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Opinioni e commenti
 

Renzi apre sulle riforme? No. Chiude del tutto
Pubblicato il 17-04-2015


Renzi-ObamaApre o non apre? Chi ha letto Repubblica questa mattina ha trovato un colloquio, e forse ne è rimasto sorpreso, con Matteo Renzi in cui in Presidente del consiglio – in procinto di imbarcarsi sull’aereo che lo avrebbe portato da Barak Obama negli USA –  diceva: “Cambiare la riforma costituzionale? Tornare al Senato elettivo? Per me si può fare. L’importante è che si abbandoni il bicameralismo paritario”. Inoltre si legge di un Renzi che parla di un “elemento di novità: la minoranza la guida Bersani, e Pierluigi ieri ha aperto la trattativa”. I bersaniani, che di buon mattino hanno letto i giornali si sono sbrigati a dichiarare che è arrivato il momento per Renzi di scoprire le carte, e al ritorno dagli Usa faccia capire bene come intende cambiare la riforma costituzionale del Senato. L’apertura di Renzi, dicono, “va presa con le molle”, sia sul merito sia per ciò che riguarda l’eventuale percorso del cambiamento del testo delle riforme che nei punti essenziali ha già ricevuto la doppia lettura conforme. Inoltre, osservano i bersaniani, non è chiaro quale modello di Senato elettivo ha in mente il premier-segretario: il Senato delle garanzie o ancora un Senato delle Regioni seppur modificato? Comunque, sottolineano i bersaniani, visto che Renzi è il segretario del Pd oltre che presidente del consiglio, la sua apertura viene “presa sul serio” in attesa che, al suo ritorno da Washington faccia bene capire le sue intenzioni.

A rimanere sorpreso è anche Alfredo D’Attorre, sempre della minoranza del Pd: “La proposta di Renzi sul Senato elettivo significa prendere l’attuale Ddl Boschi e dire ‘abbiamo scherzato’. Le nottate e i Canguri? Abbiamo scherzato. Significa prendere tutto il lavoro fatto, buttarlo nel cestino per ripartire da capo”. Un mossa quindi “abbastanza estemporanea”. Insomma un bluff. Una boutade per vederne l’effetto. Infatti nel giro di poche ore Renzi fa circolare il suo pensiero da Palazzo Chigi che in sostanza smentisce l’intervista. “Niente scambi, non si torna indietro. La legge elettorale va approvata così come è e nessuno può bloccare le riforme”. Sulla riforma costituzionale “si va avanti con un confronto nel merito ma nessuno scambio o concessione. Parlare di offerta ai ribelli è fuori dalla realtà”. E poco dopo il vicecapogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato in un’intervista al Gr Rai aggiunge che la composizione del Senato prevista dal ddl Boschi è “frutto di una grande mediazione” che “ha prodotto questo modello di Senato e questo modello di Senato è stato approvato sia dalla Camera che dal Senato in misura uguale quindi non più modificabile”.

Insomma, tutto uno scherzo. Un trucco. Forse solo per vedere le reazioni in casa propria. “Non tanto la ‘rettifica’ di Renzi, che sembra non chiudere ad un confronto parlamentare di merito sulla riforma costituzionale – afferma il senatore del Pd Vannino Chiti – quanto la dichiarazione di Ettore Rosato, vice presidente del gruppo Pd alla Camera, che gela sul nascere quella che appariva come una bella la notizia: un’apertura del premier per fare una buona riforma della Costituzione.

Purtroppo è durata come la neve al sole. L’esigenza di ricostruire un collegamento tra riforma della Costituzione e legge elettorale resta”, aggiunge il senatore dem: “Sono necessari equilibri istituzionali che accompagnino l’elezione diretta del premier. Non si tratta di concessioni alle minoranze ma di esigenze della nostra democrazia. Non comprenderlo per tempo non sarà di aiuto al Paese e neanche al Pd”.

A questo proposito Enrico Buemi, Capogruppo del Psi in commissione Giustizia ha richiesto, insieme al senatore Luigi Compagna, un approfondimento al Presidente del Senato in ordine alla possibilità di emendare il testo della Revisione costituzionale: “Per le leggi costituzionali – ha detto Buemi – la regola della ‘navetta’ non è così invalicabile come si dice dato che l’avvocato Felice Besostri, nell’audizione di mercoledì scorso alla Camera, ha trovato il precedente del 1993 che ci dà ragione. Nel merito, l’apertura che chiediamo al presidente Grasso consentirebbe, per esempio, di inserire cento ulteriori senatori elettivi nel nuovo Senato, con una corrispondente riduzione del numero dei deputati”, ha spiegato il senatore socialista. “Si tratta di proposte in linea con quanto auspicato dal professor Alessandro Pace il 26 febbraio scorso ad un convegno del Centro di Riforma dello Stato. Questa e altre proposte non altererebbero la tempistica del risultato finale, promesso agli italiani dal governo Renzi. Se ne gioverebbe, anzi, la migliore fattura legislativa del testo – ha concluso Buemi – ma anche la sua maggiore possibilità di successo nelle aule parlamentari e, domani, nel Paese”.

Ginevra Matiz

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