lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Qui si fa l’Italicum o si muore?
Pubblicato il 15-04-2015


Stasera, all’assemblea del gruppo, i deputati del Pd se ne diranno di tutti i colori. Renzi, con le solite citazioni che riportano all’infanzia, ha dichiarato che non si sta giocando a Monopoli. Mi vengono anche in mente il pongo e il trenino Rivarossi, ma ho qualche anno in più del presidente del Consiglio. Certo, il presidente del gruppo ha un nome che induce all’ottimismo, ma stasera farà fatica a concretare la sua Speranza di mediazione, conciliando la sua collocazione politica e il suo ruolo istituzionale. A capeggiare la rivolta è Bersani e dentro la legge elettorale non vi è dubbio che siano state collocate anche antiche rivalità e qualche naturale sentimento di rivalsa. Pensiamo al povero Letta…

Nel merito la minoranza del Pd qualche ragione ce l’ha. La mia posizione sull’Italicum è nota ai miei 13 lettori e anche al segretario del partito. A mio giudizio è una legge sbagliata perché ricalcata sul modello presidenzialista che non c’è, con una finta elezione del presidente del consiglio e del governo che non c’è, perché scambia le liste, mandandole al secondo turno, per i candidati presidenti e questo non c’è in nessuna parte del mondo. Prima di fare una legge elettorale e una riforma costituzionale bisognerebbe eleggere un’assemblea costituente e decidere in quella sede quale forma di stato, se parlamentare o presidenziale. Da qui deriva tutto il resto. Altrimenti è l’ennesimo pasticcio.

È evidente che una repubblica presidenziale si porta dietro un’elezione del presidente e un’elezione legislativa, magari con due turni uninominali (modello francese), mentre una repubblica parlamentare si porta dietro una legge proporzionale (modello tedesco) alla quale, come in Germania, si può eventualmente aggiungere il cancellierato. In Italia facciamo un misto che finge di copiare il presidenzialismo “de facto” e non copia il parlamentarismo “de lege”. Penso che in una repubblica parlamentare sia meglio il Costituzionatellum, perché elegge e non nomina, perché non premia una lista e lascia le coalizioni, perché non pone sbarramenti. Dopo di che capisco che su questa questione si misura la maggioranza e comprendo, senza condividerla, la posizione dei nostri coi quali non intendo aprire alcuna polemica. Una piccola ultima valutazione. Renzi ha dichiarato che se non passa la legge è crisi di governo. Un interrogativo. Se si andasse a votare con la vecchia legge sarebbe così drammatico per noi?

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Commenti all'articolo
  1. Oltre a sottoscrivere in tutto e per tutto le parole del direttore Del Bue, vorrei aggiungere un invito accorato ai nostri compagni parlamentari a non votare assolutamente l’Italicum. Non commettere il gravissimo errore di sacrificare il futuro del PSI sull’altare di un’assurda fedeltà a Renzi. Se dovesse accadere questo sarebbe necessario adoperarsi immediatamente per deporre l’attuale segretaria nazionale.

  2. Votare con la vecchia legge proporzionale o con il “consultellum” non sarebbe certo drammatico per il PSI e per i minipartitini (anzi li favorirebbe)… ma sarebbe drammatico per gli Italiani, rendendo il paese ingovernabile e di nuovo in mano al ricatto di ogni piccolo partito… l’Italicum non è perfetto ma mi sembra un buon compromesso, che lascia agli italiani (grazie ai piccoli collegi e al ballottaggio) la scelta di chi li governa…

  3. Carissimo Mauro
    Alla Legge elettorale hai dedicato diversi Editoriali e i giudizi critici che hai espressi hanno trovato il consenso non di 13 lettori ma del 98% del consenso dei lettori su tutti i tuoi Editoriali, spingendosi fino ad invitare i nostri parlamentari a votare contro l’attuale definizione.
    A queste critiche si aggiungono i giudizi contrari dei compagni delle altre due Mozioni congressuali e di tanti altri che ricavo dalla lettura su altre sopravvissute riviste socialiste. Nell’Agorà socialista c’è un accorato appello di Sollazzo ai nostri parlamentari che, come dirigente di lungo corso del PSI, li invita ad esprimere il loro NO a questa legge.
    A supporto delle tue giustissime critiche moltissimi sono i giudizi critici che ho ricavato dai vari dibattiti televisivi che invitano a non giudicare la Legge elettorale a se tante ma in collegamento con il quadro istituzionale che ne deriverà dopo la Riforma del Senato e del Titolo quinto.
    Le ultime elezioni politiche nazionali hanno segnato una profonda lacerazione politica nel nostro Partito per la decisione assunta dalla Segreteria Nencini di non presentarci come PSI, e di aderire al sostegno della candidatura di Bersani rispetto a Renzi dopo il patto che il PSI concordò con il PSE.
    La composizione parlamentare del PD è derivata dalla Segreteria Bersani e i sette parlamentari socialisti sono il frutto di quel sostegno concordato in sede europea a Bersani.
    Attualmente Bersani non è disposto ad accettare l’attuale versione che vuole imporre Renzi e, pur esprimendo la sua fedeltà verso la Ditta, ha dichiarato che in questo caso viene prima il Paese e la salvaguardia della Democrazia rispetto alla Ditta.
    Leggere nella tua intervista a Nencini dell’8 Aprile, l’affermazione del Segretario che il PSI voterà a favore della versione di Renzi e non di quella di Bersani mi rattrista non solo per la scelta socialista sui contenuti della Legge, ma anche per l’allineamento che ne deriverà dei nostri parlamentari all’onda di opportunismo e di trasformismo verso Renzi che ha coinvolto altre forze politiche.
    Io sono convinto che l’attuale quadro politico è destinato a scomporsi e a ricomporsi. Il pericolo che vedo per il Centrosinistra è che nella futura ricomposizione esso possa ripetere gli errori storici di rimanere diviso mentre il centrodestra ritornerà a ricompattarsi e a riassumere la maggioranza dell’elettorato. Il guaio sarà che il Centrodestra gestirà il Potere con gli strumenti derivanti da queste Riforme istituzionali di Renzi che se non saranno modificate renderanno in futuro più difficile un ritorno del centrosinistra al Potere. Anche se in ritardo Bersani questo l’ha capito.
    In un Parlamento in cui il 40% dei parlamentari del PD è contrario all’attuale definizione e tutta l’opposizione intende rivolgersi al Capo dello Stato, abbiamo un Presidente del Consiglio NON eletto che vuole imporre a tutti i parlamentari eletti la Sua Legge. Purtroppo è sempre lo stesso Presidente del Consiglio che aveva affermato che le Istituzioni occorre riformarle con il massimo del consenso parlamentare. Dobbiamo continuare a stare sereni????
    Malgrado tutto ciò, nel mio commento all’intervista avevo chiesto a Nencini di spiegarci in base a quale nobile calcolo ha deciso di immolare il voto socialista a questa Legge elettorale. Concludevo con la speranza di poterlo ringraziare per una risposta e per un cambio di decisione.
    Siamo ancora tutti in attesa di questa risposta. Non è in questa circostanza che il silenzio è d’oro.
    Carissimo Mauro: non siamo in 13 lettori ma il 98% dei tuoi lettori e tantissimi socialisti a dire NO a questa Legge elettorale.
    Je suis socialiste

  4. Ma Renzi non ha considerato l’effetto Livorno? Livorno, dopo la Liberazione è sempre stata governata da un comunista, Pds, Pd. fino all’ultima volta, nel 2014, quando, andati al ballottaggio con il candidato Pd al 40% e quello grillino al 19%, ha vinto quello grillino col 53%. Pur di cambiare “verso”, tutti gli altri, come del resto era già successo a Parma, votarono contro il PD.
    E, se dopo tante prepotenze, un “effetto Livorno” cadesse addosso anche a lui?
    Non gli converrebbe piuttosto cambiare verso lui e ragionare sugli effetti di una legge, come si dice in Toscana, “fatta a bischero”?

  5. Voglio aggiungere il mio al consenso di tanti compagni alla posizione di Mauro. E’ una legge sbagliata e accettata da noi per stato di necessità, anche se non si capisce quale necessità. Il problema del PSI dal 1992 ad oggi è sempre lo stesso: lo stato di necessità che impedisce ogni scelta autonoma. Un gruppo dirigente che ha una sola preoccupazione: salvare la propria esistenza pensando che tra di essa e quella del partito ci sia una stretta connessione. Cosa che invece non è. Mi chiedo se, in una fase in cui tutto cambia e nella quale si aprono spazi impensabili ad una nostra possibile rinascita, non sia possibile pensare un poco più in grande e avere un poco più di coraggio. Continuare su questa strada ci porterà inevitabilmente allo zero, zero zero. Su compagni!

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