i soli deputati del Pd. Insomma Renzi incassa e si avvia ad avere quello che vuole ma bisogna capire a quale prezzo. Si dice soddisfatta la ministra Boschi che sottolinea che i numeri sono “in linea” con quelli “delle altre fiducie. È il primo passo”.

I socialisti hanno votato a favore criticando però il ricorso alla fiducia. Lo ha detto il presidente del gruppo del Psi alla Camera Marco Di Lello: “I socialisti – spiega Marco Di Lello – avevano fatto appello perché non fosse posta la questione di fiducia su questa riforma elettorale e, dopo il voto di ieri, ritenevamo più giusto il percorso ordinario. Le nostre critiche al metodo non ci impediscono, però, di vedere il merito della proposta, di certo migliorata rispetto alla prima lettura”.

Italicum-tabella

Ora è da vedere se questa forzatura di merito lascerà qualche segno. Bersani, che non ha votato la fiducia sottolinea che non uscirà dal Pd aggiungendo che “il gesto improprio di mettere la fiducia lo ha fatto Renzi, non io. È lui che ha fatto lo strappo”. Uno strappo che secondo un altro esponente di peso della minoranza come Cuperlo, avrà delle conseguenze in quanto “è difficile immaginare” che “non abbia delle ripercussioni anche sui termini politici della legislatura e sui tempi della legislatura. Rivolgo un appello ulteriore a Renzi – aggiunge – Un campo non va mai diviso, un partito non va mai spezzato. In questo ci vuole soprattutto l’impegno di chi guida il partito”.

Il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini a chi gli domanda se per i deputati che non hanno votato la fiducia ci saranno sanzioni o espulsioni risponde che “sulla fiducia c’è stato nel Pd uno strappo molto più contenuto di quello che si poteva pensare. Ora non affrontiamo questo passaggio per via disciplinare: non avrebbe senso”. Mentre per il Matteo Orfini, presidente del Pd, è “incomprensibile” la decisione di non votare la fiducia da parte di dirigenti del Pd, come Bersani e Letta, che hanno guidato il partito “in momenti molto più complicati, durante i quali è stata posta la fiducia senza discussioni. Io mi auguro – aggiunge Orfini – che nelle prossime ore prevalga il buonsenso e che noi tutti sappiamo dimostrare di essere una classe dirigente adeguata. Oltretutto – conclude – non si può certo affermare che la democrazia è in pericolo perché ci sono 100 collegi anziché 80”.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Carissima Ginevra
    Il passaggio del tuo articolo ” la Legge che regola la composizione della Camera, si avvia a diventare così una legge di parte, contrariamente alle più volte proclamata necessità di trovare sintesi condivise e “ampie maggioranze” nella stesura delle regole “, mi consola nel non sentirmi solo a sostenere quanto da me sostenuto nel mio giudizio politico che ho espresso nei confronti della decisione assunta da Nencini, e che in due occasioni mi avete dato la possibilità di manifestare.
    Ti auguro assieme ai compagni della Redazione un buon 1° Maggio ringraziandovi per l’emozione che mi avete trasmesso nel leggere l’intervento di Pertini contro la cosiddetta Legge truffa e l’oltraggio al Parlamento che si voleva compiere con il voto di Fiducia. Le battaglie politiche si possono anche perdere ma vanno fatte quando occorre non rinunciare alla propria autonomia e ai propri valori identitari
    All’anagrafe Nicola Olanda, nella Società je suis socialiste

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