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Opinioni e commenti
 

La “buona scuola” che incattivisce gli insegnanti
Pubblicato il 20-04-2015


Giannini-buona-scuolaPiovono gli emendamenti sulla “buona scuola”, il Ddl di riforma della pubblica istruzione, n. 2994 presentato dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. I termini di presentazione degli emendamenti al testo di legge scadono oggi e le opposizioni si sono subito scatenate: Forza Italia continua a puntare sui fondi per le scuole paritarie mentre Sel e M5S premono per la stabilizzazione dei docenti precari non nelle GaE, quelli cioè nelle graduatorie di istituto (2° e 3° fascia), gli idonei al concorso del 2012 e, in generale, il personale Ata della scuola. Il rischio per gli insegnanti precari, in applicazione alla sentenza Ue sul precariato contro il rinnovo dei contratti oltre i tre anni, è di perdere il posto se non vinceranno uno dei prossimi concorsi. In generale tutti sono contro la decisione di attribuire valutazione e merito dei docenti ai presidi, tanto che la relatrice al provvedimento, Maria Coscia (Pd) ha comunque spiegato che ci saranno “criteri di carattere generale da indicare ai dirigenti per l’individuazione dei docenti da reperire”.

Gli emendamenti presentati sono più di 900, ma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non sembra voler arrestare la riforma e contrattacca anche il sindacato: “Farebbe ridere, se non fosse un giorno triste, scioperare contro un governo che sta assumendo centomila insegnanti. Il più grande investimento fatto da un governo nella scuola italiana”, ha affermato. “Deve essere chiaro che noi non lasceremo la scuola ai sindacati – ha continuato il presidente del Consiglio – la scuola è delle famiglie e degli studenti. Se i sindacati fanno sciopero perché hanno paura che noi gli togliamo il diritto di fare quello che vogliono, fanno bene. Ma non dicano che lo fanno contro un governo che assume e che aumenta gli stipendi”, ha concluso Matteo Renzi.

Alle sue affermazioni ha subito replicato Susanna Camusso, segretario della Cgil, che ha accusato: “Lo sbandierato annuncio di assunzioni dei lavoratori precari della scuola si sta traducendo nel fatto che non si capisce se le assunzioni ci saranno. Viene poi alimentata una contrapposizione tra lavoratori che sono in graduatorie diverse. Per questo i sindacati insistono e scioperano con l’obiettivo di avere un piano pluriennale per la scuola e non contrapposizioni e divisioni tra i lavoratori”.

Volano infatti le critiche da parte dell’associazione dei docenti Anief (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori) , che denota come il piano di assunzioni non risolva il problema del precariato, perché resta la mancata assunzione dei supplenti, docenti e Ata sottopagati e tappa-buchi. Nonché la necessità di recuperare i 250mila posti di lavoro tagliati negli ultimi anni uniti a finanziamenti statali italiani per la scuola pubblica tra i più bassi d’Europa, tanto che l’Anief nei giorni scorsi ha presentato alla Camera 90 emendamenti.

Ma la polemica sulla riforma della scuola è riuscita a mettere in disaccordo anche le sigle sindacali e i rappresentanti degli insegnanti tra loro: mentre lo sciopero generale è stato indetto per il 5 maggio, a cui parteciperanno docenti, Ata e dirigenti scolastici di Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda-Unams, Snals-Confsal e a cui hanno già aderito anche Uds e Rete degli studenti, i Cobas fanno sapere che “pur apprezzando la convocazione dello sciopero in coincidenza” con quello dei sindacati di base, rivolgono un “appello ai lavoratori/trici legati ai cinque sindacati affinché ne convincano le direzioni a rivedere le loro decisioni, scegliendo il 12 per avere più tempo e per avere con noi tutti gli studenti” e “affinché lavorino con noi per una manifestazione nazionale, che potrebbe essere la più grande della storia della scuola italiana”.

Infine L’Anief sostiene che sarebbe stato opportuno confluire in uno sciopero generale per il 24 aprile, data di inizio dell’esame degli emendamenti presso la VII Commissione Cultura della Camera. “Scioperare a disegno di legge approvato, come hanno deciso sabato scorso i sindacati rappresentativi, non ha senso. Come è inutile, giunti a questo punto, chiedere lo stralcio per l’assunzione dei precari che il Governo potrebbe fare quando vuole, dimezzando i posti”.

Così commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario Confedir in merito al dibattito acceso nelle scuole sull’opportunità di scioperare venerdì prossimo, assieme ad otto sigle non rappresentative, o il 5 maggio, con cinque sigle rappresentative e i Cobas che avevano pensato originariamente di bloccare gli scrutini di fine anno scolastico.

Maria Teresa Olivieri

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