venerdì, 23 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

QUESTIONE DI FIDUCIA
Pubblicato il 28-04-2015


Italicum-voto-Camera

E’ fiducia. Anzi sono le fiducie chieste dal governo sulla legge elettorale. La Camera voterà domani pomeriggio la prima. Le altre due saranno votate giovedì. Il voto finale sulla riforma elettorale, con scrutinio segreto, slitterà a dopo il 1 maggio, quindi alla prossima settimana.

Insomma superato lo  scoglio del voto segreto e respinte le pregiudiziali di merito e la richiesta di sospensiva presentata da Forza Italia il Governo mira dritto all’obiettivo con un consiglio dei ministri lampo per porre la questione di fiducia annunciata poco dopo in Aula dal ministro per le riforme Maria Elena Boschi esautorando così il Parlamento e annullando il dibattito. Su questa legge si è discusso a lungo, è la linea del governo, ora è il momento di decidere. Una sfida che Renzi lancia dritta al Parlamento, come se fosse un ostacolo da superare e basta: “Dopo anni di rinvii noi ci prendiamo le nostre responsabilità in Parlamento e davanti al Paese”. E ancora: “qse vuole: la fiducia serve a questo. Finché sto qui, provo a cambiare l’Italia”. “E’ arrivato il momento di fare sul serio. Dopo anni di rinvii possiamo finalmente restituire dignità alla politica: la legge elettorale è a un passo dal traguardo. Non potevamo accettare altri rinvii. Adesso noi ci prendiamo le nostre responsabilità a viso aperto. Il Governo è nato per fare le riforme. Se non vogliono fare le riforme – aggiunge – ce lo dicano e andiamo a casa subito, come prevede la nostra Costituzione. Questo significa mettere la fiducia”.

Scoppia il caos con le proteste dell’Aula e dell’opposizione, ma anche della minoranza interna con l’ex segretario Bersani che annuncia che non voterà la fiducia. “Ho votato 17 volte la fiducia al governo, più di una al mese. Sono pronto a votare per altre 17 volte su atti di governo che riguardino il governo. Sulla democrazia un governo non mette la fiducia. Questa fiducia io non la voterò”. Lo stesso farà l’ex premier Enrico Letta. Così come altri della minoranza Pd, resta da capire, è non è un dettaglio, se non parteciperanno al voto o si esprimeranno in modo contrario.

Ma delle proteste Renzi non si cura. A lui serve l’arma. Ecco il motivo della fretta. Un modo per tenere sotto scacco il Parlamento che ora sente più concreto il rischio di essere mandato a casa nonostante le chiacchiere di facciata. Altro obiettivo è tutto interno ed è legato alle dinamiche di un partito sempre più insofferente e spaccato, Un partito diviso diventa un impaccio. Tirare la corda all’inverosimile senza mai nulla concedere è un modo per invitare indirettamente ad autoescludersi chi non gradisce la gestione autoritaria del leader. Renzi ne otterrebbe un partito più allineato. Mentre i numeri sarebbero un problema secondario in quanto il voto di chi vuol mantenere un comodo seggio si trova sempre. Un esempio sono le parole di Pippo Civati: “Se non vado via io, mi cacceranno loro. Ma preferisco andare via. Vediamo, aspettiamo qualche giorno. La fiducia sull’Italicum non la voto” così come non la vota l’ex capogruppo Pd Roberto Speranza per il quale porre la fiducia sulla legge elettorale è “un errore gravissimo. Senza ostruzionismo e dopo un voto rassicurante sulle pregiudiziali. Ma questa volta no. Non posso legittimare con il mio consenso  questa violenza al Parlamento”. Parole che preoccupano i deputati dem di Area Riformista che in questi mesi si sono impegnati nella ricerca di un punto di contatto con la maggioranza renziana sull’Italicum vedono a rischio anche l’altra partita, quella sulle riforme che si gioca al Senato. C’è la preoccupazione che l’uscita dell’ex capogruppo possa portare ad un irrigidimento del premier sul Senato elettivo. Il gesto dell’ex capogruppo, unito alle dimissioni, è giudicato “dirompente” dagli stessi deputati che guardavano a lui come un punto di riferimento.

“Fiducia sull’Italiacum: cui prodest?” si chiede in un tweet il presidente dei deputati del Psi Marco Di Lello. “I voti di domani saranno meno dei 385 di oggi!”.

A difendere la scelta del governo il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini che sostiene la scelta come necessaria. “Arrivati a questo punto è l’unico modo per suggellare l’impegno politico preso apertamente dal presidente del Consiglio e per quanto ci riguarda anche dal Pd. Renzi aveva detto chiaramente che se non passava la legge il Governo ne avrebbe tratto le conseguenze. D’altra parte le riforme e la legge elettorale sono alla base del mandato che il Governo ha ricevuto dal Parlamento. Porre la questione di fiducia – aggiunge – non solo è legittimo ma significa verificare la possibilità di realizzare uno degli obiettivi fondamentali per cui è nato questo Esecutivo. E’ il momento di capire se il Governo può arrivare fino al 2018 come noi riteniamo sia utile e necessario per i cittadini e per realizzare quel cambiamento istituzionale atteso da tanto tempo”.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Dopo questo ennesimo atto arrogante di Renzi e l’interrogativo del Compagno Di Lello, come quello di Tabacci, noi Socialisti voteremo l’invotabile Italicum?. I Socialisti pur indeboliti devo mantenere almeno “la dignità” di fronte a chi ci accusa, come piccolo Partito, portatore di “ricatti” motivando con questo i contenuti della nuova legge elettorale. Gli esodati eil fiscal Compact li hanno “imposti i Socialisti”?. Basta con le falsità e il populismo del bulletto di Firenze, dimostriamo di saper salvaguardare i princìpi di libertà e democrazia contro il Presidenzialismo strisciante e arrogante.

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