lunedì, 19 febbraio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Renzi e Delrio
Pubblicato il 13-04-2015


Francamente non conosco i dettagli della nomina di Graziano Delrio a ministro delle Infrastrutture. Qualcuno l’ha ritenuta una promozione, qualcun altro una retrocessione. Ad un giornalista locale che mi ha chiesto un parere me la sono cavata rispondendo così: “Sul piano del potere è una promozione, sul piano politico è una retrocessione”. Delrio va in un superministero che ne ha uniti tre: lavori pubblici, trasporti e marina mercantile. È forse il ministero che copre una gamma di interventi più rilevanti. Ma Delrio era il numero due del governo Renzi, come Amato lo era del governo Craxi e Letta di quello Berlusconi. Adesso non lo è più.

Parlando con chi gli è molto vicino si adombra il sospetto che la sua sia stata una rimozione per rendere Palazzo Chigi sempre più armonica con Renzi e i suoi simili, un gruppo che pende dalle labbra e dagli umori del capo. Non che Delrio non fosse renziano convinto, ma l’ex sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci aveva una sua personalità, un suo carattere, per taluni versi opposto a quello del presidente del Consiglio, una sua autonoma convinzione delle cose della politica. Delrio, anche come inclinazione, non è mai per la guerra soprattuto quando con poco puoi arrivare alla pace. Renzi invece vive di conflitti, sono il suo pane quotidiano, su di essi ha costruito la sua fulgida e rapidissima carriera. Scontrandosi continuamente e frontalmente e vincendo.

Renzi e Delrio non sono compatibili per stile. Forse per questo Renzi, approfittando del caso Lupi, ha risolto il problema. Facendo fuori ad un tempo anche il segretario di Palazzo Chigi che era un fedelissimo di Delrio e sostituendolo con uno a lui fedele. È vero, Delrio è stato sostituito da De Vincenti, che renziano non è e nemmeno giovane. Insomma un politico che secondo gli schemi della Leopolda non dovrebbe neppure sedere in Parlamento. Ma con una fitta rete di renziani doc nel palazzo il buon De Vincenti cosa potrà mai contare? Tutto questo può interessare poco ed essere solo derubricato a banale gossip della politica. Restano però i problemi sul tappeto e soprattutto l’improvviso dietro front che taluni quotidiani, che avevano esaltato il giovin signore fiorentino, hanno messo recentemente in atto. Che significato possiamo loro attribuire ?

Angela Merkel Angelino Alfano bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Beh, alla fine Delrio se l’è pure cercata, caro Compagno Direttore. Ad una intervista, se non sbaglio ad “Otto e mezzo”, pochissimi giorni prima che Renzi sgambettasse Enrico Letta, a Lilly Gruber che gli chiedeva cosa avrebbe fattoi se il Governo fosse caduto, aveva risposto che lui sarebbe tornato alla professione medica, in quanto era lì per sostenere l’amico Letta ed una ulteriore permanenza diversa nel Governo non era nelle sue corde (una bella bugia, visto che, da renziano “nascosto” già sapeva senz’altro come stava andando la cospirazione). In genere chi di “spada colpisce, di spada perisce” ed il suo “protettore” non lo ha certo risparmiato. Sono anche sincero fino in fondo e dico, senza tema di smentita (ma so di essere partigiano in questo), che avrei tanto preferito assistere ad una promozione del Compagno Nencini, da Vice Ministro qual è, al ruolo di titolare del Dicastero delle Infrastrutture e Trasporti, per esperienza, per conoscenza, ma soprattutto, per dare un segnale politico forte alla presenza socialista (quella vera, intendo) nel Governo. Tutti sapete che non sono mai stato convinto dell’esigenza di entrare a far parte attiva dell’esecutivo, per tante ragioni, tra le quali, forse la prima, ma non la sola, la mia non piena “simpatia” per la strategia renziana e, soprattutto, la difficoltà che può derivare dal fare una sorta di “opposizione leale e costruttiva” che invece l’appoggio esterno avrebbe garantito. Detto questo però, ed in considerazione di quanto finora il gruppo PSI ha lavorato e proposto in entrambi i rami del Parlamento, il giusto riconoscimento e la “promozione” al Compagno Segretario, la consideravo una “cosa dovuta”. Ma si sa, Renzi è un “pigliatutto” e non lascia feriti in giro; non ama essere circondato di potenziali critici e come, un suo predecessore, ama essere adulato e non contraddetto. Ricordiamoci cosa è successo ai socialisti fiorentini, in Provincia prima ed in Comune dopo, quando il “giovin Matteo” guidava le rispettive giunte.

Lascia un commento