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Opinioni e commenti
 

Merlin. 57 anni dopo
si parla di riforma
Pubblicato il 08-04-2015


Efebal-prostituzione

La nota trans-escort Efe Bal

“Addio Merlin – Prostituzione tra diritto penale e tabù”. Questo il titolo del convegno organizzato oggi a Montecitorio per discutere del tema della prostituzione e per presentare il “manifesto” di un’iniziativa bipartisan che sembra aver messo d’accordo circa 70 parlamentari – tra deputati e senatori di diverso colore politico – dal Pd a Forza Italia, passando per il Nuovo Centro Destra e i fuoriusciti dal MoVimento5Stelle. L’intento è quello di riformare la legge n.75 del 20 febbraio 1958 – più nota come legge Merlin (dal cognome della senatrice socialista Lina Merlin, ndr) – che decretò la chiusura senza appello delle case di tolleranza su tutto il suolo nazionale, vietando al contempo non tanto la prostituzione in sé, quanto il favoreggiamento e lo sfruttamento della stessa. Il documento presentato oggi – e sostenuto dal presidente della commissione Sanità della Camera, Pierpaolo Vargiu (Scelta Civica) e dalla vicepresidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama, Maria Spilabotte (Pd) – si basa su alcune proposte di legge – di diversi schieramenti politici – che si sono impantanate tra le pieghe delle legislature succedutesi nel corso degli anni. Fermamente contraria all’iniziativa Pia Locatelli, deputata Psi e presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne.

I PUNTI CARDINE DELLA PDL – I punti cardine della proposta di legge prevedono: la creazione – nei vari comuni italiani – di specifiche aree ‘a luci rosse’; all’interno di questi spazi si potrà dare vita a ‘case protette’ autogestite dalle stesse lavoratrici del sesso; l’obbligo per costoro – compresi gli uomini e le transessuali – di procedere alla registrazione presso la Camera del Commercio e al pagamento delle tasse; è infine prevista l’obbligatorietà dell’uso del profilattico da parte dei clienti.

IL CONVEGNO A MONTECITORIO – Oltre ai propugnatori del documento, al convegno sono intervenuti il Professor ordinario di diritto penale all’Università di Parma, Alberto Cadoppi secondo cui “il cambiamento socio-culturale avvenuto nel nostro Paese in questi quasi 60 anni, tale per cui la legge Merlin non è più a passo con i tempi”. Ha preso poi la parola Efe Bal, nota transessuale-escort, turca di origine e milanese d’adozione, che da anni si batte per il riconoscimento in Italia dell’attività del meretricio al fine di poter pagare le tasse, e avere diritto a una pensione in futuro. Un’intenzione piuttosto bizzarra in un Paese come il nostro, rinomato per l’evasione fiscale, eppure Bal continua la sua battaglia perché “la classe dirigente riconosca ufficialmente la prostituzione, regolamentandola con riforme serie perché in Italia ci sono circa 70mila prostitute che intendono avere una vita normale e dignitosa”.

LOCATELLI (PSI): PIÙ CHE NUOVA LEGGE SERVE PIANO D’AZIONE – Sul tema è intervenuta Pia Locatelli, deputata Psi e presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne che – dopo aver ricordato che “la legge Merlin è la più equilibrata” – sprona “a combattere la tratta, lo sfruttamento della prostituzione e il racket che ruota attorno alla stessa, piuttosto che legalizzarla”. Tra i punti previsti dalla proposta di legge bipartisan vi è quello di obbligare i clienti all’uso del preservativo, ma “come posso realizzarne l‘obbligatorietà?” si domanda l’esponente socialista che si dichiara in disaccordo anche sull’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio e al pagamento delle tasse. “In Germania la legalizzazione della prostituzione ha comportato l’adeguamento alla normativa da parte di una esigua minoranza”. Oltre alle esperienze di legalizzazione di Germania e Olanda, anche quelle mirate al proibizionismo, come accaduto in Svezia – “non hanno risolto il problema che ci sta più a cuore” – ha continuato Locatelli -, quello dello sfruttamento e della tratta, per combattere il quale più che una nuova legge serve un piano d’azione adeguatamente finanziato”. “Il sogno della Merlin, che era una donna con i piedi per terra – ha aggiunto l’esponente socialista – non era quello utopistico di abolire la prostituzione, ma di abolire lo sfruttamento delle donne da parte dello Stato e dei tenutari dei bordelli, togliendole da una condizione di schiavitù. Quella legge va certamente attualizzata, ma resta ancora una buona legge”.

Silvia Sequi

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